Rappresentante illustre del mondo musicale tardo-romantico, Reger ebbe in vita onori e grandi soddisfazioni da parte dei suoi connazionali e per alcuni anni il suo nome brillò accanto a quello di Richard Strauss nei programmi delle società concertistiche. Ma già prima che morisse a Lipsia, dove era molto stimato come insegnante di composizione, la sua fama era andata declinando in terra tedesca e diverse sue opere erano state dimenticate, anche se alcune di esse, specialmente per quello che riguarda la musica da camera e sinfonica, rivelano la tempra di un musicista di seria e salda preparazione, alla ricerca di una dimensione timbrica personale e fedele ad un vigore contrappuntistico da far pensare ad una forma di reviviscenza dello spirito bachiano. Il nome di Reger è strettamente e saldamente legato a quel movimento musicale che va sotto la sigla di "ritorno a Bach", rivolto a reagire all'inflazione di un romanticismo decadente e turgidamente barocco, restaurando lo stile e le forme della musica pura, o "Absolute Musik", come la chiamano i teorici e gli studiosi tedeschi. Egli credette profondamente nell'attualità di Bach come antidoto al veleno del cromatismo wagneriano e come restaurazione di un formalismo classico dalle luminose e vigorose strutture armoniche e ritmiche, specie quando scriveva lavori organistici e strumentali: in questo senso particolarmente indicative sono le parole da lui pronunciate spesso durante le lezioni di composizione e che racchiudono il suo pensiero estetico: «Se Bach non fosse esistito, neppure io sarei venuto al mondo», oppure «Ogni musica per organo che non sia legata intimamente allo spirito di Bach io la credo impossibile». Certo, per Reger il richiamo all'arte bachiana non fu un'adesione astratta ad un mondo storicamente concluso e superato, quanto piuttosto una precisa scelta compositiva sulla validità del contrappunto, della fuga e della variazione, che sono la piattaforma del linguaggio prediletto dalla fantasia creativa del musicista bavarese.
Ma, al di là di queste considerazioni, resta il fatto che Reger non deroga dal suo ideale classicista e specialmente nella produzione cameristica (Trii, Quartetti, Quintetti e la stessa Serenata in sol maggiore per flauto, violino e viola, scritta nel 1915) si avverte un'attenzione rivolta ai modelli mozartiani e brahmsiani. Naturalmente in Reger c'è una maggiore ricerca contrappuntistica e quel gusto per la forma della variazione che resta un segno distintivo del suo stile compositivo. Il discorso però si muove con scioltezza nell'impasto timbrico dei vari strumenti, come attestano soprattutto il Vivace e il Larghetto della Serenata, dove i risultati espressivi sono più evidenti e marcati, perché l'idea musicale si espande con maggiore freschezza ed efficacia rispetto al momento virtuosistico, quale affiora nel rondò del Presto finale.