Il prigionier superbo, PayP. 143

Dramma serio in tre atti

Testo del libretto

ATTO PRIMO

Scena prima

Gran piazza pomposamente adornata per il trionfo di Metalce: Verrranno in essa precedute dal suono festivo di vari stromenti da fiato gran numero di Milizie Gote, e Norveggie; indi appresso molti Mori danzando, e suonando ogn'uno di lorovari strumenti alla turca: Dopo di questi; Verrà Sostrate incatenato in mezzo a quattro schiavi per sua Custodia, con sciabole nude in mano. Carro magnifico tirato da Mori, nella di cui sommità vedrassi Metalce trionfante assiso con Ericlea sua destinata sposa, e più abbasso Viridate, e Micisda. Terminata la danza, e calati dal Carro Comincerà il coro.
Coro
Splenda il Sol di luce adorno
E sì chiaro, e fausto giorno
Venga lieto a festeggiar.
Metalce
Vedi o bella Ericlea
Dentro le Patrie soglie
Fauste già folgorar le avite insegne:
Questi è il Paterno Regno,
Quella è tua reggia, ed al real tuo piede
A' la Norveggia in sorte
Sua Regina acclamarti, e mia Consorte.
Ericlea
Questi titoli illustri empion di troppa
Gioja il mio sen. Mi è noto
De' Norveggi l'amore,
Ma più mi è caro di Metalce il Core.
Metalce
A Tè mio Viridate
Qual premio dar mai posso
Degno di quanto oprasti?
Viridate
Il ferro io strinsi
Signor per sostenere i giusti dritti
Al soglio di Norveggia
Dell'illustre Ericlea, nel di cui sangue
Congiunto io son per le Materne vene:
Quindi, dovere, e non virtù s'appelli
Quanto oprare ebbi in sorte.
Non in premio, ma in dono
Sol Rosmene ti chiedo.
Metalce
Al tuo gran merto
Troppo bassa mercè: Pur se la brami
Sia tua Sposa Rosmene.
Sostrate
Sia tua sposa Rosmene? E qual ti usurpi
Ragion tu mai sovra il mio Reggio Sangue?
Sai tu, che ancor tra ferri
Medito contro Tè la mia vendetta;
E che della mia prole
A mè disporre, e non a Tè s'aspetta?
Metalce
Delira l'infelice.
Viridate
Ed a suo danno.
Sostrate
A mè volgi ò tiranno, a mè le ciglia;
Guardami, e sappi che le tue catene
Non mi han tolto ragion sovra mia figlia;
E che per Te nel petto
O' il mio gran core accinto . . . . .
Metalce
Ola? con più rispetto
Dinanzi al Vincitor favelli il vinto.
Sostrate
Che Vincitor? che vinto? Usurpatore
Sei tù di mia Corona; Il Regge io sono,
Metalce
Usurpatore, è chi premeva un Trono
Di vergine Real retaggio avito
Sostrate
No, che i fidi Vassalli.
Metalce
Il volgo insano
Non toglie al Rè la sua ragione al soglio.
Sostrate
Un Rè tiranno . . . .
Metalce
Ola? frena l'orgoglio.
Io parlerò a Rosmene
Acciò a Te Viridate
Giuri la fè di sposa: impara altero
A venerar del tuo sovran le leggi.
Sostrate
Tu mio sovrano? Menti.
La mia gloria, il mio sangue, il mio valore
Il Mondo, i Numi il sanno; anzi tu stesso
A tuo scorno ben sai che degno appena
Sei di portar la mia più vil catena.

Premi ò tiranno altero
Quel soglio ov'io regnai:
Ma in questi ceppi mira
Qella che tu non ai
Alta virtù, e valor.

Prepara a danni miei
Tutto il tuo sdegno, e l'ira;
Ch'io benche prigioniero,
Sempre dirò che sei
Un vile usurpator.

Scena seconda

Metalce, Ericlea, Micisda e Viridade.
Metalce
Micisda?
Micisda
Sire.
Metalce
Vanne
Rosmene a prevenir che seco io debbo
Trattar non lieve, e necessario arcano.
Micisda
Vado Signor. Bella Ericlea, ne meno
Or che sovrana sei vuoi più degnarti
Volgere a mè un tuo sguardo.
Ericlea
Addio Micisda.
Micisda
Deh! ti sovvenga o cara
Che ancora porto al piè la tua catena.
Ericlea
Micisda addio.
(e si rivolge a Matalce.)
Micisda
Che gelosia, che pena!
(parte.)
Metalce
Tù, nè Reali appartamenti amico
Ericlea condurrai.
Colà in brev'ora Idolo mio m'avrai.
Viridate
Andiamo. (Ancor sicure
Non son le mie speranze,
Onde il cor mi predice alte sventure.)
Ericlea
A momenti cola sposo ti attendo.
(Un non so che d'infausto
Mi gira intorno al Cor, ch'io non l'intendo.)

Scena terza

Metalce.
Metalce
Esser dovrei pur lieto
Con la man d'Ericlea che sul mio Crine
Porta un serto Real di lauri adorno
E pur nulla m'appaga in sì gran giorno.

Che fiero Martire,
In mezzo al gioire,
Da ignoto timore
Sentirsi agitar.

Son Regge, son sposo,
Epure il mio core
Non trova riposo,
Non sà che bramar.

Scena quarta

Camera Reggia.

Rosmene poi Viritade.
Rosmene
Fra tanti affanni miei
Chi mi consiglia,
E dice,
Che far mai deggio o Dei?
Troppo infelice
Figlia,
Misero Genitor!
Sventurata Rosmene
Soggetta ad un tiranno
Che ristretto in catene,
Cinto da inique squadre
Opprime ingiustamente il mio gran Padre.
Viridate
Principessa Rosmene, ecco a tuoi piedi,
Non già più vincitor, nè più nemico
Il più fedele Amante . . . .
Rosmene
Usurpi ancora
Traditor questo nome? Eh! Viridate,
Tempo è di sdegni, e non d'Amori: ostenta
Il carattere austero
Di Vincitor nemico, e a Me t'invola.
Viridate
L'essere tuo nemico
Fu necessario impegno
Di sostenere il Re Metalce al Regno;
Ma sempre impressa al Core, e in seno accolta
Io l'immago portai del tuo sembiante.
Rosmene
Che caro amante! In seno,
Della figlia portar l'immago impressa,
E poi togliere al Padre
E Regno, e libertà!
Viridate
Di questo, incolpa . . . .
Rosmene
Viridate non più: Del tuo delitto
Più accende i sdegni miei la tua discolpa
O parti, o taci.
Viridate
Ah! bella mia nemica,
Giusti sono i tuoi sdegni, e sallo il Cielo
S'io morrei per placarti,
Deh almeno . . . .
Rosmene
Viridate? O taci, o parti.
Viridate
Parto. Non ti sdegnar:
Ma se di tè mi privi
Perche mi Vuoi lasciar
Ch'io parta non mi dir
Dimmi ch'io mora.

