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Concerto per pianoforte n. 2 in do minore, op. 18

Musica: Sergej Rachmaninov
  1. Moderato
  2. Adagio sostenuto
  3. Allegro scherzando
Organico: pianoforte solista, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, piatti, grancassa, archi
Prima esecuzione: Mosca, Sala della Nobiltà, 15 Dicembre 1900 (solo 2° e 3° movimento), Società Filarmonica di Mosca, 9 Novembre 1901 (esecuzione completa), Rachmaninov (pf), Ziloti (dir.)
Dedica: N. Dahl

Guida all'ascolto 1

Pianista, compositore e direttore d’orchestra, Rachmaninov nasce nella tenuta rurale di Oneg dove viene avviato dalla madre allo studio del pianoforte che poi prosegue nel Conservatorio di Mosca. Durante gli anni di apprendistato entra in contatto con i principali compositori russi del momento ma è influenzato in particolare da Ciaikovskij diventando l’ultimo grande compositore romantico. Mentre sviluppa la sua prestigiosa carriera di pianista celebrato in tutto il mondo, si dedica alla composizione prediligendo un linguaggio cosmopolitico, impregnato di elementi della musica occidentale, solo raramente memore del patrimonio musicale popolare russo. Il fiasco ottenuto il 15 Marzo 1897 a Pietroburgo con la presentazione della Prima Sinfonia ne stravolge la mente e deve ricorrere alle cure ipnotiche del dott. Nikolaij Dahl. Nel frattempo con diversa fortuna, si dedica alla direzione d’orchestra presso il Teatro Bolscioij di Mosca. Dirige con clamoroso successo alcune grandi opere ed apporta sostanziali modifiche alla disposizione dell’orchestra: non più il direttore al centro dell’orchestra ma con gli orchestrali schierati di fronte al podio. La rivoluzione dell’Ottobre 1917 lo costringe ad abbandonare definitivamente la Russia ed a proseguire all’estero la sua attività di celebrato pianista e di compositore. Dopo una tournè europea il 10 Novembre 1918 giunge negli Stati Uniti dove risiede definitivamente fino alla morte che lo coglie nella sua casa di Beverly Hills il 28 Marzo 1943.

Presentato a Mosca il 9 Novembre 1901 con l’autore al pianoforte ed Alexandr Ziloti alla direzione il Concerto n. 2 per pianoforte ed orchestra in do minore op. 18, dedicato allo psichiatra Nikolaij Dahl che lo ebbe in cura, rappresenta la prima opera matura di Rachmaninov. Pagina di traboccante di un pathos tipicamente post-romantico, unisce ad una scrittura solistica ai limiti delle possibilità esecutive, una tematica di notevole espressività, ricca di enfasi e di scoperto lirismo, nel solco della migliore tradizione ciaikovskiana.

Tempo I - Moderato. Dopo un’introduzione di accordi a piene mani, compare il primo tema. Sugli arpeggi del pianoforte il tema è affidato prima a violini e viole raddoppiati dal clarinetto, poi ai violoncelli ed infine a tutti gli archi con l’accompagnamento dei fiati. Questo gruppo tematico è riecheggiato dal solista che poi propone un conciso episodio (Un poco più mosso) culminante in un accelerando-crescendo a piena orchestra. Una frase della viola introduce il secondo tema esposto dal solista al quale si affiancano archi, clarinetto e fagotto. Direttamente dal secondo tema sgorga una terza idea, divisa in imitazione tra pianoforte e legni e subito stemperata in una transizione. La chiusa dell’esposizione (un poco più mosso) è un episodio di agilità solistica per il pianoforte. Lo sviluppo (moto precedente) è introdotto dall’orchestra che introduce nuovi elementi tra cui un tema di marcia scandito da bassi e timpani. Segue un brillante episodio (Più vivo) con l’elaborazione del primo tema e che prosegue in tempo ancora più mosso (Più vivo) con un rapido gioco delle mani nel registro acuto. L’apice dello sviluppo è raggiunto dall’orchestra con una combinazione del secondo tema e del motivo di marcia sostenuta dagli accordi a piene mani del pianoforte. L’andamento di quest’ultima parte è concepito in crescendo ed in accelerazione fino al grandioso ed enfatico allegro che prepara la ripresa. Quest’ultima si apre in tempo Maestoso (Alla marcia) con gli archi che espongono il primo periodo del primo tema con il commento dei pesanti accordi del pianoforte. Il secondo periodo (Meno mosso) è appannaggio del solista con il sostegno di legni, corni ed archi e sfuma in un ritardando-diminuendo. Il secondo tema (Moderato) che ricompare col corno solo sulle note tenute dei clarinetti e dei fagotti, viene sviluppato dal pianoforte con una riproposta degli arpeggi che abbiamo ascoltato in vari punti del brano. Una coda virtuosistica (Meno mosso) in ritmo di marcia ed il ritorno del primo tema affidato ai violocelli ci porta al finale.

