Variationen und Fuge über ein Thema von Mozart in la maggiore, op. 132

Sul tema della sonata per pianoforte n. 11 in la maggiore, K 331 (300i) di Mozart

Musica: Max Reger (1873 - 1916)
  1. Tema: Andante grazioso
  2. Variazione I: L'istesso tempo (quasi un poco più lento)
  3. Variazione II: Poco agitato. (Più mosso) (non troppo allegro). Meno mosso. Largo
  4. Variazione III: Con moto
  5. Variazione IV: Vivace
  6. Variazione V: Quasi presto. Meno mosso
  7. Variazione VI: Sostenuto (quasi Adagietto)
  8. Variazione VII: Andante grazioso. Più lento
  9. Variazione VIII: Molto sostenuto. Più andante. Più lento
  10. Fuga: Allegretto grazioso. Meno mosso. Maestoso. Largo
Organico: 3 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, timpani, arpa, archi
Composizione: maggio - luglio 1914
Prima esecuzione: Wiesbaden, 8 gennaio 1915
Edizione: N. Simrock, Berlino, 1914
Dedica: Meininger Hofkapelle

Vedi op. 132a la riduzione per due pianoforti
Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Rappresentante illustre del mondo musicale tardo-romantico, Reger ebbe in vita onori e grandi soddisfazioni da parte dei suoi connazionali e per alcuni anni il suo nome brillò accanto a quello di Richard Strauss nei programmi delle società concertistiche. Ma già prima che morisse a Lipsia, dove era molto stimato come insegnante di composizione, la sua fama era andata declinando in terra tedesca e diverse sue opere erano state dimenticate, anche se alcune di esse, specialmente per quello che riguarda la musica da camera e sinfonica, rivelano la tempra di un musicista di seria e solida preparazione, alla ricerca di una dimensione timbrica personale e fedele ad un vigore contrappuntistico da far pensare ad una forma di reviviscenza dello spirito bachiano. Il nome di Reger è strettamente e saldamente legato a quel movimento musicale che va sotto la siga di "ritorno a Bach", rivolto a reagire all'inflazione di un romanticismo decadente e turgidamente barocco, risparmiando lo stile e le forme della musica pura, o "Absolute Musik", come la chiamano i teorici e gli studiosi tedeschi. Egli credette profondamente nell'attualità di Bach come antidoto al veleno del cromatismo wagneriano e come restaurazione di un formalismo classico dalle luminose e vigorose strutture armoniche e ritmiche, specie quando scriveva lavori organistici e strumentali; in questo senso particolarmente indicative sono le parole da lui pronunciate spesso durante le lezioni di composizione e che racchiudono il suo pensiero estetico: «Se Bach non fosse esistito, neppure io sarei venuto al mondo», oppure «Ogni musica per organo che non sia legata intimamente allo spirito di Bach io la credo impossibile». Certo, per Reger il richiamo all'arte bachiana non fu un'adesione astratta ad un mondo storicamente concluso e superato, quanto piuttosto una precisa scelta compositiva sulla validità del contrappunto, della fuga e della variazione, che sono la piattaforma del linguaggio prediletto dalla fantasia creativa del musicista bavarese.

La produzione orchestrale di Reger comprende diversi titoli: le Variazioni e Fuga su un tema di Hiller op. 100, le Variazioni e Fuga su un tema di Mozart op. 132, la Sinfonietta op. 90, le Variazioni su un tema di Beethoven op. 86, i Quattro poemi sinfonici da Arnold Böcklin op. 128, diretti per la prima volta dallo stesso autore a Essen il 12 ottobre 1913 e il Symphonischer Prolog zu einer Tragödie (Prologo sinfonico per una tragedia) op. 108, composto nel 1908 per grande orchestra e tenendo presente idealmente il clima di un dramma classico.

Le Variazioni e Fuga su un tema di Mozart furono scritte nel 1914 e costituiscono l'ultimo importante lavoro dell'artista tedesco. Il tema base del pezzo è tolto dalla ben nota Sonata mozartiana in la per pianoforte K. 331, quella che contiene il Rondò alla turca come finale e il cui primo tempo di gusto francese è articolato in sei variazioni del tema, ripreso e fatto proprio da Reger. Nella composizione orchestrale regeriana le variazioni sono otto e il tema di trentasei battute si richiama strettamente all'originale. La successiva fuga conclude il brano con un inizio di trasparente e scherzosa musicalità, che viene man mano acquistando maggior saturazione di suoni e di colori, finché il tema di avvìo riappare, affidato ai corni e alle trombe in dialettica contrapposizione al tema principale dèlia fuga. Quindi il tema mozartiano passa agli archi e la pagina si chiude con un maestoso e grandioso fortissimo di tutta l'orchestra, in un'ipotesi di gotica elevazione di sicura ascendenza organistica.

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Pochi compositori dell'inizio del Novecento si sono trovati nell'«occhio del ciclone» come Max Reger, a lungo conteso tra la nomea di «accademico» per il consapevole attaccamento alla tradizione e alla ascendenza bachiana e che si manifestava con una somma maestria tecnica, e l'etichetta di «audace modernista» per la presenza in gran parte della sua musica di un fantasioso cromatismo, una varietà timbrica dai colori graduati in una gamma di sfumature espressive, comprese tra l'«andante grazioso» e il «molto sostenuto», oltre alle specifiche innovazioni armoniche derivategli dalla sua Erlebnis all'estremo limite dell'era tardo-romantica.

