All'arte di Max Reger ha dedicato in Italia alcuni studi Ettore Desderi, mettendone in luce le caratteristiche e la vitalità, molto spesso nascoste, per chi guardi superficialmente alle cose, da un tradizionalismo di forme che può sembrare pedante, e da una qualche pesantezza di cui non è sempre stata giustamente valutata l'interiore sostanza.
«Nel quadro generale della ricchissima produzione regeriana la musica strumentale da camera occupa un posto eminente del più alto interesse, così per valore intrinseco di opere come in riferimento agli altri lavori dello stesso compositore. Tendenze naturali, condizioni d'ambiente, indirizzo di studi, molti elementi in fine concorsero a condurre il musicista a dedicare una grandissima, se non la maggiore, parte della propria attività creatrice appunto a quelle varie e pur simili forme di composizione che si esprimono con pochi strumenti e generalmente vengono «colate» nella forma sonata».
Fanno parte della musica da camera di Max Reger, oltre numerosi Sestetti, Quintetti, Quartetti, Suites, Sonate, ecc., vari Trii: due per pianoforte, violino e violoncello: op. 2 (1893), e op. 102 (1907-08); due per violino, viola e violoncello op. 77b, in la minore (1904); op. 141b, in re minore (1915); due per flauto, violino e viola (Serenate opere 77a e 141 a).
Il Trio che viene oggi eseguito è citato dal Desderi come una delle composizioni regeriane, in antitesi alla, suddetta accusa di pedanteria e pesantezza, come esempi di una «leggerezza e semplicità meravigliosa».
Consta di quattro movimenti, secondo la più regolare forma classica: il primo è preceduto da un breve Sostenuto introduttivo.