Tempo II - Adagio sostenuto. Il brano si apre con un’introduzione orchestrale sulla quale entra ilPrima edizione del Concerto n. 2 pianoforte che avvia la prima parte. Il tema è dialogato prima tra flauto e clarinetto su arpeggi del pianoforte, poi passa al solista con un’inversione delle parti (arpeggi al clarinetto), e quindi nella chiusa sognante ai violini primi (gli arpeggi tornano al pianoforte). La parte centrale (Un poco più mosso) si apre con un’elaborazione pianistica del tema cui si abbina un controcanto dei legni, finché la frase tematica torna al clarinetto sollecitando un’articolata risposta del solista ed un episodio di natura divagante. Segue una transizione (Più animato) per pianoforte solo basata sullo stesso frammento tematico. E’ poi la volta di un episodio virtuosistico (Più mosso) che elabora alcuni motivi tematici con accompagnamento orchestrale, e culmina attraverso una fermata in una sgargiante cadenza pianistica. Nella ripresa della prima parte (Adagio sostenuto) il tema è affidato ai violini sui caratteristici arpeggi del pianoforte. Conclude una coda sontuosa in cui l’ampia frase cantabile dei violini è accompagnata da accordi e arpeggi (pianoforte), note tenute (corni e bassi) e ancora arpeggi (flauti e clarinetti).

Tempo III - Allegro scherzando. Nell’introduzione orchestrale compaiono motivi di marcia (archi) ed accordi a pieno organico. Al termine di una fluida cadenza del pianoforte, la ripresa dei motivi di marcia accompagnati da flauti, clarinetti ed archi pizzicati sfocia nel primo tema incisivo e pulsante, esposto dal solista con pirotecnico virtuosismo. Un episodio pianistico accompagnato da legni, corni ed archi, si chiude con la scansione a pieni accordi del primo tema. Una transizione del pianoforte (Meno mosso) conduce al secondo tema (Moderato) di carattere cantabile, intonato da oboe e viole col sostegno di corni e bassi pizzicati. L’idea tematica è raccolta ed amplificata dal pianoforte sino alla ricomparsa del ritmo di marcia dell’introduzione (Meno mosso). Il ritorno all’Allegro scherzando (Moto primo) è una stringata riconduzione verso il primo tema. L’episodio solistico seguente (Più mosso) è una nuova transizione verso il primo tema che riappare in dialogo tra pianoforte ed orchestra (Presto). Un fugato che si basa sul primo tema (orchestra e pianoforte) si chiude con un’esplosione orchestrale (Più vivo). Ricompare nuovamente la transizione pianistica (Meno mosso) che apre la ripresa del secondo tema (Moderato) affidato a flauto e primi violini ed al pianoforte, e del motivo di marcia (Meno mosso). Il ritorno dell’Allegro scherzando (Moto primo) porta entrate successive di legni ed archi che sembrano aprire un nuovo episodio mentre invece i rapidi arpeggi del solista ci portano ad una sorta di coda. Questa (Alla breve. Agitato) si fonda sulla testa del primo tema (flauto con controcanto dei violoncelli) e culmina con una reminiscenza (Presto) a pieno organico, della prima entrata del pianoforte. Una breve cadenza pianistica introduce la ripresa del secondo tema (Maestoso) intesa come grande climax a piena orchestra, con massicci accordi del pianoforte, prima che il movimento concluda con una chiusa trionfale nei tempi (Più vivo) e poi (Risoluto).

