La pubblicazione dell'Opera omnia di Max Reger, morto a quarantatre anni, sta per essere conclusa. Sono una quarantina di grossi volumi, lascito inquietante del musicista germanico che nel periodo del massimo rigoglio del wagnerismo e del poema sinfonico ha richiamato in vita le forme polifoniche dell'età del barocco riallacciandosi a Bach e in pari tempo rimanendo esposto agli inviti e diremmo anche alle insidie di quel postromanticismo al quale apparentemente egli aveva volto le spalle. Storicamente considerato Reger è l'esponente di un periodo di travaglio, il cui momento risolutivo avverrà in Germania con la successiva generazione di Hindemith e di Kaminski. Se buona parte dell'opera regerìana va riguardata come tessuto connettivo della storia, non poche opere si sottraggono a questo loro destino per l'energia interiore da cui sono animate. Fra queste, tante superba pagine d'organo, il Quartetto di archi in mi bemolle maggiore, la ciclopica Passacaglia e fuga per due pianoforti, molte composizioni fondate su1 principio della variazione contrappuntistica, come le Variazioni su un tema di Mozart e quelle su un tema dì Hiller, che in sede sinfonica costituiscono i capolavori del Maestro. Grande organista, Reger non smentisce come compositore sinfonico la sua originaria formazione, neppure nelle Variazioni su un tema di Hiller, un contemporaneo di Haydn, ricordato dalla storia come amabile compositore di Singspiele. L'opera che per delle ragioni intrinseche si allinea con le partiture di Bruckner e di Mahler, comprende 11 variazioni e una doppia fuga finale. Il carattere arguto del tema vi è fondamentalmente mantenuto, pur fra accensioni passionali e la complicatezza dell'intreccio polifonico. Con uno sbalorditivo virtuosismo il Maestro trae dall'umile tema una vastissima suite, alle volte variando il motivo originale, ma più spesso, come facevano gli antichi compositori tedeschi, conservandone qualche frammento per poi trarne un discorso nuovo. Ritmi di danza, del minuetto, della giga, del valzer lento si avvicendano con ritmi baldanzosi, con spunti di fanfara, con pagine di un discorso precipitante, in cui si avverte la vicinanza di Strauss, il quale del resto professava per Reger una sincera ammirazione. Nella fuga finale riappare da ultimo come cantus firmus lo spunto del tema in tempo aggravato (tromboni in ff).
Vito Levi