Glossario
Ascolta la Sonata
Partitura per orchestra



Sonata n. 14 in do minore per pianoforte, K 457

Musica: Wolfgang Amadeus Mozart
  1. Allegro (do minore)
  2. Adagio (mi bemolle maggiore)
  3. Molto allegro (do minore)
Organico: pianoforte
Composizione: Vienna, 14 Ottobre 1784
Edizione: Artaria, Vienna 1785
Dedica: Therese von Trattner

Terenzio Sacchi Lodispoto ha orchestrato la Sonata ed in tale versione la potete ascoltare nella registrazione dell'Orchestra Virtuale del Flaminio, cliccando sul pulsante "Ascolta la Sonata".
Potete inoltre consultare la partitura delle versione per orchestra.
 
Guida all'ascolto 1

La drammatica Sonata in do minore K457 è un episodio emotivamente isolato scritto il 14 Ottobre 1784 mentre Mozart è preso dalla febbrile produzione dei grandi Concerti viennesi per pianoforte, e rappresenta la testimonianza di un’ansia creativa, dolorosa e profonda, al di fuori degli esibizionismi legati alla struttura dei Concerti.

La famiglia Mozart abita da qualche tempo al terzo piano del palazzo di Johann Thomas Edler von Trattner, ricco libraio-editore la cui giovane moglie Thérèse era diventata una delle allieve predilette di Wolfgang Amadeus. Il 21 Settembre Constanze Mozart dà alla luce il figlio Carl Thomas che viene battezzato lo stesso giorno avendo per padrino il von Trattner. Il 29 i Mozart traslocano precipitosamente. Non è normale che una puerpera traslochi otto giorni dopo il parto. I Mozart traslocano o sono cacciati da Johann Thomas von Trattner? E per quale ragione? Il 14 Ottobre Mozart compone la Sonata in do minore con la dedica in italiano, “per la Sig.ra Teresa de Trattner dal suo umilissimo servo Volfango Amadeo Mozart”. Le informazioni su questa composizione pare fossero contenute in una lettera (la cui esistenza è confermata da Constanze in una nota del 1799 all’editore Artaria) mai ritrovata in quanto, affermano alcuni biografi, ritenuta compromettente.

La sonata in do minore viene pubblicata nel 1785 dall’editore Artaria mentre l’autografo prende una strada misteriosa mai completamente chiarita. I primi esegeti di Mozart lo danno per perduto mentre in realtà era finito, non si sa bene quando, negli Stati Uniti rilegato in un fascio di musiche di altri compositori. Il suo ultimo proprietario, un dilettante che amava far musica in chiesa, lo lasciò in eredità alla sua congregazione che lo rinchiuse in una cassetta di sicuezza in banca. Nel 1990 il fascio di manoscritti settecenteschi viene ispezionato e di punto in bianco salta fuori il tesoro che esitato in un’asta viene poi acquistato dal Mozarteum di Salisburgo per una cifra di circa un miliardo e seicento milioni di lire dell’epoca.

Il primo tempo (Molto allegro) si apre con un primo tema contrassegnato dal forte contrasto tra le forti ottave ascendenti nel registro medio-grave che si contrappongono ad una risposta in piano nel registro medio-acuto. Una transizione conduce ad un tema intemedio e quindi al secondo tema presentato in maggiore, dal carattere cantabile che viene sviluppato attraverso un dialogo di “domande” nel registro acuto e di “risposte” nel registro grave. Una sezione di sviluppo rielabora elementi della transizione, del tema intermedio e soprattutto del primo tema attraverso varie peregrinazioni tonali. Nella riesposizione Mozart presenta nuovamente tutto il materiale dando unità e coerenza ai conflitti che animano tutto questo movimento. Il secondo tema si ripresenta in minore e la coda porta il movimento a spegnersi in pianissimo.

Il tempo lento centrale (Adagio) è una parentesi meditativa, necessaria per allentare la tensione dei due vitali tempi estremi. Caratterizzato dalla varietà e dal virtuosismo dell’ornamentazione, il movimento espone subito il primo tema “sotto voce” e lo sviluppa in forte ripresentandolo una seconda e terza volta sempre più arricchito di fioriture. Il secondo tema è il cuore contemplativo e malinconico dell’Adagio. Proposto in la bemolle maggiore e ripetuto in sol bemolle maggiore si intreccia poi con il primo tema sviluppando una ripresa caratterizzata dal frastagliarsi del canto, da ornamentazioni, escursioni di registro, cadenze che rendono sottilmente inquieto il percorso del movimento.

Nel finale (Allegro assai) ritorna lo stato d’animo agitato fin dal tema iniziale tutto basato su sincopi, ovvero accenti spostati, che stabiliscono una forte tensione armonica. Il secondo tema dal ritmo martellato è seguito da una serie di cadenze inframmezzate da sospensioni che contribuiscono a creare la forte tensione di questo movimento. La ripresa esposti nuovamente i due temi, si tramuta in un’ampia sezione di sviluppo fino alla ricomparsa della tonalità d’impianto in do minore che chiude solennemente il brano.