Merito i sdegni tuoi:
Punisci il mio fallir
Ma ti rammenta poi
Che il cor t'adora.

Scena quinta

Rosmene indi Metalce.
Sosmene
Giusti Numi del Cielo,
Deh' a qual pena crudel voi mi serbate!
Pria l'amar Viridate
Era gloria per me; spezzarlo adesso
E' legge, ed è dover. Legge Funesta.
Metalce
(Ecco Rosmene: Ahi che sembianza è questa!)
Rosmene
E ancora spiro, e vivo?
Metalce
Principessa gentil?
Rosmene
(Noioso arrivo.)

Scena sesta

Ericlea in disparte, e detti.
Ericlea
(Con Rosmene Metalce!)
Metalce
Quelle dolci pupille in cui sfavilla
D'invincibile amor dardo il più forte
Omai serena, e tergi sul bel volto
L'ingiuria di quel pianto.
Ericlea
(Oimè, che ascolto?)
Rosmene
Non credere ò Metalce
Che tutto questo pianto
Esca da quel dolor che mi divora
A le lagrime sue lo sdegno ancora.
Metalce
(Adorabil fierezza!) Io quel dolore
Placar posso se'l brami.
Ericlea
(A traditore!)
Metalce
Solo che a me tu volga
Quelle luci serene . . . .
Rosmene
A' Me Signor! deliri?
Ericlea
Eh! Via Rosmene
Appaga il suo desir, che poi placato
Sarà tutto il tuo duolo. Infido, ingrato.
Metalce
Inopportuno arrivo; Odi Ericlea.
Ericlea
Abbastanza t'intesi; Or se t'abbaglia
Il Fulgor di quei rai, se di Rosmene
Tù poi placar le pene
Perche indugi Crudel? l'opra pietosa
Sollecito compisci, agli occhi miei
Non s'invidi quel ben, che doni a Lei.
Metalce
Qual pietate, qual ben tu non ramenti?
Ericlea
Ch'io rammenti, e che mai: forse i spergiuri,
Le barbare lusinghe, i finti vezzi
Per misurar così de tuoi disprezzi
Quanta sia l'empietade anima rea?
Rosmene
A che tanto furor, dimmi Ericlea
Tu che speri Metalce? Egli è tuo sposo
E vincitor tu sei; perciò nemica
Son io d'Entrambi, e sol ritrova in voi
L'agitato mio core
La Funesta cagion degl'odij suoi
Per chi la Gelosia, con chi l'amore?
Parlate di vendetta
E allor v'ascolterò; questa s'aspetta
All'Alma prigionera
E chi crede allettarmi, in van lo spera.

(ad Ericlea)
M'intendeste? non pavento
(a Metalce)
Non t'ascolto, e tutta sdegno
(ad Ericlea)
Punirei quell'Alma udace
(a Metalce
Strapperei quel core indegno
Cosi t'amo
(ad Ericlea)
Così bramo
Cosi grida il mio Furor.

E se niega avversa sorte
La sua calma a questo seno
Coll'idea di straggi e morte
Tempro almeno
La mia rabbia, il mio dolor.

Scena settima

Ericlea, e Metalce.
Ericlea
Sventurato Metalce, oh quanto ingrata
Teco è Rosmene, allor ch'offri la pace
Guerra minaccia, e con rabbiosi detti
Vilipende superba i dolci affetti.
Metalce
Alcoltarmi non vuoi, non vuoi l'inganno
Riconoscer del cor, che di se stesso
Per presto giudicar si fa tiranno?
Io sol per Viridate
A Rosmene parlai.
Ericlea
Per Viridate?
Metalce
Appunto e la crudele
Sprezza il suo Amor.
Ericlea
Così sarà. (Infedele
Ma fingiamo per ora) perdonami ben mio
D'amor nacque il sospetto
Perche caro mi sei, così diss'io
Pur contenta non sono, a te nol niego
Affretta, io te ne priego
Il Reale Imeneo, che gia dovea
Esser compito ormai.
Metalce
Senti Ericlea:
Questi è giorno sagrato alla Vittoria;
E cinto il crin di Marziali allori
Vuol che attenda mia gloria
A mieter palme, e non trattare amori.

Scena ottava

Ericlea, indi Micisda.
Ericlea
Così l'empio mi lascia: ed io schernita
Restar dovrò?
Micisda
(Quì la Regina, e parmi
Di sdegno accesa.)
Ericlea
Miei pensieri all'armi.
Contro il Principe infido
Qui tutte chiamo l'ire mie. Micisda?
Ora è tempo opportuno in cui potrai
Col tuo valore, e sù l'altrui ruina
Alzar le tue speranze.
Micisda
Addio Regina.
Ericlea
Come? così risponde
Micisda ad Ericlea? così in oblio
Ponesti il tuo dover?
Micisda
Regina addio.
Ericlea
Regina addio qual favellar? son queste
D'un rispettoso amor le voci umili
Con cui poc'anzi il labro tuo s'espresse?
Micisda
Son le finezze istesse
Con cui poc'anzi accogliere ti piacque
Gli affetti miei.
Ericlea
Principe ascolta. Allora
Il rammentarmi l'amor tuo primiero
Era in me gran delitto,
Poco rispetto in tè. Siam ora in tempo
Di disporre altrimenti: A già Metalce
Altra fiamma nel seno: Io vò vendetta;
E se un mio gran pensier pago tu rendi,
Molto da me sperar potrai. M'intendi?
Micisda
Pur che il servirti non offenda ò bella
La gloria mia, di me disponi. Io spero
Meritar forse i tuoi Reali affetti:
Ma rammentati poi quanto prometti:

Un aura di speranza
Mi vola intorno al Cor;
E par che dica ognor
Sarai contento.

E mentre in me s'avanza
La speme di gioir,
Si placa il mio martir,
Manca il tormento.

Scena nona

Ericlea.
Ericlea
Io dunque soffrirò che un alma infida
La fede infranga, e l'amor mio derida?
Nò nò vendetta. Ah! voi se giusti siete
Numi eterni del Ciel, voi vendicate
Il mio tradito amore;
Sì, confondete voi quel traditore.

