Sinfonia n. 5, op. 50


Musica: Carl Nielsen (1865 - 1931)
  1. Tempo giusto - Adagio
  2. Allegro - Presto - Andante poco tranquillo
Organico: 3 flauti (3 anche ottavino), 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, controfagotto, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, piatti, tamburo piccolo, triangolo, tamburo basco, celesta, archi
Composizione: 1920 - 1922
Prima esecuzione: Copenhagen, Odd Fellow Palæet, 24 gennaio 1922
Edizione: Borups Musikforlag, Copenhagen 1926
Dedica: Vera e Carl Johan Michaelsen
Guida all'ascolto (nota 1)

Carl Nielsen è considerato uno dei più significativi musicisti danesi del Novecento e la sua personalità è legata profondamente alla cultura nordica, anche se a volte non mancano nei suoi lavori sinfonici e cameristici certi richiami a modelli tardo-romantici tedeschi. Figlio di un musicista dilettante, Nielsen a 14 anni divenne suonatore di tromba nella banda militare di Odense. Con l'aiuto finanziario di alcuni amici egli entrò nel 1884 nel Conservatorio di Copenhagen, dove studiò il violino e fu allievo di Wilhelm Gade, personaggio rappresentativo della vita musicale danese del tempo. Fu violinista della cappella di corte, insegnante dello stesso Conservatorio da cui era uscito, assumendone più tardi la direzione. Svolse anche attività di direzione d'orchestra, tenendo concerti non solo in Danimarca, ma in Olanda, Germania, Svezia e Inghilterra. Compositore fecondo in quasi tutti i generi, egli ha scritto, tra l'altro, due opere: Saul og David (1902) di gusto antiverista e Maskarade del 1906, tratta dalla commedia classica di Ludwig Holberg e caratteristica espressione dell'umorismo danese. Più conosciuta fuori dai confini della propria terra è la sua produzione cameristica e sinfonica, in cui è presente il canto popolare scandinavo, arricchito da elementi impressionistici e armonicamente spinti fin sulle soglie dell'atonalità. Le sue sinfonie furono sei e alcune di esse recano un titolo specifico a mò di programma psicologico, come "I quattro temperamenti" per la seconda (1901-1902), "La espansiva" per la terza (1910-1911), "L'inestinguibile" per la quarta (1914-1916) e "La semplice" per la sesta (1924-1925). La Sinfonia n. 5 fu scritta nel 1921-'22 e presenta una concezione espressiva personale e segnata da un vivace travaglio della modulazione tonale e da una attenta elaborazione della struttura formale, sorretta a volte da una densa scrittura orchestrale. Tale sigla inventiva si avverte sin dal primo movimento della sinfonia, aperta dalle armonie delicate e oscillanti delle viole e dei fagotti, che confluiscono poi in una più robusta tessitura strumentale, sino a sfociare in un ritmo ostinato e incalzante, marcatamente evidenziato dal tamburo e dai timpani. Poi man mano tutto si acqueta e si ricompone in un'atmosfera sonora indicata dalla tonalità di sol maggiore. L'Adagio è contrassegnato da un ampio tema cantabile, allargato e potenziato in maniera ascensionale da tutta l'orchestra e in specie dalla percussione, dai corni e dai tromboni. Alla fine un assolo di clarinetto si proietta come una pallida luce su un paesaggio notturno. L'Allegro in tempo 3/4 esplode con un ritmo energico e assume una pienezza orchestrale di lontana ascendenza tardo-romantica, pur tra frastagliate uscite tematiche dell'oboe e degli archi, oltre che dei fiati. Il Presto in fa minore è un vigoroso tempo fugato, mentre il successivo Andante un poco tranquillo costituisce un momento di riflessione e di riposo dopo una lunga e faticosa scalata. L'orchestra riprende il sopravvento con forza e vigorose strappate nell'Allegro in si maggiore, in cui si ricapitola il senso di ottimistica visione della vita, emergente come un filo rosso in tutto il sinfonismo di Nielsen.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 28 maggio 1987

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Ultimo aggiornamento 22 novembre 2018