Concerto per clarinetto e orchestra, op. 57


Musica: Carl Nielsen (1865 - 1931)
  1. Allegretto un poco
  2. Poco adagio
  3. Allegro non troppo
  4. Allegro vivace
Organico: clarinetto solista, 2 fagotti, 2 corni, tamburo piccolo, archi
Composizione: 1928
Prima esecuzione: Copenhagen, Odd Fellow Palæet, 11 ottobre 1928
Edizione: Skandinavisk og Borups Musikforlag, Copenhagen 1931
Guida all'ascolto (nota 1)

Nel 1921 il compositore danese Carl Nielsen, ascoltando il Quintetto a fiati di Copenhagen che provava musica di Mozart, rimase colpito dalla bellezza del suono e dalla musicalità del gruppo. Entrato in confidenza con i membri della formazione, scrisse per loro nello stesso anno il suo Quintetto e si lasciò strappare la promessa di comporre un concerto per ciascuno dei loro strumenti. In realtà portò a termine solo un concerto per flauto, nel 1926, e due anni dopo un altro per clarinetto, che tra l'altro fu la sua ultima opera orchestrale su larga scala.

Il Concerto per clarinetto, scritto per Aage Oxenvad (primo clarinetto dell'Orchestra della Cappella Reale danese), è una vera sfida per l'esecutore, al quale richiede alte prestazioni tecniche e stilistiche: esplora infatti tutti i registri dello strumento, sfrutta a fondo la sua flessibilità dinamica e le sue diverse capacità timbriche, e tiene peraltro conto della maniera peculiare con cui suonava il clarinetto Oxenvad, un esecutore - per quanto ci informano le testimonianze verbali e sonore dell'epoca - dal fraseggio appassionato, con un suono, un'espressività, un rubato del tutto particolari.

Il Concerto di Nielsen adotta un organico inconsueto, quasi cameristico: l'orchestra è costituita, oltre che dagli archi, solo da due fagotti, due corni e un tamburo. A quest'ultimo strumento spetta - oltre che ovviamente al clarinetto solista - un ruolo da protagonista. I due strumenti in evidenza, il clarinetto e il tamburo, sono proprio quelli che nella Quinta sinfonia di Nielsen rappresentavano le forze del male e della distruzione; ciò non stupisce quando si consideri che l'intero Concerto è caratterizzato da contrasti, da episodi turbolenti, da passaggi aspramente dissonanti che non escludono, è vero, episodi lirici, ma che non lasciano loro uno spazio troppo ampio. Questa concezione dualistica e "combattiva" delle forze in campo è supportata da un linguaggio musicale complesso, che riflette l'inclinazione di Nielsen per il modernismo emersa negli anni Venti.

Il Concerto è in un unico movimento, ma al suo interno è possibile distinguere almeno quattro parti differenti, che si possono anche considerare quattro movimenti fusi insieme. Il tema più significativo è presentato, all'inizio del Concerto, dai bassi dell'orchestra (Allegretto un poco). È un tema basato sull'intervallo di quinta, dal ritmo ben squadrato, un tema un po' goffo con le movenze quasi di una danza contadina, che viene subito ripresentato dal clarinetto solista, il quale lo fiorisce rendendolo più aggraziato. L'orchestra sembra avvertire come un'intrusione l'ingresso del solista: reagisce perciò provandosi a riaffermare il tema principale, ma il tentativo sortisce un episodio contrastato, nel quale il clarinetto e l'orchestra si fronteggiano con una serie di vive e rapide contrapposizioni timbriche e motiviche.

Sin da questo esordio emerge la cifra distintiva del Concerto, che è basato sul principio del contrasto più che su quello del dialogo o della reciproca interazione. La contrapposizione è tonale innanzitutto: il tema d'esordio è in fa maggiore, la tonalità d'impianto del Concerto, ma il tentativo orchestrale di riaffermare il tema è nella lontana tonalità di mi maggiore (come accade spesso in Nielsen, le tonalità diverse da quella d'impianto sono avvertite come una minaccia). Poi c'è la contrapposizione tra solista e orchestra, che si fronteggiano come fossero in guerra, dando origine anche a dissonanze molto aspre. Infine c'è uno spiccato contrasto tematico: sia la nuova idea che interviene sia il tema secondario alla dominante hanno un carattere lirico, fortemente espressivo, che contrasta con la propulsione motoria e il vigore del tema d'apertura. Un'incisiva, ampia cadenza del clarinetto prelude alla ricapitolazione, nel corso della quale continua il conflitto tonale e tematico verificatosi fino a questo momento.

Tutta l'impostazione del Concerto, del resto, riflette una concezione profonda di Nielsen, che interpreta la musica come il campo di un conflitto, come una lotta dall'esito incerto: qualcosa di simile a un'antica saga nordica. Siamo, qui, agli antipodi della leggerezza vacua o del virtuosismo brillante alla francese, che Nielsen detesta come manifestazioni di superficialità. Si comprende allora come Nielsen dissemini nel suo Concerto episodi dall'effetto quasi "brutale" come il passo in cui il clarinetto è contrapposto al solo tamburo {«violentemente agitato», è scritto in partitura in corrispondenza di questo passaggio). D'altra parte è sistematico che i momenti più liricamente distesi vengano quasi subito spezzati: ogni volta che le ostilità sembrano aver fine, il tamburo incita i combattenti a riprendere, con lena rinnovata, il conflitto.

La seconda parte del Concerto, che corrisponde al tradizionale movimento lento, è in semplice forma ABA ed è basata su un tema semplice e meditativo; nella sezione centrale, più mossa e turbolenta, il clarinetto sembra inveire contro la compagine orchestrale spingendosi nel suo registro più stridulo.

Segue la terza parte, nello stile di uno scherzo, caratterizzata da un soggetto mobile e cromatico e da un altro soggetto più lento ma fortemente sincopato; il clarinetto sembra "improvvisare" su queste idee, in un gioco di fitta interazione con l'orchestra. Si noti come la cadenza solistica che interviene alla fine di questa parte mostri alcuni tra i passaggi più aspri dell'intero Concerto, con il clarinetto che ribatte velocemente e percussivamente le note più gravi del suo registro.

Un placido Adagio funge da transizione alla parte finale del Concerto. Il solito richiamo del tamburo annuncia un tema vivace, spigliato, che in alternanza con una seconda idea più rilassata conduce il discorso a un climax poderoso, non prima che venga richiamato un tema lirico già ascoltato nella seconda parte del Concerto. La graduale diminuzione della sonorità e dell'impulso ritmico conducono alla coda: gli archi trasformano delicatamente il tema principale del finale, il solista intona note nebulose nel suo registro grave, l'opera plana verso la sua conclusione in un clima di calma rasserenata.

Claudio Toscani


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 240 della rivista Amadeus

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Ultimo aggiornamento 15 febbraio 2019