Giusti numi che scorgete
Di mia fede il Bel Candore
Per pietà voi difendete
Il mio onore,
E la mia fè.

E quell'empio quel indegno
Fabro vil di mie sciagure
Provi pure
Il vostro sdegno
Voi punitelo per me.

Scena decima

Metalce e Rosmene.
Metalce
Or vedi Principessa
Qual'è il mio cor per Te: Tu sprezzi ingrata
Le mie reali offerte; ed io già imposi
Che si sciolgano a Sostrate que' ceppi
Che tolgono in un punto
A lui la libertade, a Te il riposo.
Rosmene
E da me che pretendi?
Metalce
Esser tuo sposo.
Rosmene
Mio sposo? Ah! chiudi o perfido,
Chiudi quel labbro indegno: E vuoi ch'io stringa
Una man che ancor fuma
Del Sangue d'un german che a me uccidesti
Pria sul mio capo scenda
Tutta l'ira de Numi: E sappi o barbaro,
Che saprò pria spirar l'Alma col sangue,
Che di colpa sì enorme io farmi rea.
S'altra virtù non ai, se a questo prezzo
Prometti libertade, io non la bramo,
Furtunata mi chiamo
Se alle usate ritorte
Il Genitor ritorna, io vado a morte.
Metalce
(Del genitore a la ferocia istessa
D'avvilirla tentiam). Dunque la destra
D'un Vincitor che priega a vil tu prendi?
Rosmena
Che non l'udisti?
Metalce
Ebene: Ora vedrai,
Già che sprezzi il mio Amor, che può lo sdegno
Olà?
(viene una guardia.)
Rosmene
(Che sia!)
Metalce
Tolgasi in questo istante
A Sostrate la vita
Col ferro, o col veleno.
Rosmene
(Oddio ch'io vengo meno.) Ah! nò, fermate:
Signor, s'io son la rea, sovra il mio capo
Cada tutto il furore: Al mio gran Padre
Una colpa perdona . . . .

Scena undicesima

Sostrate, e detti.
Sostrate
Come? vile che sei,
Tu a piè del mio nemico?
Sorgi: Non s'a da rimirar prostato
Dinanzi ad un tiranno il Sangue mio.
Rosmene
Signore, in simil atto
Sol di Metalce che l'ira
Tentai placar, che Te privar di vita
Volea col ferro, o'l tosco.
Deh! Padre per pietà . . .
Sostrate
Non ti conosco.
Metalce
Placa pure una volta
Tanta ferocia o Prence:
Non irritarmi più: Dal piede i lacci
Ti sciolsi per che voglio
Spegnere l'odio antico:
Sostrate non sdegnar d'essersimi amico.
Sostrate
Amico! E che direbbe
Il Mondo in rimirar col traditore
In amistà l'Eroe? No nò Metalce,
Usa di tua Fortuna; e d'odiarti
Lascia me in libertà. Tu mia Rosmene
Pensa, che da la man di questo iniquo
Il regno a me fu tolto, a Te il germano:
Che Viridate è un traditor: ch'entrambi
Son miei nemici, e se furor ti manca
Per odiarlo a bastanza,
Pensa che sei mia figlia,
E tua ragion con l'ira mia consiglia.
Rosmene
Padre vedrai che di Rosmene il Core
Sempre in odio per lui sarà lo stesso.
(parte.)
Metalce
(Che invincibil fierezza!)
Io t'abbandono
In braccio al tuo destin, pensa al tuo danno
Pensa che Regge io sono
E che col tuo furor mi fai tiranno.
(parte.)
Sostrate
Sì, fà ch'io rieda o perfido a miei lacci
Ma non sperar vedermi in quelli oppresso
Ch'io non ti temo, e sono,
Nel carcere, nel Trono,
In ceppi, e in libertà sempre l'istesso.

Salda quercia allor che incalza
D'Aquilon lo sdegno, e l'ira,
Più le cime al cielo inalza
Più si mira
Insuperbir.

E l'invitta mia costanza
Nel rigor dell'empia sorte
Rende, il Cor più fermo, e forte
Più s'avanza
In me l'ardir.

Fine dell'Atto Primo.

ATTO SECONDO

Scena prima

Reggia adornata di Statue.

Ericlea, Micisda.
Ericlea
Non può il Cor d'Ericlea
Così vil tradimento
Prence soffrir: Saprò di sdegno armata
Vendicar l'alta offesa:
Saprò punir l'indegno;
Premio della vendetta,
D'Ericlea sarà il cor, la destra, e'l regno,
Micisda
Al tuo sdegno Regina
Servirà l'amor mio. Della mia vita
Disponi pur. Rimiro già in Metalce
La tua beltà schernita. Io sono accinto
Ad eseguire i tuoi cenni
Vedrai chi t'ingannò punito, e vinto.
Ericlea
Nel mio grave periglio
A Te ricorro ò Duce, e allorche chiede
La vendetta il mio cor, t'offre mercede,
Micisda
Mi basti il tuo voler, così vedrai
Di fervido desir l'Anima accesa
Farsi di se magior nè l'ardua impresa
Così se non la sai ,
Di Micisda la fe conosceria.

Se il tuo bel labro
Chiede vendetta
Già mi diletta
La crudeltà.

Nel vendicarti
Vedrai qual sia
Dell'alma mia
La fedeltà.

