Le due ultime composizioni corali di Max Reger sono partiture di grande bellezza e audacia, che lo stesso compositore giudicava come i suoi lavori meglio riusciti. Composte a Jena, tra luglio e agosto del 1915, poi raggruppate con il titolo di Zwei Gesänge für gemischten Chor mit Orchester op. 144, condividono la medesima atmosfera di abbandono, di distacco dalla vita, di nostalgia dell'eternità, che acquista anche luce profetica se si considera che il compositore sarebbe morto l'anno dopo, appena quarantatreenne, per un infarto. Il primo pannello di questo dittico (op. 144 a) si basa sulla poesia di Eichendorff, Der Einsiedler (L'eremita), già usata da Hugo Wolf nei suoi Sechs Geistliche Lieder. Il secondo (op. 144 b) mette in musica la poesia Requiem di Friedrich Hebbel (già usata da Reger nel 1912 come movimento finale dei dieci Gesänge op. 83, per coro maschile), un'ode funebre che contrappone l'amore che riscalda e fa rivivere i morti nelle nostre anime, con la freddezza dell'egoismo che li annichilisce e li scaglia nei vortici di una tempesta notturna. Definito «Requiem di Hebbel», per differenziarlo dall'altro Requiem, in latino (op. 145 a), composto da Reger nel 1914, ha ben poco delle virtù consolatorie tipiche della Messa dei morti. È semmai un'apoteosi della morte e della vita eterna che il compositore ha voluto dedicare «alla memoria degli eroi tedeschi caduti nella Grande Guerra», come un suo personale "War Requiem". Eseguito postumo, il 16 luglio 1916, appare più sviluppato e drammatico rispetto a Der Einsiedler, e più ricco di contrasti. Reger ottiene il massimo dell'espressività e un vero e proprio concentrato di energia sonora, con una grande economia di materiali e un accurato controllo di tutti i parametri musicali. La scrittura corale e orchestrale rinuncia quasi completamente al contrappunto, che pure Reger aveva coltivato in maniera maniacale per tutta la vita, ma spinge i percorsi armonici al limite del mondo tonale, utilizzando blocchi accordali e timbrici come chiazze di colore, sottilmente fuse tra loro. Il risultato è un ampio affresco, dall'intonazione cupa, tragica, innervato di squarci lirici, che ricorda il Requiem tedesco di Brahms, ma che appare già proiettato verso l'Espressionismo musicale. La forma è quella di un rondò variato, con due grandi episodi, concepiti come vere e proprie scene drammatiche, intercalati da un ritornello intonato dal contralto. Questo ritornello, «Seele vergiss sie nicht, vergiss nicht die Toten» (anima, non dimenticarli, non dimenticare i morti) - e il solista in tutto il Requiem canterà solo queste parole - si innesta dopo 28 battute, sul lunghissimo pedale di tonica, ritmato da cupe pulsazioni, che apre il Requiem (in un tempo Molto sostenuto), ed emerge come una invocazione di grande intensità emotiva, anche per il suo profilo melodico spigoloso e piuttosto atonale.
Il primo episodio è affidato al coro a quattro voci (che si suddividono spesso fino a sei e a otto voci), «Sieh, sie umschweben dich / Schauernd, verlassen» (guardate, vi girano intorno, tremanti, abbandonati), con scarne armonie che accentuano l'effetto lugubre e orrifico della scena descritta. Il secondo episodio corrisponde alla scena della tempesta notturna, «Dann ergreift sie der Sturm der Nacht» (allora la tempesta notturna li afferra), in un gioco di violenti contrasti dinamici, armonie dissonanti, e un movimento insieme denso e molto elastico delle parti corali e dell'orchestra (Più mosso - Allegro). Nel ritornello finale, che riporta al Molto sostenuto dell'inizio, la voce del solista viene echeggiata in pianissimo dal coro, che intona le stesse parole sulle note del celebre corale «O Haupt voli Blut und Wunden» (usato da Bach nella Matthäus-Passion), dando vita a una perorazione commovente, immersa in una strana calma, sempre carica di inquietudine.
Gianluigi Mattietti
| Seele, vergiss sie nicht, Seele, vergiss nicht die Toten! |
Anima, non dimenticarli, anima, non dimenticare i morti! |
| Sieh, sie umschweben dich, Schauernd, verlassen, Und in den heiligen Gluten, Die den Armen die Liebe schürt, Atmen sie auf und erwarmen Und genießen zum letztenmal Ihr verglimmendes Leben. |
Guarda, fluttuano intorno a te, terrorizzati, abbandonati, e nelle sacre braci che l'amore attizza per i poveri, respirano e si riscaldano godendosi per l'ultima volta la loro vita che si spegne lentamente. |
|
Seele, vergiss sie nicht, Seele, vergiss nicht die Toten! |
Anima, non dimenticarli, anima, non dimenticare i morti! |
| Sieh, sie umschweben dich, Schauernd, verlassen, Und wenn du dich erkaltend Ihnen verschließest, erstarren sie Bis hinein in das Tiefste. Dann ergreift sie der Sturm der Nacht, Dem sie, zusammengekrampft in sich, Trotzten im Schöße der Liebe, Und erjagt sie mit Ungestüm Durch die unendliche Wüste hin, Wo nicht Leben mehr ist, nur Kampf Losgelassener Kräfte Um erneuertes Sein! |
Vedi, loro fluttuano intorno a te, terrorizzati, abbandonati e se tu, divenuto indifferente li escludi, essi impietriscono fino al più profondo. Allora li afferra la tempesta della notte alla quale, raggomitolati in sé, resistono nel grembo dell'amore, e la tempesta li spinge impetuosamente attraverso il deserto senza fine, dove non c'è più vita, solo lotta di forze scatenate per essere rinnovate! |
| Seele, vergiss sie nicht, Seele, vergiss nicht die Toten! |
Anima, non dimenticarli, anima, non dimenticare i morti! |