Preludio e fuga in re maggiore per violino solo, op. 117 n. 6


Musica: Max Reger (1873 - 1916)

Organico: violino
Composizione: 1909 - 1912
Edizione: Bote & G. Bock, Berlino, 1909 - 1912
Dedica: Adolf Busch
Guida all'ascolto (nota 1)

«Quando vedete un esteta, uccidetelo!» sarebbe una esclamazione di Max Reger, singolare per un personaggio ben lontano dalla reattività di un Mahler e di uno Strauss, suoi contemporanei molto più noti e soggetti a maggior fortuna critica e di esecuzioni. Reger rappresenta un anello importante della tradizione musicale fedele, talvolta con notevole esclusività, alle forme strumentali, legate ad una tradizione tedesca che ha assunto proporzioni mitiche, i cui modelli sono a grande distanza di tempo e fuori di un autentico recupero culturale: nel caso di Reger tali modelli furono i musicisti che già rappresentavano una tradizione per Johann Sebastian Bach, mentre appunto Bach nella cristallizzazione delle forme fu il riferimento più vicino, più sentito e agevolmente riprodotto da Reger.

Il riferimento formale, nella fuga, nella variazione, nelle composizioni destinate al monologo strumentale, in particolare a quello violinistico, in Reger è sempre idealmente legato ad una tradizione concretamente rivissuta nelle composizioni di Bach, donde l'affermazione regeriana: «Posso dire, in tutta coscienza, che fra tutti i compositori viventi io sono forse quello che ha maggiori contatti con i grandi maestri del nostro passato». Sul fondamento della cristallizzazione bachiana, il musicista ha creato un ambiguo recupero di forme apparentemente assunte come principi eterni della musica, in realtà particolarmente consone alle necessità espressive di uno stile sensibile alle modificazioni armonico-ritmiche più esasperate, definibili soltanto entro schemi formali rigidi ma accessibili, per loro natura didattica, al più ampio dispiegamento del magistero tecnico nei parametri dell'armonia e del ritmo. Un terzo parametro regeriano è quello del virtuosismo, anch'esso spinto ai limiti delle possibilità strumentali dall'urgenza delle sollecitazioni della tecnica compositiva soprattutto nelle composizioni violinistiche dove, al di là del modello sonatistico bachiano, sono esaurite le possibilità dello sviluppo tematico, tanto nelle strutture della variazione quanto in quelle della fuga.

Il Preludio e fuga in re minore appartiene al sostanzioso gruppo di composizioni per violino solo scritte da Regar nell'ultimo periodo della sua breve vita creativa: sotto il numero d'opera 117 sono riunite infatti altre sei analoghe composizioni e una ciaccona, che insieme con Sei preludi e fuga op. 131a e con due pagine senza numero d'opera, costituiscono l'ultimo capitolo della produzione violinistica di Reger.

Claudio Casini


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 7 maggio 1971


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Ultimo aggiornamento 23 febbraio 2020