Scena seconda

Metalce, Viridate, Ericlea in disparte.
Metalce
Nò Principe, Rosmene
Piegar non sà l'alma superba a i voti
D'un amor in cui vede
La man che le balzò dal Trono il Padre.
Nelle pene d'amore è il miglior bene
La lontananza: Al Soglio
Della Dania ti rendi, ove ti aspetta
Il Real Genitor per rimirarti
Sul crine invitto i trionfali allori.
Ericlea
(Empio! Vuole il rivale
Allontanar da suoi novelli amori.)
Viridate
Ed io potrei Signor trar lungi il piede
Da questa Reggia in cui
Il Sol degli occhi miei sparge il suo lume.
Metalce
Principe ov'è quel core . . . .
Ericlea
Eh! Che parlar d'amore
Non lice in questo giorno
A Metalce; che cinto
Di marziali allori,
Vuol sua gloria che attenda
A mieter palme, e non trattare amori.
(a Metalce.)
Non è così?
Metalce
(Costei m'annoja) e forse
Questo debole affetto
M'esce dal Core, in cui la gloria ingombra
Tutta la vastità de' miei pensieri.
Ericlea
Sù via, siegui la legge
Che ella ti detta: Alle mie chiome innesta
La norveggia Corona
E ritorna al tuo Ciel! Che chi hà le vene
Gonfie di Reggio sangue
Per dover, per ragione
Non mancano giammai Sposi, e Corone.
Metalce
De' miei vassalli, il sangue
Di questo Regno è il prezzo; ed io non cedo
Sì di leggieri un Trono
Che a me concesse il mio valore in dono.
Ericlea
Questo detta la gloria? Eh! dì infedele
Che serbi questo Trono
A Rosmene.
Viridate
(Che sento!)
Ericlea
Ingrato! e questa,
Questa è la fe giurata al mio gran Padre
Queste le nozze mie? Questo il mio Regno
Rosmene il sò, Crudele, entro il tuo core
Trionfa d'Ericlea.
Viridate
(E sia ciò vero?)
Metalce
Del mio core, io non rendo
Ragione altrui: Del tuo gran Padre all'ombra
Sù la via degli Elisi
La mia fede non pensa,
Ed è legge de i Rè la lor potenza.
Ericlea
Serba per altri rai
Quell'alma infida accesa
Che un dì d'avermi offesa
Forse ti pentirai
Ma non ti ascolterò.

Tu esulti ò traditore
Io piango i mali miei
Ma goderà il mio Core
Quando punir da i Dei
Il tuo fallir vedrò.

Scena terza

Viridate, Metalce, poi Rosmene in disparte.
Viridate
Metalce, allor ch'io t'apro
Con questa mano alla vittoria il varco,
A svellermi tu pensi
Dal sen Rosmene.
Metalce
E che? nel mio trionfo
Della Spoglia miglior pretendi il dono?
Viridate
Non vedrai, ch'io la ceda
Se col fulmine in pugno
La chiedesse il Tonante.
Rosmene
(Per me qui si contende.)
Metalce
Ed otterralla
Con lo Scettro alla destra
Un vincitor Monarca.
Viridate
Un ferro hò al fianco
Che mia raggion sostiene
Metalce
A me? a Metalce.
Viridate
Sì.
Rosmene
Gli sdegni, e l'onte
Abbian fine tra Voi: Principi io debbo
Malgrado alla presente mia fortuna
Dispor delle mie nozze.
Viridate
Empie già il sol sei volte
Col suo splendor tutte del Ciel le vie
Da che la fiamma illustre
Del sereno tuo volto il cor m'accese.
Rosmene
E' vero.
Metalce
Al primo raggio
Da sereni occhi tuoi svenai gli affetti
Gia sacri ad Ericlea.
Rosmira
(Empio!) grande olocausto!
Viridate
Tante lagrime parse . . . . .
Metalce
Le me reggie preghiere . . .
Rosmira
Tacete ormai di Sostrate son figlia
Voi nemici, e volete
Pretender il mio amor? folli tacete.

Scena quarta

Viridate, Metalce.
Viridate
Metalce
Metalce
Viridate? è quello il Core
Ch'io ti svelgo dal petto?
Viridate
Quella che a mio dispetto
Con lo Scettro alla destra, ottener chiede
Il Goto vincitor.
Metalce
La mia possanza
Saprà fiaccare il suo feroce orgoglio.
Viridate
Nò, finche viva Viridate; e Sposa
Tu la vedrai della mia Dania al Soglio.

Del mio valore al lampo
Non troverà mai scampo
Chi mio rival si fa.

E sosterrò da forte
A fronte della morte
L'amata mia beltà.

Scena quinta

Metalce, poi Sostrate.
Metalce
A Mè si guidi il priggioniero. E Voi
Itene, e in questo loco
Il Reale ornamento
Di cui poc'anzi mi spogliai, recate.
Vò tentare il suo Core
Col magnifico dono
Della perduta sua grandezza, e poi
De la figlia la destra a mè si niega,
Nel fiero Genitore
Incominci lo sdegno, ed il furore.
(portano alcune guardie due sedie un tavolino, ed un bacile con la Corona coverta: altre conducono il prigioniero Sostrate)
Sostrate
Da Sostrate che chiede
Il Goto vincitor?
Metalce
Dal suo gran Core
Altro non chiede che amistade, e amore.
Sostrate
S'altro a dir non ti resta
Metalce addio la mia risposta è questa
(in atto di partire)
Metalce
(Quanto deggio soffrir!) Senti
Sostrate
Che vuoi?
Metalce
Men fiero a mè una volta
Piacciati favellar: Siedi, e m'ascolta
Sostrate
(Sospettosa accoglienza.)
(siede Superbamente)
Metalce
Alfin conviene
Che risoluto io teco parli.
Sostrate
E bene?
Metalce
Nell'ultimo conflitto
Dell'armi nostre; rendere
Mè vincitor, tè oppresso
Piacque al destino.
Sostrate
Appresso.
Metalce
Io non più tuo nemico,
Benche mio prigionier sciolgo i tuoi lacci
Acciò libero il piede
Girassi in questa Reggia a tuo talento,
Ti sovviene? lo sai?
Sostrate
Sì, mel rammento.
Metalce
Ciò non basta: Conosci
Quella Reale Insegna?
Sostrate
Si la conosco, e in essa
Rimiro un bene infausto
D'incostante Fortuna
Metalce
Alle tue chiome
Da cui cadde la rendo.
Sostrate
Illustre dono
A chỉ non sà, che d'essa è assai più degna
Chì più ne hà lungi il Core
Metalce
Senti; frà sdegno, e amore
Mezzo non v'è frà grandi
Se di Rosmene alla mia destra annodi
La bianca man ti rendo amico il Soglio
Ma se disprezzi un nodo tal feroce
Da la falce crudel d'Atropo atroce
Trucidato cadrai.
Sostrate
Trucidato cadrò? Venga la figlia
(alle guardie, che partono.)
Al mio cospetto: A lei
Io spiegherò qual deggio i sensi miei
Metalce
Tu consiglia quel core: Un sol tuo cenno
Può render te contento, e me felice:
L'odio per te deponga
Che se la pace all'alma mia tu rendi
Da mè la vita, e libertade attendi.

