Una storia piuttosto curiosa e tormentata è legata alla Sinfonia concertante in mi bemolle maggiore, la quale è stata pubblicata con questo titolo soltanto nel 1928 dal musicologo tedesco Friedrich Brume. Nel 1778 Mozart si trovava a Parigi e quattro strumentisti dell'orchestra di Mannheim, che allora soggiornavano nella capitale francese, e precisamente il flautista Wendling, l'oboista Ramm, il fagottista Ritter e il cornista Stich chiesero al compositore di scrivere un concerto che permettesse loro di esibirsi brillantemente in una delle manifestazioni organizzate dalla celebre istituzione musicale parigina dei "Concerts spirituels". Mozart stese in brevissimo tempo, tra il 5 e il 20 aprile, il lavoro richiesto e lo vendette al direttore dell'istituzione concertistica, Jean Le Gros, senza preoccuparsi di conservarne una copia per sé. Il concerto non fu eseguito, a quanto sembra per rivalità e gelosie tra gli esecutori e Le Gros; Mozart non riebbe il manoscritto e non si sa se riuscì a riscriverlo a memoria, così come aveva dichiarato in una lettera inviata al padre in data 3 ottobre 1778. Del concerto non si ebbe notizia per moltissimi anni e infatti esso non figura né nel primo catalogo Köchel (1862), né nelle prime edizioni della imponente biografia mozartiana di Otto Jahn. Questi, soltanto nella quarta edizione del suo libro su Mozart parla del ritrovamento di una copia della partitura, depositata successivamente presso la Biblioteca di Stato di Berlino. Questa copia però si diversifica dalla versione originaria del lavoro, perché al posto del flauto è indicata la parte del clarinetto; non si sa bene se Mozart stesso, riscrivendola a memoria, abbia introdotto questa modifica. Fatto sta che nessuno ha messo in discussione la paternità mozartiana di questa Sinfonìa concertante e il Blume si è limitato a "ripulire" la composizione da qualche adulterazione di fraseggio e di dinamica, rispettandone la sostanza musicale. Del resto l'invenzione tematica e il suo sviluppo appartengono verosimilmente allo stile dell'artista salisburghese.
L'Allegro
iniziale è una pagina di ampie proporzioni (ben 420 misure)
dell'orchestra, in cui sono esposti i principali motivi del primo e del
secondo gruppo tematico in un organico e pastoso gioco timbrico. Il
quartetto solista espone e varia con freschezza melodica i diversi temi
dei due gruppi; il movimento si conclude con un elegante sviluppo, una
ripresa e una cadenza giocosa dell'oboe, del clarinetto, del fagotto e
del corno. Segue l'Adagio
dal tono solenne e grave; nei cantabili interventi del clarinetto e del
fagotto si preannuncia il tono "massonico" del Flauto magico. Nell'Andantino con variazioni
scompare ogni ombra di meditazione e di rimpianto: un'atmosfera
divertente e spensierata caratterizza gli interventi dei quattro
solisti nelle dieci variazioni sul tema fondamentale, incastonate come
pregevoli miniature in una tavolozza di colori caldi e suadenti. Qui
Mozart rivela l'autenticità del suo animo di "divino
fanciullo", apportatore di serenità per il pubblico di ogni
età.