Vocalise, op. 34 n. 14


Musica: Sergej Rachmaninov (1873 - 1943)
Testo: senza testo
Organico: voce, pianoforte
Composizione: 19 giugno 1912 (rivisto nel 1915)
Edizione: A. Gutheil, Mosca, 1912
Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Dopo aver completato gli Études-tableaux per pianoforte op.33, nel giungo del 1912, Sergej Rachmaninoff compose di getto, in sole due settimane, dodici delle sue 14 Romanze per voce e pianoforte op.34, uno dei suoi più importanti cicli vocali. Per i testi da utilizzare, aveva chiesto consiglio all’amica scrittrice Marietta Shaginyan («Ho bisogno di testi per le mie romanze. Me ne puoi suggerire qualcuno? Preferirei che fossero tristi, perché i toni allegri e brillanti non mi riescono facili»), che gli propose una selezione di poesie russe del periodo romantico. Per l’ultimo brano del ciclo, il celebre Vocalise, che compose anni dopo, nel 1915, Rachmaninoff non utilizzò invece alcun testo. E ne venne un pezzo dal fascino ambiguo, perché da un lato era concepito quasi come un esercizio vocale, basato su una piccola cellula intervallare che si espande in ampie arcate, un lavoro “astratto” che richiamava nella sua struttura lo stile melodico di Bach («L’arco melodico meravigliosamente ricurvo – scrive Oskar von Riesemann, biografo di Rachmaninoff -, con la sua calma uniforme, abbraccia il canto dall’inizio alla fine, in una linea ininterrotta. Troviamo in esso una somiglianza, senza alcuna somiglianza di note, all’Aria sulla quarta corda di Bach, che si muove nella stessa chiara atmosfera, di divina tranquillità»), dall’altro appariva un concentrato di Romanticismo e una sfida alla modernità: il suo melodizzare malinconico nella prima parte (Lentamente, molto cantabile) si dispiega su una trama armonica scandita da chiare strutture cadenzali e punteggiato da delicati echi nel pianoforte; nella parte centrale (Poco più mosso), più incalzante e ricca di modulazioni, il gioco contrappuntistico si fa più fitto e la parte solistica raggiunge il suo apice melodico, mentre nella ripresa, il tema principale è esposto dal pianoforte e ad esso si sovrappone un controcanto arabescato della voce.

Gianluigi Mattietti


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorium Parco della Musica, 29 ottobre2020


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Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2020