Scena sesta

Rosmene, e detti, Viridate in disparte.
Rosmene
Real Padre al cenno
Ecco Rosmene
Viridate
(Io seguo
L'orme de la mia luce.)
Sostrate
Figlia, pria ch'io favelli;
Sai tu qual devi ubbidienza al mio
Risoluto voler
Rosmene
Legge più sacra
Non ebbi mai.
Sostrate
Sù questa destra in cui
Ancor v'è l'orma del mio Scettro, giura:
Inviolabil fede.
Metalce
(In sen mi sento
Gia lieto il Cor.)
Rosmene
La giuro;
Ed umile sigillo il giuramento.
Sostrate
Metalce il Goto vincitor mi scioglie
Dal piede i lacci. Gran mercè! mi rende
La norveggia Corona
Eccelso dono! Avvampa
Per Tè di puro amor . . . .
Metalce
Sostrate, basta:
A lei che l'alma adora
Dicesti assai.
Sostrate
Ma non è tutto ancora.
Viridate
(Misero mè, che ascolto!)
Sostrate
Alla tua mano
Ei la sua destra d'annodare ambisce
Guardami figlia in volto. Inoridisce
(s'alza)
All'audace richiesta il Cor d'un Padre
Pensa che quella destra,
A mè rapì lo Scettro:
Pensa qual tu nascesti, e quale io sia,
E temi in quella man la rabbia mia.
Viridate
(Respira il Cor.)
Metalce
(Son morto.)
Tanto dunque ò superbo
Me presente s'ardisce?
Sostrate
Metalce, ecco il tuo dono al piè mi getto
Lo premo lo calpesto
(getta al suolo la Corona, e la calpesta.)
Del mio gran Core un'atto illustre, è questo.
Metalce
Olà? sù gli occhi miei
Il superbo si sveni
Viridate
A! Ciò non sia
(impugna la Spada, e si pone in difesa di Sostrate.)
Rosmira
Deh! Cieli!
Metalce
E che tant'oltre
Puoi osare o Fellone? ambo svenati
Cadono a questo piè.
Rosmene
Pria di Rosmene
Non cadranno o inumano
Io farò loro scudo
Del collo inerme, e del mio petto ignudo.
(si pone Rosmira davanti a Sostrate, e Viridate.)
Metalce
Cosi sprezzato io son? Costei si svella
Da i prutervi rubbelli, e a la più orrenda
Carcere or sian condotti i rei felloni.
Rosmira
Ah! Metalce, se 'l brami,
Ecco il mio sangue
Metalce
No moran gl'infami.
(sono posti in ceppi Sostrate, e Viridate.)

Trucidate a queste piante
Empio Padre, ardito amante
Vi trarrà il mio giusto sdegno;
E nel vostro sangue indegno
L'ira mia s'estinguerà.
Fra i tormenti più spietati
Spirar l'alma o scelerati
Oggi il mondo vi vedrà.

Scena settima

Rosmene, Sostrate, e Viridate.
Sostrate
Amico Viridate, io ti negai
Di Rosmene le nozze in onta ancora
Della grandezza mia quanto ti vidi
Al fier Metalce in amistà congiunto:
Or ch'è comun tra noi l'odio di lui
Di mia figlia le nozze
All'inimico di Metalce io dono
Viridate
Ne m'inganni Signor? deh! fortunate
Mie fatali agonie.
Sostrate
Rosmene, e che? tu piangi?
Rosmene
Padre, di debolezza
Puoi tu accusarmi allor che un nuovo aggiungi
Titolo di giustizia al pianto mio?
Viridate
E invidiar potresti o mia diletta
Questo estremo piacere alla mia fede
Di morire tuo sposo! Ah! non è degna
Delle lagrime tue questa fortuna
Ma già gli empi Custodi
(si accosta una guardia a sollecitarli.)
Ne affrettano al supplizio
Rosmira
Oh! di funesto!
Sostrate
Parto Rosmene, e se mai fosse questo
Di mia vita infelice ultimo giorno,
Te del mio core erede
Con questo amblesso, e de' miei sdegni io chiamo
E tu Prence, di questa
Principessa infelice:
Il Carattere prendi
Seco di Real Padre, ed amoroso
E in mia vece l'innesta a quel di sposo.

Vado a morte, a te la figlia
Lascio a te gli affetti miei
Tu rammentati chi sei
Col dover tu ti consiglia
Il mio sangue vuol vendetta
A voi parla il Genitor.

Cosi solo negli Elisi
Avrà pace l'alma mia
Così solo in compagnia
Non andrai del suo dolor?
Rosmene
Sento svellermi il cor.
Viridate
Parto Rosmene:
Ma non funesti intanto
Le mie prime fortune il tuo bel pianto.
Rosmene
All'agonie Padre, e del Consorte,
Come mio Viridate
Mai negarlo poss'io?
Viridate
Mio dolce amore.
Rosmene
Amato sposo,
Insieme
Addio.
(parte Viridarte)

Scena ottava

Metalce, Rosmene, che piange.
Metalce
Ecco appunto Rosmene:
A quel core di smalto
Porti schernito amor l'ultimo assalto
Principessa?
Rosmene
Tiranno.
Metalce
Pende su le cervici
Di Viridate; e Sostrate il più fiero
Fulmine del mio sdegno: Or qui risolvi:
Tergi quel pianto, che ogni induggio è vano
Brami tu la lor morte, o la mia mano?
Rosmene
(Ahi! rio fatal momento!)
Io non ricompro un padre, ed uno sposo,
A prezzo di viltà, di tradimento
Metalce
Ite dunque o Ministri,
Svelgansi a Viridate
Gli occhi superbi onde Rosmene accese
Questa vorace fiamma.
A Sostrate si strappi
L'altera lingua onde il comando uscio
Di quest'odio protervo.
Rosmene
Ah! fermate. Spietato ascolta i voti
Delle lagrime mie. Ne' petti augusti
Rispetta quel carattere sublime,
Che pien d'onor la tua grand'alma adorna
Te'l chiede questo amaro
Sangue de le mie vene.
Metalce
Nel pianto tuo Rosmene
Qualche parte s'estingua
Dell'ira mia: La mia vendetta adempia
Una vittima sola: Or tu la scegli
E qual d'esse recar la rea cervice
Debba su l'ara atroce
Su quel soglio fatal tu stessa scrivi
Rosmene
(Orribile pietà!) la destra infausta
Pria mi tronca o crudel . . .
Metalce
Se ciò ricusi,
Mi caderanno al piede ambo svenati
Rosmene
Svenali sì crudel , ma in questo core
In cui furono impressi
Dalla natura l'un, l'altro da Amore.
Metalce
Olà! si tarda ancora? Itene o fidi,
Trucidate i felloni, e qui recate
D'ambi il core palpitante, e semevivo
Itene a volo
Rosmene
Ah ferma ch'io scrivo
(siede Rosmira al tavolino.)
Mora . . . ma chi? tolgan gli Dei che imprima
Al Genitor fatali
Portentosi Caratteri di figlia
Mora dunque . . . Chi mai? l'idolo mio?
Ah prima inarridisci
Funesta man! se v'è clemenza in Cielo
Perche non cade un fulmine, e risolve
La Reggia in fumo, e te spietato in polve?
Metalce
Questi inutili sdegni
Affrettan la lor morte
Rosmene
Ecco . . . (barbara sorte!)
Già segno di Caratteri funesti
L'orribil foglio . . . Ah fiera man che tenti
Deh! Metalce, pietà . . .
Metalce
Chi altrui la niega
Ottenerla non speri.
Rosmene
Strappami prima il cor.
Metalce
Vo che il dolore
Quest'officio m'usurpi.
Rosmene
Ah Carnefice ingiusto!
Sì scriverò, ma tingerò col sangue
Dell'idra, o nelle spume
Di Cerbero crudel la penna infame
Sì scriverò, ma recherò quel foglio
Tutta furor di radamanto al Trono
Per chiamar contro te l'inferno in lega
Lo spiegherò in vessillo
Di vendetta alle furie: Ebra, baccante
Irriterò per lacerarti il core
Quanti mostri a Cocito, e il peggior d'essi
Ch'è l'insano dolor, che mi divora
Scrivo Tiranno. Viridate mora.
(scrive.)
Metalce
Mora il rivale, e di cotanto orgoglio
Doverò al mio trionfo a questo soglio.
(prende il foglio, e parte.)

