Glossario

Sinfonia n. 3 in do minore, op. 44

Musica: Sergej Prokofiev
  1. Moderato
  2. Andante
  3. Allegro agitato
  4. Andante mosso. Allegro moderato
Organico: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 fagotti, controfagotto, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, grancassa, rullante, piatti, tamburo basco, tam-tam, castagnette, campane, archi
Composizione: 1928
Prima esecuzione: Parigi, 17 maggio 1929
Edizione: Édition Russe de Musique, Parigi, 1931

Guida all'ascolto (nota 1)

Le delusioni per la mancata rappresentazione dell'opera L'Angelo di fuoco, scritta dal 1922 a Ettal in Germania e tratta su libretto dello stesso musicista dal romanzo del poeta simbolista russo Valeri Jakovljevic Brjusov (1873-1924), spinsero Prokof'ev a utilizzare le pagine sinfonicamente più robuste della partitura, a cominciare dai travolgenti interludi, per la sua Terza Sinfonia in do minore op. 44, completata nel 1928 ed eseguita per la prima volta a Parigi nel 1929 sotto la direzione di Pierre Monteux. Quindi per capire meglio l'atmosfera espressiva e l'accesa tensione strumentale della sinfonia è opportuno rifarsi all'opera originale, il cui soggetto si dibatte in un mondo di diavolerie, pregiudizi, esorcismi, fanatismi e inquisizioni. In questo ambiente, di un espressionismo delirante e allucinante, domina la figura di una donna, Renata, in cui convivono in forma confusa e travolgente i rapimenti mistici e le crisi di erotismo isterico, caratteristiche di una certa tendenza popolare pseudoreligiosa controriformista nella Germania di Lutero. Renata si innamora di un angelo di fuoco, ma è soltanto il simbolo dei suoi sogni di adolescente; ella cerca ansiosamente tra gli uomini la persona che potrà dare pace ed equilibrio al suo spirito tormentato, ma si imbatte soltanto in esperienze dolorose e in delusioni tragiche. Allora si rivolge alla magìa e la sua mente è percorsa da ossessioni psicopatiche, da incubi e da estasi febbrili. Si rifugia in un convento per trovare pace al suo animo sconvolto e coinvolge le suore del monastero in riti indemoniati, furibondi e peccaminosi. All'Inquisitore che l'accusa per la sua assurda e pericolosa condotta, Renata grida la sua profonda fede cristiana e inutilmente si ribella in un accesso di epilessia che contamina le altre suore. Sarà condannata al rogo come strega.

La partitura operistica ha un valore che si arricchisce di tutte le più raffinate acquisizioni della tavolozza strumentale, di tutti i più sottili accorgimenti della dialettica sonora, senza ignorare spregiudicatezze timbriche e armoniche, pur abbastanza distanti dalle astrattezze deformanti di un esasperato espressionismo. In essa si realizza una esperienza musicale di straordinaria efficacia teatrale, avvertita subito da due sensibilissimi direttori d'orchestra, come Sergej Kussewitzky e Bruno Walter (quest'ultimo avrebbe voluto presentarla all'Opera di Stato di Berlino), e fatta conoscere al pubblico solamente nel settembre del 1955, nella celebre edizione data alla Fenice di Venezia sotto la direzione di Nino Sanzogno, con la regìa di Giorgio Strehler e nella interpretazione nel ruolo principale di Dorothy Dow. Da allora L'Angelo di fuoco ha percorso molta strada e occupa un posto preminente nella produzione operistica contemporanea.

La Sinfonia n. 3 vuole essere una sintesi strumentale estratta da alcune scene dell'opera e improntata a quello stile di Prokof'ev densamente ritmico e coloristico. Il primo movimento (Moderato) alterna atmosfere distese e sospese ad altre più accentuate e drammatiche sotto il profilo orchestrale. Il secondo tempo (Andante) si richiama all'inizio del quinto atto del testo operistico e descrive la quiete del convento in cui si rifugia Renata nel tentativo di scacciare dal proprio corpo gli influssi negativi di Satana. Nel terzo tempo (Allegro agitato) si ritrovano situazioni psicologiche del secondo atto, quando appare a Renata in una visione magica la persona amata, il conte Enrico, avvolto nel mantello dell'Angelo di fuoco. Nel movimento conclusivo (Andante mosso) sono riferiti spunti tematici dello stesso secondo atto, con lo scontro fra il bene e il male, sottolineato da un'orchestra ora dolcemente cantabile e ora tagliente e aspra, ma del resto saldamente ancorata alla terraferma tonale della musica.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 12 aprile 1981

Ultimo aggiornamento: 30 maggio 2013
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