Quintetto per fiati, op. 43


Musica: Carl Nielsen (1865 - 1931)
  1. Allegro ben moderato (mi maggiore)
  2. Minuetto (la maggiore)
  3. Preludio. Tema e variazioni - Adagio (do minore). Un poco andantino (la maggiore)
Organico: flauto, oboe (anche corno inglese), clarinetto, fagotto, corno
Composizione: 1922
Prima esecuzione privata: Gothenburg, casa di Herman e Lisa Mannheimer
Prima esecuzione pubblica: Copenhagen, Odd Fellow Palæet, 9 ottobre 1922
Edizione: Wilhelm Hansen, Copenhagen 1923
Dedica: ai membri del quintetto di fiati di Copenhagen
Guida all'ascolto (nota 1)

Il Quintetto op. 43, Fs 100 di Carl Nielsen è un lavoro particolarmente conosciuto dagli strumentisti a fiato, oltre che piuttosto eseguito in sala da concerto soprattutto per la particolare qualità compositiva, in grado sia di mettere in risalto le individualità caratteristiche di ogni strumento, sia di garantire un dialogo corale e coerente nel gruppo dalla particolare efficacia. Nielsen lo scrisse per amici strumentisti, i solisti del Copenhagen Wind Quintett. Per loro mise in partitura una musica quasi ad personam, in grado di tener conto delle loro caratteristiche, musicali e individuali, se è vero, come ricorda il biografo Robert Simpson, che «la passione di Nielsen per i fiati era legata strettamente al suo amore per la natura e al fascino di vivere e respirare le cose; profondamente interessato ai caratteri umani, compose deliberatamente per i cinque amici a tal punto che ogni parte è stata pensata sagacemente per soddisfare e riflettere la personalità di ognuno». Si parte dall'Allegro moderato, strutturato in forma sonata. Il fagotto fa sentire il primo, placido tema in mi maggiore, subito infiorettato dai gentili e fluidi commenti degli altri fiati e poi ulteriormente filtrato ed elaborato in una miriade di segmenti e spunti motivici derivati, ora annuenti, ora bizzosi e impettiti, ora torniti e fluidi; il secondo tema è rotondo e avvolgente, presentato dal corno nel tono di re minore e poi passa, a turno, ad altre asserzioni soliste; strada facendo risulta sempre, come il primo tema, molto "lavorato" e contrappuntato da passi, spunti e idee originali che continuamente lo innervano e lo sostengono; la Ripresa dell'esposizione è ulteriormente estesa ed amplificata tramite una dolce frase finale di epilogo tutta riverberante l'impronta del tema principale a confermare, come carattere, il quieto tono di fondo. Nel secondo movimento ecco un delizioso Minuetto d'impianto del tutto neoclassico, con il primo tema affidato al clarinetto contrappuntato dal fagotto, mentre il secondo tema, di fatto derivato, nella linearità melodica, dal primo, è presentato tramite un bel duetto esibito tra flauto e oboe. Prima della fase centrale del tempo - un Trio di asciutta essenzialità che funziona da diversivo - si sente ancora il refrain del primo tema che conclude con tono pastorale la prima sezione. Infine il ritorno in da capo del Minuetto, concluso da una bella frase aggiunta di coda. Giungiamo al tempo di commiato, un Preludio dai tratti a volte cupi e claustrali, ricco di asserzioni, frasi in recitativo, passi rintoccanti ed echeggianti. Dopo questo severo e mistico preambolo, ecco farsi strada un tema di straordinaria levità e dolcezza, che coincide con il tema delle variazioni del Quintetto: si tratta di un'arcuata cornice armonico-melodica che si caratterizza per il tono suggestivo e il soave trasporto, matrice musicale presa testualmente da un'altra opera di Nielsen, il Corale "Min Jesus, lad mit hjerte fa" (O mio Gesù, rendi il mio cuore pronto per amarti). Giungono le variazioni. Se la prima è affidata al timbro grave del duo corno-fagotto, la seconda vede spiccare all'inizio il flauto, che diviene però presto un autentico trascinatore in grado di suscitare la vivacità dell'intero gruppo, impegnandolo in elfiche movenze di danza; la terza vede aleggiare un tema fascinoso interpretato da oboe e flauto, la quarta è una vivace fanfara a cinque con il tema delle variazioni rivisitato in appuntiti rimbalzi su note ribattute del gruppo strumentale; la quinta variazione, puntillistica e icastica, tocca toni grotteschi nel clownesco battibecco tra clarinetto e fagotto, l'Andantino con moto con la variazione n. 6 risulta calmo e sereno, mentre la n. 7 è un liquido soliloquio del fagotto; l'ottava variazione, sopra un bordone di sostegno di corno e fagotto, è fascinosa e vagamente esotica e la nona lascia il corno solo alle proprie meditative asserzioni; la variazione n. 10 (Allegretto) è di nuovo fluida e scorrevole sopra il tappeto sonoro predisposto da Nielsen, mentre la 11 è uno spigliato Tempo di Marcia di stampo bandistico, però ironica e dal disegno un po' caricaturale. Nell'Andantino festivo finale si risente fedelmente il profilo originale del tema delle variazioni, a coronare simbolicamente, col suo ritorno, l'articolato polittico musicale di Nielsen.

Marino Mora


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 299 della rivista Amadeus

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Ultimo aggiornamento 26 novembre 2021