Scena nona

Rosmene.
Rosmene
Che feci mai? che scrissi?
Viridate morrà? Mano spietata!
Deh! Come! Come mai,
La sentenza crudele empia scrivesti?
Ah! che tu mi rendesti
Oggi l'odio del Mondo!
Tu d'ogni estremo mal l'orrida immagine.
Si voi, crudeli erinni
Questa destra brugiate
Con le cruenti faci
Laceratemi il core indi recate
Là ne' profondi abbissi
Lo spirto mio. Che feci mai? che scrissi?

Chi mi sgrida chi mi dice
Mostro fier di crudeltà
Per te piango in braccio a morte
Se tu sei del mio Consorte
Ombra cara, ed infelice
Taci o Dio
Taci e mira il mio dolor.

La mia barbara pietade
Il perduto mio contento
Brama smania e pentimento
Stanno accolti intorno al cor.

Fine dell'Atto Secondo.

ATTO TERZO

Scena prima

Prigione orrida.

Viridate incatenato indi Ericlea.
Viridate
Ombre meste oscuri orrori
Che ascoltate miei sospiri
Per pietà de' miei martiri
Apprendete a sospirar.
Ericlea
Principe avverso fato
Infelice ti fà, ti vuole oppresso.
Viridate
Non può tanto la sorte
Sul Cor di Viridate, a me nemica
Con mano ingiusta troncherà lo Strame
Di fragil vita, è ver! ma il darmi morte
Non è farmi infelice: Ella a se stessa
Da sola l'alma mia pena è consuolo..
Ericlea
Ma l'alma appunto offesa
Dal rigor di fortuna, oggi dal duolo,
Forza non troverà che la difenda.
Viridate
E come?
Ericlea
Il fier Metalce,
Oggi al Tempio, Rosmene
Di Sposo stenderà la destra infame.
Viridate
Come possibil sia!
Ericlea
Il solenne apparato
Per le nozze fatali,
(Ah! peno a dirlo,) preparar vid'io.
Viridate
Ah tradito amor mio, nemico Cielo.
Ah! Rosmene infedele!

Scena seconda

Sostrate, che viene dal fondo della prigione e detti.
Sostrate
Infedele Rosmene! E come?
Viridate
Al Tempio
Ella già s'incamina
Per impalmar Metalce: Ecco, Ericlea
L'infausta nuova a noi recò . . .
Sostrate
Dell'empia
Incenerite pria l'indegna destra
O' giusti Dei . . .
Ericlea
No Sostrate, che i Numi
Ne porgeranno aita.
Già un mio fedele irrita
Il cor di quei che in petto
Serban del mio gran Padre il nome impresso:
Uniti questi a' tuoi fedeli; all'empio
Argin faranno, onde non entri al Tempio.
Viridate
Deh! per pietà Ericlea . . . . . .
Sostrate
Tu del Tiranno
Opprimi o Principessa
Il barbaro attentato.
Ericlea
Vedrà lo scelerato,
Se il Cielo arride alla mia giusta impresa
Tutto il furor d'una Regina offesa.
(parte.)

Scena terza

Söstrate, Viridate, indi Micisda.
Viridate
Si enorme tradimento
Di Sostrate la figlia
Dunque commetter mai potrà!
Sostrate
No Prence,
S'ella si rende rea d'un tal delitto,
Non chiamarla mia figlia. A' potess'io
Frangere questi ceppi,
E del tiranno al barbaro cospetto
Girne superbo, a trargli il Cor dal petto..
Micisda
Viridate?
Viridate
Micisda?
Micisda
A Tè Metalce questo foglio invia;
Leggilo pur.
Sostrate
(Che sarà mai!)
Viridate
(Che sia!)
(Legge.)
Viridate, qui leggi,
Dall'ingrata Rosmene
Qual premio ottenne il tuo costante amore:
Credo, che ben ravvisi
Il Carattere infausto: Ella è che scrisse
La rea Sentenza
Viridate mora.
E vivo! E spiro!
Sostrate
A' crudele, inumana!
Indegna figlia!
Micisda
Prence, non accusar di crudeltate
Un'atto di pietate a questo prezzo
Ricomprare fù d'uopo
La Reale tua vita.
Sostrate
Ed io viver dovrò, mercati a prezzo
Del sangue a me più caro,
Da un'empio vincitor giorni servili?
Ah! pria . . . .
Viridate
Signor t'acqueta; un miglior dono
Meritar non saprei da una tua figlia
Che morire per Te: Ma ch'ella sposa
Şia di Metalce, ad onta
Del tuo voler, del mio costante amore;
Tolerarlo non sò.
Sostrate
Nò' Viridate,
Nè tu morrai, nè l'empia
D'altri sarà che tua.
Micisda
Del vostro impegno.
Principi generosi
Anche a parte son'io. Già buona parte
Delle Norveggie schiere
Pende da cenni miei: Pronti Esiclea
Contro il tiranno a i suoi seguaci ancora:
Ella vuol, d'ira accesa
Ch'oggi sia tua Rosmene, e l'empio mora.