Terenzio Sacchi Lodispoto

Guida all'ascolto 2 (nota 1)

Si è detto come la Sonata in do minore K. 457 sia stata pubblicata nel dicembre 1785 insieme alla Fantasia in do minore K. 475. Occorre ricordare però che la Sonata venne completata oltre un anno prima (14 ottobre 1784) la data della pubblicazione, e che per questo motivo deve essere ritenuta un lavoro del tutto autonomo dalla più tarda Fantasia K. 475 (20 maggio 1785). Le grandi ambizioni della Sonata risiedono già nella stessa tonalità minore - scelta assai ambiziosa - che allontanava la composizione da una più facile ricezione, per investirla di complessi contenuti speculativi.

La Sonata K. 457 è dunque una vera Sonata da concerto, che mostra al più alto grado la maestria di Mozart nel dominare anche sulla tastiera le categorie espressive del pathos e del fatalismo, sfruttando tutte le peculiarità tecniche del pianoforte. C'è, in questo spartito, una animazione di contrasti che si basa sul principio di una continua dialettica di princìpi opposti, trasmessa attraverso un virtuosismo drammatizzato, che sfrutta le differenze fra i registri, gli effetti di risonanza, le possenti ottave e la rapida scorrevolezza della mano destra.

Individuiamo così, nel Molto Allegro iniziale, movimento magistralmente costruito, un primo conflitto già all'interno del primo tema, con le forti ottave nel registro medio-grave che si contrappongono a una risposta in piano nel registro medio-acuto. Più oltre troviamo le ottave spezzate al basso, che fanno vibrare tutte le risonanze, una transizione in terzine, un tema intermedio e quindi il vero e proprio secondo tema; questa seconda idea, dal carattere cantabile, viene presentata in maggiore dalla mano destra, che espone delle "domande" e "risposte" nel registro acuto e nel registro grave, passando sopra la mano sinistra, impegnata nel registro medio in figurazioni di accompagnamento: un nuovo conflitto, a cui guarderà Beethoven per il secondo tema della sua Sonata op. 13. La sezione dello sviluppo, piuttosto breve, rielabora elementi della transizione, del tema intermedio, e soprattutto del primo tema, attraverso varie peregrinazioni tonali. Nella riesposizione il secondo tema si ripresenta in minore, donando unità e coerenza ai conflitti che animano tutto questo tempo, concluso da una coda riassuntiva dei principali elementi, che porta il movimento a spegnersi in pianissimo.

Il tempo centrale è un Adagio dal contenuto meditativo, che accantona solo apparentemente le tensioni dei tempi estremi; si apre con un tema principale che si ripresenta una seconda e una terza volta sempre più arricchito di fioriture, e al quale fa seguito una seconda idea più cantabile; proprio il frastagliarsi del canto in spostamenti d'accento, ornamentazioni, escursioni di registro, cadenze, rende sottilmente inquieto il percorso del movimento.

Nel finale, Allegro assai, ritroviamo i princìpi costituivi del movimento di apertura. Indicativa è già la configurazione del tema iniziale, tutto basato su sincopi, ovvero accenti spostati, che stabiliscono immediatamente una forte tensione armonica. La scrittura usata da Mozart è fra le più complesse, non solo nello sfruttare le risonanze della tastiera, con ottave e accordi, ma anche nell'incrocio fra le due mani, che non a caso venne assai semplificato nella prima edizione a stampa. Formalmente il movimento è un Rondò, la cui corsa continua è interrotta spesso da enigmatiche pause; gli episodi secondari, estremamente coerenti, attribuiscono al ritorno del refrain una impressione di ineluttabilità. Anche da questa perfetta costruzione nasce il pathos che informa la mirabile Sonata.

Arrigo Quattrocchi

Guida all'ascolto 3 (nota 2)

L'atmosfera sostanzialmente non cambia nella Sonata in do minore K. 457, composta qualche mese prima (è datata 14 ottobre 1784) ma pubblicata nel 1785 a Vienna come op. 11 insieme alla Fantasia in do minore K. 475, anche se naturalmente la struttura della sonata riduce e regolarizza il tono improvvisativo tipico delle fantasie. Dopo un teso e drammatico Molto Allegro di apertura - che però si chiude sorprendentemente sfumando in pianissimo, con un'invenzione straordinaria che poco dopo Mozart avrebbe ripreso nel Concerto K. 491, scritto nella medesima tonalità di do minore - e un cantabile e affettuoso Adagio - che contiene all'interno un'anticipazione pressoché letterale del tema del celebre secondo tempo della Sonata in do minore "Patetica" di Beethoven - la Sonata si conclude, riavvicinandosi maggiormente anche nella scrittura al carattere delle fantasie, con lo splendido Assai Allegro, attraversato da una continua agitazione, che con le sue frequenti sincopi, i contrasti dinamici e di registro, le molte lunghe interruzioni provocate da accordi, o addirittura intere battute di pausa, sormontati da punti coronati, sembra evocare le inqueitanti atmosfere del Concerto in re minore K. 466 che avrebbe visto la luce meno di quattro mesi dopo.

Carlo Cavalletti


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 6 Marzo 2009
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 4 dicembre 2013

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Ultimo aggiornamento 14 luglio 2011
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