Rappresentante illustre del mondo musicale tardo-romantico, Reger ebbe in vita onori e grandi soddisfazioni da parte dei suoi connazionali e per alcuni anni il suo nome brillò accanto a quello di Richard Strauss nei programmi delle società concertistiche. Ma già prima che morisse a Lipsia, dove era molto stimato come insegnante di composizione, la sua fama era andata declinando in terra tedesca e diverse sue opere erano state dimenticate, anche se alcune di esse, specialmente per quello che riguarda la musica da camera e sinfonica, rivelano la tempra di un musicista di seria e solida preparazione, alla ricerca di una dimensione timbrica personale e fedele ad un rigore contrappuntistico da far pensare ad una forma di reviviscenza dello spirito bachiano. Il nome di Reger è strettamente e saldamente legato a quel movimento musicale che va sotto la sigla di «ritorno a Bach», rivolto a reagire all'inflazione di un romanticismo decadente e turgidamente barocco, ripristinando lo stile e le forme della musica pura, o «Absolute Musik», come la chiamano i teorici e gli studiosi tedeschi. Egli credette profondamente nell'attualità di Bach come antidoto al veleno del cromatismo wagneriano e come restaurazione di un formalismo classico dalle luminose e vigorose strutture armoniche e ritmiche, specie quando scriveva lavori organistici e strumentali; in questo senso particolarmente indicative sono le parole da lui pronunciate spesso durante le lezioni di composizione e che racchiudono il suo pensiero estetico: «Se Bach non fosse esistito, neppure io sarei venuto al mondo», oppure «Ogni musica per organo che non sia legata intimamente allo spirito di Bach io la credo impossibile». Certo, per Reger il richiamo all'arte bachiana non fu un'adesione astratta ad un mondo storicamente concluso e superato, quanto piuttosto una precisa scelta compositiva sulla validità del contrappunto, della fuga e della variazione, che sono la piattaforma del linguaggio prediletto dalla fantasia creativa del musicista bavarese.
Reger autore di lavori orchestrali comprende diversi titoli: le Variazioni e fuga su un tema di Hiller op. 100, le Variazioni e fuga su tema di Mozart op. 132, la Sinfonietta op. 90, le Variazioni su un tema di Beethoven op. 86 e i Quattro poemi sinfonici da Arnold Böcklin op. 128 (Vier Tondichtungen nach Arnold Bòcklin), diretti per la prima volta dallo stesso musicista a Essen il 12 ottobre 1813. Quest'ultima composizione è ispirata ad alcuni quadri del pittore svizzero, tra simbolista e metafisico, Böcklin (1827-1901), nato a Basilea, vissuto a lungo in Italia (a Roma rimase dal 1850 al 1857) e morto a Fiesole, dove si era stabilito nel 1895. Böcklin, paesaggista di forte temperamento e proteso sia verso l'impressionismo che l'espressione, predilesse soggetti notturni e dominati dal sentimento della morte, in un clima di mistero e di fantasia, a volte attraversata da idee fisse di allucinata spettralità. Il tema della morte è presente con un vago intento descrittivo e programmatico nei Quattro poemi di Reger, specialmente nel terzo, Die Toteninsel, che si richiama espressamente all'omonimo celebre quadro del pittore, che si trova al Metropolitan Museum of Art di New York e viene ripetutamente riprodotto in diversi manuali sulla pittura e la letteratura tardo-romantica.
Il primo brano (L'eremita violinista) è in tempo Molto sostenuto e inizia con gli archi divisi in due gruppi, di cui il primo con sordina e l'altro senza. Ciò conferisce al discorso musicale un contrasto timbrico, specie per certi passaggi armonicamente definiti di transizione. L'atmosfera è come immersa nella nebbia e carica di estatica e raggelante sospensione, indicata dal la minore di attacco, da cui si diparte, un discorso sonoro sempre più articolato e dominato dai colori scuri. I legni entrano timidamente, arricchendo il fraseggio degli archi e riproponendo (clarinetti e fagotti) il disegno iniziale, su cui si inserisce la frase melodica del violino solo, usato non in un ruolo virtuosistico, ma come una «macchia» timbricamente contrastante con la massa dell'orchestra. I suoni si infittiscono in un clima psicologico segnato da una mutevolezza di accenti e da un incessante divenire. Dopo che la tensione raggiunge il massimo, tutto si scioglie in sonorità più dolci e più morbide, ma sempre di registro organistico, tanto preferito da Reger anche nei pezzi orchestrali.
Il secondo pezzo (Sulla cresta delle onde), che è il più breve dei quattro, è in tempo Vivace, puntato sul gioco virtuosistico dei fiati (legni soprattutto), contrappuntato dalle leggere figurazioni degli archi. Ad un primo tema ne segue un secondo, annunciato dagli oboi e dai clarinetti, e ampiamente sviluppato e punteggiato dai tremoli al ponticello dei violini. Nella coda le sonorità si attutiscono e si smorzano (il tempo adesso è un Adagio tranquillo), mentre il flauto e gli oboi fanno capolino con il tema d'inizio.
Ed eccoci alla pagina più famosa dei quattro poemi (L'isola dei morti), concepita come un adagio di una sinfonia quadripartita, dopo un allegro e uno scherzo dei precedenti movimenti e prima di un allegro vivace, qual'è il Baccanale finale. E' un pezzo di straordinaria efficacia in tempo Molto sostenuto e avviato dal dialogare soffocato degli archi; il senso di squallida desolazione suggerito dal soggetto del quadro è reso con cupezza grave, con affannosa mobilità di modulazioni cromatiche e con spettrali riflessi di colori perfettamente aderenti alla tragicità dell'agghiacciante tema pittorico, descrittivo di un mare funereo, di alti cipressi che custodiscono le tombe e di una barca con un'ombra e un feretro che approda lentamente alla riva.
Il Baccanale è in tempo Vivace e prende l'avvio con i trilli dei legni sui quali si innesta un preciso e deciso accordo di tutta l'orchestra, fortemente marcato e dagli accenti ritmicamente insistenti. E' proprio questo ritmo martellato che conferisce unità espressiva al brano, dove non mancano piccoli episodi strumentali con vari cambiamenti dinamici. Dopo un disegno ostinato degli archi si passa da un Più allegro ad un Molto allegro in uno scoppio di esaltante sonorità, ben marcata dall'intervento degli ottoni.
I Quattro poemi sinfonici da Arnold Böcklin durano 26 minuti e impegnano un'orchestra di larghe proporzioni, comprendente tre flauti, due oboi, corno inglese, due clarinetti, due fagotti e controfagotto, quattro corni, tre trombe, tre tromboni, tuba, arpa, timpani, grancassa, piatti, tam-tam, triangolo e archi.