Dopo il periglio
Della tempesta
Col suo naviglio
Se giugne in Porto
Lascia il nocchiero
Di sospirar.

Così felice
Dopo il dolore
Non saprà il core
Che sia penar.

Scena quarta

Sostrate, Viridate, indi Rosmene.
Viridate
Principe, di Micisda
Spero che il Cielo al gran disegno arrida;
Ma tolerar non so Rosmene infida.
Sostrate
Di Metalce la destra,
Ella non stringerà.
Viridate
Cieli, che vedo!
A' noi vien la crudele!
Rosmene
Padre, Sposo . . . . . .
Sostrate
Alma vile!
Viridate
Alma infedele!
Sostrate
Avvilirti?
Viridate
Tradirmi?
Rosmene
Che avvilir? Che tradirti?
Ah! per pietà m'udite.
Sostrate
Fuggi dagli occhi miei.
Viridate
Non voglio udirti.
Rosmene
Numi, che crudo affanno!
Viridate
Tu Sposa del tiranno?
Rosmene
A mè!
Sostrate
Tu a Viridate
Segnar la morte?
Rosmene
Oddio!
Che far dovea, se già la Parca irata . . . . .
Sostrate
Taci.
Viridate
Chiudi quel labro.
Sostrate
Infida!
Viridate
Ingrata!
Rosmene
Padre . . . .
Sostrate
Non vò ascoltarti.
Rosmene
Sposo . . . .
Viridate
Infedel, Tiranna.
Rosmene
Ah! che il pentier v'inganna.
(a Viridate)
Caro, lo sanno i Dei . . . . .
Viridate
Fuggi dagli occhi miei.
Rosmene
(a Sostrate)
Signor, son rea; ma senti . . . .
Sostrate
Volgi da me que' lumi.
Rosmene
(a Viridate)
(Vorrei morir!) Cor mio . . . .
A Te son fida.
Viridate
Menti.
Rosmene
(Che pena è questa oddio!)..
Viridate
Anima senza fè.
Rosmene
(a Sostrate)
Deh! per pietade . . . . .
Sostrate
Parti.
Non v'è pietà per Tè.
Rosmene
(Barbari, ingiusti Numi!
La morte mia dov'è?)
Rosmene
Ah! Genitor, s'io scrissi . . .
Sostrate
Taci. Non han gli abissi
Mostro maggior di Tè.
Rosmene
Già ch'io ti fui spietata,
Aprimi o caro il seno.
Viridate
Vanne al tuo sposo ingrata;
Involati da Mè.
Rosmene
(Cieli pietosi, almeno
Parlate Voi per mè.)

Scena quinta

Tempio illuminato, con Simulacro ed Ara in mezzo sovra di cui arderà la fiamma Nuzziale.
Che poi si spegne, e s'oscura il tempio.

Metalce, ed Ericlea.
Metalce
Adunque, Viridate,
Offeso che Rosmene
A' lui segnò la morte,
Vuol della Dania al soglio,
Volger il piede?
Ericlea
E Sostrate,
Pur che mentre egli viva
A lui si ceda di Norveggia il Trono
A Te concede la sua figlia în dono.
Metalce
E tu v'assenti?
Ericlea
Pure,
Che Tu al Gotico Ciel volga le piante
Ad altra sposa, e amante
Porgi la man, ch'io son contenta.
Metalce
Or vanne
Questi è il reale impronto.
Dal carcere sian tratti i prigionieri,
E a me Sostrate venga: i passi affretta.
Ericlea
Vado. (vedrai qual sia la mia vendetta.)

Vedi ingrato è pensa oh Dio
Che il mio cor nel suo contento
Pensa solo al tuo Gioir.

Ma nel sen del Idol mio
Tant'amore, e fedeltade
Non risveglia la pietate
Del ingiusto mio languir.

Scena sesta

Metalce poi Rosmene accompagnata dalle guardie.
Metalce
Par che per me le Stelle
In men torbido Ciel splendan Serene
Rosmene
(Ecco il tiranno: ahi vista!)
Metalce
Al fin Rosmene,
Eccoci al Tempio, avanti al Simulacro
Che de Regi è sembianza.
Rosmene
E da me che pretendi?
Metalce
Viridate
Più, non morrà, ma della Dania al Cielo
Ei ritornar sol chiede,
Nulla curando, più il tuo amor la fede.
Rosmene
E sia ciò ver! giorno per me funesto!
Ahi! qual per me, nuovo Martire è questo.
Metalce
A me porgi la destra
Rosmene
Ah! pria s'inaridisca
Che a te crudel la doni.
Folgori lampi è tuoni
Cadan pria sul tuo crin.
Metalce
Raffrena o bella
Li sdegni tuoi, perche l'orgoglio insano
Vuoi del Padre imitar! Cortese accogli
Del Amor mio l'invito
Ne irritar piu d'un Re, l'Amor schernito.
Rosmene
T'inganni in questo petto
Serbo del Padre la ferocia impressa
E abbiam nel aborirti un'alma istessa.
Che far tu poi, su via tiranno, ardisci
Svenami il Genitore, e di Catene
Questo mio piede opprimi
Tenta la mia fortezza
Con flagelli, con fiamme, anzi con quanto
D'Orribile a l'inferno,
Che in faccia a lor t'abborrirò in eterno.
Metalce
Tanto crudel non son, rifletti solo
Che le tue nozze io bramo
Rosmene
Io la tua morte
Metalce
Ti sovenga . . .
Rosmene
La morte d'un Germano
Metalce
Pensa che io son . . .
Rosmene
Metalce
Metalce
E tu
Rosmene
Rosmene
Metalce
Questa austera virtù meglio consiglia
Tu sai, che Amante io son
Rosmene
Io che son figlia
Metalce
Volgi a me le vaghe ciglia
Sò per te son tutto amore
Tanto sdegno o Dio perche!
Rosmene
Traditor chi ti consiglia
Son nemica t'odia il core
Tu lo Sai che vuoi da me?
Metalce
Dimmi o cara in che ti offesi
Rosmene
Va tiranno troppo intesi
Metalce
Deh pietà delle mie pene
Rosmene
Rendi a me le mie Catene
Metalce
Io mi struggo
Rosmene
Io ti fuggo
Insieme
Questo è duol questo è martir
Giusti numi che scorgete
Il dover / La pietà che serbo in petto
L'alma mia voi difendete
Date fine al mio lauguir.

