Purcell è ritenuto il compositore inglese più importante e geniale dell'ultimo scorcio del Seicento e nel corso della sua breve vita (morì non ancora quarantenne) lavorò intensamente e lasciò una produzione monumentale, formata da cinquantaquattro partiture di musiche di scena, da ventinove odi, una grandissima quantità di pagine religiose e profane e molta musica strumentale: ouvertures e danze, sonate a tre e quattro parti per strumenti a corda, fantasie da tre a sette parti, pezzi per organo e per clavicembalo. Temperamento eclettico e aperto alle influenze dell'arte francese e italiana, specie per quello che riguardava la musica strumentale, egli ha saputo creare uno stile personale centrato sulla varietà dell'armonia e del contrappunto ed ha gettato le basi del melodramma, inglese con l'opera Dido and Aeneas, considerata il punto più aito e illuminante della sua intelligenza creatrice. Il musicologo ed editore londinese Henry Playford (1657-1720) ha raccolto in un volume tutte le arie scritte da Purcell, definendolo «Orpheus Britannicus» e dettando una prefazione in cui tra l'altro puntualizza il suo giudizio su questo artista con le seguenti parole: «Lo straordinario talento di Purcell in ogni tipo di musica è sufficientemente conosciuto; ma egli fu particolarmente ammirato per la musica vocale e dimostrò un ingegno vivace nell'esprimere l'energia delle parole inglesi, appassionando e destando consensi in tutti i suoi ascoltatori». Ciò che conta in questo autore è la linea melodica, improntata sempre ad un suggestivo lirismo, come si avverte nella Ciaccona in sol minore che apre il programma di stasera e la cui composizione viene collocata nel periodo compreso tra il 1680 e il 1683. Pagina musicalmente di ritmo ternario, secondo uno schema di danza originario della Spagna e diffuso nel XVII secolo in tutta l'Europa, insieme alla sarabanda, alla giga, alla gavotta, alla bourrée e al minuetto.