Terenzio Sacchi Lodispoto

Guida all'ascolto 2 (nota 1)

Rachmaninov è una delle ultime espressioni e incarnazioni della figura del concertista-compositore dell'epoca tardo-romantica, secondo la tradizione di un Liszt e di un Busoni, e si può dire che il suo nome sia legato più alla sua attività di interprete, di direttore d'orchestra e soprattutto di pianista che non a quella di autore e creatore di musica, anche se la sua produzione è abbastanza rilevante e comprende tre lavori teatrali (tra cui il più noto è Aleko), due oratori, tre sinfonie, diversi poemi sinfonici, un numero stragrande di liriche vocali e quattro concerti per pianoforte e orchestra. Rachmaninov, infatti, fu un formidabile virtuoso della tastiera e riversò principalmente nelle composizioni per pianoforte tutto il suo mondo espressivo e il suo temperamento solitario e introverso, incurante e quasi sprezzante verso tutto ciò che di nuovo fermentava nel mondo musicale nel periodo compreso tra la prima e la seconda guerra mondiale. Non è mancato tra i musicologi chi ha sostenuto, fra l'altro, che Rachmaninov decise nel 1918 di stabilirsi definitivamente negli Stati Uniti perché la sua natura eclettica e fortemente individualista si sentiva più vicina all'arte occidentale e internazionale che non a quella più propriamente russa. È vero che egli ebbe sempre un atteggiamento distaccato e a volte polemico nei confronti del gruppo dei Cinque e in particolar modo di Musorgskij, ma non si può negare che anche l'arte di Rachmaninov, che subì l'influsso della musica di Cajkovskij, il quale aveva preconizzato all'illustre pianista quando era ragazzo un brillante avvenire, riveli il segno di un russismo popolare e folklorico, contraddistinto da una sensazione di struggente malinconia e di intima tristezza per i sentimenti e le cose che si dissolvono con il mutare del tempo. Del resto la fortuna di Rachmaninov, anche se ha subito delle oscillazioni, non è mai tramontata in URSS ed oggi si assiste in questo paese ad un processo di rivalutazione e di riabilitazione del grande pianista e le sue composizioni vengono pubblicate in edizioni critiche ed eseguite spesso nelle sale da concerto.

Nella produzione di Rachmaninov il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra è uno dei pezzi più eseguiti dai pianisti per le caratteristiche della scrittura solistica, tecnicamente brillante e ricca di intenso lirismo. Il pianoforte ha un ruolo preminente rispetto all'orchestra concepita quasi sempre in forma di accompagnamento e contrapposta allo strumento solista in un gioco di luci dosato secondo un raffinato gusto delle sonorità. Del resto lo stesso Rachmaninov in una intervista rilasciata nel 1923 alla rivista americana "The Etude", che da molti anni ha cessato le pubblicazioni, espresse la sua convinzione che i pezzi scritti per pianoforte dovessero essere, ubbidendo ad una tipica espressione tedesca, "Klaviermässig", cioè avere delle qualità inconfondibilmente pianistiche e scorrere con facilità e naturalezza sotto le dita, così come avviene per i concerti pianistici di Cajkovskij.

Il Concerto n. 2 fu scritto nel 1901 e dedicato al dottor Dahl, un medico psicanalista che aveva curato il compositore colpito un anno prima da una forte crisi depressiva. Venne eseguito per la prima volta a Mosca nel dicembre dello stesso anno sotto la direzione d'orchestra di Alexandr Siloti e con Rachmaninov al pianoforte. Il Concerto venne poi presentato a Londra e nella celebre Gewandhaus di Lipsia, entrando a far parte del repertorio dei più acclamati pianisti. Esso è nella struttura tradizionale in tre tempi e il primo movimento (Moderato) si apre con una breve introduzione su grandi accordi alternati ad un rintocco di un fa basso e profondo. Subentra un secondo tema più disteso in contrasto con il primo, così da determinare una dialettica di indubbio effetto emotivo. L'Adagio del secondo movimento è una pagina di straordinaria suggestione melodica per quel soffio di romanticismo lunare in cui è immersa. È diviso in tre parti: esposizione, sviluppo con una magnifica cadenza del pianoforte, e ripresa in modo cantabile.

L'Allegro scherzando è agile e spigliato, alternando momenti giocosi ad altri più malinconici ed introversi, con un richiamo ad uno dei temi del primo movimento, anche se ben più famoso è il secondo tema sfociante alla fine nella luminosa tonalità di do maggiore.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 26 maggio 1991, Isaac Karabtchevsky direttore, Segio Perticaroli pianoforte

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Ultimo aggiornamento 17 giugno 2011
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