Scena settima

Micisda, e detti.
Micisda
Signor, sdegnato
Contro Te il popol tutto,
Quasi fiamma vorace
Le tue schiere divora;
E ogn'uno grida: Il fier Metalce mora.
Metalce
Ah! tradito son io.
Rosmene
(Oh giusti, Eterni Dei!)
Metalce
Micisda, vanne;
Te duce di mie schiere eleggo: Io voglio,
De' ribelli felloni
Oggi punire il contumace orgoglio.
Micisda
E mia gloria il servirti.
Vado a volo Signor, (Ma per tradirti.)
Metalce
Crudo Ciel! numi ingusti! e tu trionfa
Esulta pur spietata
In vedermi tradir.
(si và oscurando il Tempio e si sentono tuoni e lampi.)
Rosmene
Del ciel severo
Guarda infame il castigo
Degli enormi tuoi falli!
Metalce
(Ah! troppo e vero!)
Quale orror! qual spavento! In cielo scritto
Par che legga il mio scempio!
Scempio dovuto al mio crudel delitto.

Trema il Cor s'oscura il ciglio
Manco il piè mi veggo intorno
Col terror del mio periglio
Dove fuggo?
Ciel nemico infausto giorno
Si la vita io perderò.

Il morir non mi spaventa
E pur temo, e in sen mi sento
Un insolito tormento
Ch'io l'intendo, e dir no'l sò.

Scena ottava

Rosmene.
Rosmene
Per il crudel tiranno,
Peglioso è il tumulto!
Secondate voi stelle il grande insulto
Ma del mio ben che sia?
Se di Metalce i detti
Veraci fur, che pensa abbandonarmi;
Che più tardo a svenarmi?
Se fur mentiti, un mio timor mi dice,
Che spirò l'infelice! Ahi sventurata,
Che far dovrò? chi mai provò, del mio,
Duolo più acerbo, e rio?
O Viridate! o barbaro tormento!
Perche in vita mi lasci? Ah sei pur lento,

Perche non m'uccidi
Spietato martoro?
Se adesso non moro,
Deh! quando morrò!

Se a tanti martiri
Resiste il mio core;
Che uccida il dolore
Più creder non vò.

Scena nona

Portici alla Gotica della Reggia di Metalce, e da un lato parte della Città.

Al suon di trombe, e tamburi, si vedranno scorrer függitive per entro i sù scritti portici alcune schiere Norveggie incalzate da Goti: entrati, che saranno, verrà fuori Micisda con spada nuda in mano, indi Ericlea.
Micisda
Avverso ciel! nemica sorte! stelle:
Deh! perche permettete,
Che de' Goti superbi
Oggi trionfi la baldanza audace?
Ericlea
Micisda, tu qui solo?
Micisda
Ah! siam perduti:
Vedi fuggir le nostre schiere!
Ericlea
Ah! dove,
Dove son giusti Numi i vostri ajuti?
Micisda
Ma Viridate, e Sostrate,
Liberi già, conducono altre schiere:
Vado a incontrarli.
(entra)
Ericlea
O Dei!
Voi guidate il lor braccio, e i desir miei.
(si ritira.)

Verranno da una parte in Scena i trionfanti Goti, fugando i Norveggi. Indi dall'altra usciranno condotti da Sostrate, e Viridate, con Micisda altre schiere Norveggie, che attaccheranno i Goti, i quali dopo il combattimento, rimarranno viinti da Norveggi: Viridate, e Micisda entreranno combattendo con due Goti: Indi Sostrate battendosi con Metalce.
Sostrate
Invan resisti al mio furor.
Metalce
Cadrai
Superbo a questo piè.

(Dopo qualche azione cadrà Metalce; e Sostrate venendoli sopra verrà alla presa, e puntandogli la sua spada nel petto, gli dirà:)
Sostrate
Cedi quel ferro,
O nel tuo sangue indegno . . .
Metalce
Ah! Numi ingiusti!
Cedo al vostro furor.
(Cede il brando in mano a Sostrate.)
Ericlea
Già l'empio è oppresso.
Sostrate
Olà! fra lacci avvinto
Sia l'inumano.
(le guardie incatenano Metalce.)
Viridate
Sostrate, abbiam vinto,
Metalce
(Fier destin!)
Sostrate
Dell'iniquo
Usurpator di mia Corona; vedi!
Come freme l'orgoglio?
(mostrandogli Metalce.)
Viridate
Impara indegno
A rapir l'altrui spose.
Sostrate
E l'altrui Regno.

Pur cadenti al fin dal soglio:
Pur ti vedi o mostro altero
Priggioniero
A questo piè.

Pria superbo di tua sorte,
Dispietato, e pien d'orgoglio
Minacciavi a me la morte
Or la morte avrai da me.

Scena ultima

Rosmene, che s'incontra con Sostrate, e tutti.
Rosmene
Dove o Padre?
Sostrate
Alma rea!
Vanne al tuo sposo: Il mira?
(mostrandoli Metalce.)
Stringilo pur.
Ericlea
No Sostrate; Innocente
E' la Figlia; ella a forza
Fu da Metalce tratta al Tempio.
Rosmene
Ed io
Potea Padre tradir l'Idolo mio?
Sostrate
Viridate l'ascolti?
Viridate
Or, che il Tiranno
E' vinto, sol di pace
Fra noi si parli.
Ericlea
E' giusto: se ti piace
Sostrate, di Rosmene
Oggi sia Viridate:
E tu ritorna di Norveggia al Trono.
Viridate
E tu rendi Ericlea
Degno Metalce almen del tuo perdono.
Ericlea
Troppo m'offese.
Metalce
Sostrate, Rosmene;
Vostra eroica virtù, rende più grande
L'orror del mio delitto, e insano ardore;
Ond'io bella Ericlea
Perdo in mia pena, e le tue nozze, e'l core.
Rosmene
Non più, cessin le gare.
Regni in Norveggia Sostrate, ed al fianco
Di Metalce, Ericlea
Sovra il Trono de'Goti aspetti intanto
Il Paterno retaggio.
Viridate
Facciasi.
Eridate
Il gran decreto
Io quì raffermo.
Sostrate
Io lo soscrivo insieme.
Micisda
(Oh! delusa mia speme!)
Sostrate
Sia ragion. Sia vittoria, o pur sia dono
Per l'illustre Ericlea
Sarò custode, e non Signor del Trono.
Tutti
Con Eco giuliva
Risponda ogni riva
Al nostro piacer.

Già il Fato sdegnato
Arride placato
Al nostro goder.

Fine del Drama.


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Ultimo aggiornamento 10 marzo 2026