Significativo al riguardo è un passo di una lettera ad Adolf Wach, in cui Reger dichiara: «Posso affermare con assoluta tranquillità di coscienza che tra i compositori viventi io sono verosimilmente l'unico ad aver instaurato uno stretto rapporto con i maggiori musicisti della grande tradizione germanica. Se ne è discusso di recente e appassionatamente con Richard Strauss che si è dichiarato alla fine d'accordo... Le unisco il mio ultimo lavoro, le 'Variazioni e Fuga su un tema di Mozart', ora appena pubblicato, nel quale, almeno formalmente, non si riscontra alcunché di rivoluzionario».

Dedicatoria della composizione fu l'orchestra di corte di Meiningen in Turingia, con la quale, succedendo ad artisti del nome di un Fritz Steinbach e di un Hans von Bülow, come primo direttore dal 1° novembre 1911, per oltre due anni, egli aveva attinto a straordinari risultati artistici, di cui rimase profonda eco nella vita musicale tedesca. Il lavoro, composto dal maggio al giugno del 1914 a Schneewinkel presso Barchtesgaden ed ultimato nell'orchestrazione a Meiningen il 20 luglio dello stesso anno, conobbe la prima esecuzione assoluta il 5 febbraio 1915 alla Opernhaus di Berlino, sotto la direzione dell'autore che guidò anche la prima replica il 19 febbraio a Francoforte. L'organico prevede la presenza di tre flauti, due oboi, due clarinetti, due fagotti, due trombe, quattro corni, tre timpani, arpa e orchestra d'archi.

A sette anni di distanza dalle «Hiller-Variationen» op. 100 e ad undici dalle « Beethoven-Variatio-nen » op. 86 (queste ultime scritte originariamente per due pianoforti e da lui trascritte nel 1916 per orchestra), Reger raggiunse in modo precipuo con le «Variazioni su un tema di Mozart» uno degli esiti maggiori della sua creatività musicale, anche perché si manifestò con più netta evidenza il suo costante proposito di riallacciarsi agli ideali artistici del Settecento, proprio adottandone nel grado più eccelso uno dei più sintomatici schemi formali.

La sua posizione nei rapporti con i maggiori compositori della tradizione tedesca non è stata mai elusa nei suoi scritti, specie nella corrispondenza. Se nel 1891 Brahms rappresentava per lui il «Walhalla della musica germanica», nel 1906 in Bach venne esplicitamente ricondotto «l'inizio e il termine di ogni musica», e nel 1914, all'atto di accingersi alla composizione delle «Mozart-Variationen», Reger ebbe a confermare, scrivendo a vari amici di sentire «orgogliosamente il suo stretto legame con i portati stilistici del passato». In questo senso, nessun lavoro meglio della op. 132 appare davvero archetipico di un comporre che nella Fuga rinviene la conclusione rigorosa di un'unica logica musicale, caratterizzandosi altresì per un'arte della variazione, condotta ad inesauste elaborazioni anche da un'inventiva delle più clamorose che si siano conosciute.

Se per Reger stesso, come Guido Bagier attesta, essenziali risultano nell'op. 132 la «trasparenza dell'ordito strumentale, svincolato da ogni addentellato materico», per il suo allievo Joseph Haas è il Tema, più che in Beethoven o in Brahms, ad assurgere al ruolo di «mediatore dello sviluppo emozionale», frantumandosi in scheggie motiviche che, a loro volta, emancipatesi dall'idea melodica originaria, seguono un autonomo processo di elaborazione ed instaurano nuove, insolite combinazioni, reciprocamente interrelate, guidate e sorrette non più soltanto da dettami tecnici ma da una inventiva affatto moderna, sull'abbrivio del fluire sonoro della creazione orchestrale.

L'op. 132 si articola in un Tema seguito da otto Variazioni e concluso da una Fuga. Il tema viene fornito da un celeberrimo motivo di Mozart all'incipit della Sonata per pianoforte in la maggiore K.331: è in 6/8 ed è seguito dalla prima variazione nello stesso tempo, con l'oboe che riprende il tema iniziale, mentre gli archi intrecciano una figura ornamentale. In «poco agitato» e la tonalità del Fa maggiore, la seconda variazione elabora l'inversione del tema che, «con moto» in La minore e in 2/4 è mantenuto nella terza variazione, con la medesima intervallistica, mentre considerevolmente alterato è il ritmo. Sempre in 2/4 «vivace» si presenta la quarta variazione in Mi minore, nella quale si modificano gli intervalli mentre non muta la struttura ritmica. Di nuovo il tempo di 6/8 ricompare per la quinta variazione «quasi presto» in La minore e fanno la loro apparizione frammenti motivici dell'idea tematica originaria, esposti però in inversione, mentre nella sesta variazione «sostenuto, quasi adagietto» in re maggiore e in 4/8 il tema è affidato agli archi in ottava contrapposti a figure decorative dei legni per terzine. L'«Andante grazioso» espressivo e marcato della settima variazione è in Fa maggiore ed in 6/8, con i violini impegnati ad eseguire una versione alterata del tema, la cui struttura ritmica è preservata nel basso. In 6/4 nella tonalità del Mi maggiore, «molto sostenuto», le scheggie tematiche subiscono a loro volta nell'ottava variazione un'ampia elaborazione, svolta in evidente libertà. La Fuga infine, «allegretto grazioso» ritrova la tonalità del La maggiore e il tempo di 6/8 con il tema mozartiano clamorosamente riproposto, segnando la brillantissima conclusione dell'ardito e complesso sviluppo architettonico del soggetto fugato, in stretta precedenza edificato e, ad un tempo, suggellando con squisita grazia e luminosa trasparenza l'intera composizione.

Luigi Bellingardi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 11 novembre 1988
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto del Maggio Musicale Fiorentino,
Firenze, Basilca di S, Lorenzo, 1 giugno 1974


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Ultimo aggiornamento 7 febbraio 2020