K. S. Borodina
Abbi
pietà, gentile signore, di me, povero orfanello,
povero orfanello senza casa, abbi pietà, padroncino caro,
mi nutro di freddo e di fame,
e mi copro di notte con la tempesta,
con la neve, col vento.
La gente generosa mi offre, quando sente i miei lamenti,
mi offre gli insulti, le botte, le minacce.
Dalla gente mi nascondo nel bosco fitto,
da cui mi caccia fuori la fame rabbiosa,
non resisto più, ho sete, ho fame,
gentile signore, padroncino mio, abbi pietà,
mi spaventa il morire di fame,
il freddo m'arresta il sangue.
Padrone mio abbi pietà
di me, povero orfanello.
Testo tratto dal
programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;