Ch'io
mi scordi di te?... Non temer, amato bene
Recitativo e aria in mi bemolle
maggiore per soprano, pianoforte ed orchestra, K 505
Musica:
Wolfgang Amadeus Mozart
Testo:
G. Varesco
- Ch'io mi scordi di te?
- recitativo - Andantino
(la bemolle maggiore)
- Non temer, amato bene
- rondò -
Andante (mi bemolle maggiore)
Organico:
soprano, pianoforte obbligato, 2
clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, archi
Composizione:
Vienna, 26 - 27 Dicembre 1786
Prima esecuzione:
Vienna, Großer Redoutensaal del
Burgtheater, 23 Febbraio 1787
Dedica:
Anna Selina Storace
L'aria «Ch'io
mi scordi di
te»
K. 505 Mozart la compose il 26 dicembre
1786 per la cantante Nancy
Storace, la creatrice
del ruolo dì Susanna
delle Nozze di Figaro. Il testo è ricavato dall'Idomeneo e la
musica si articola in un Recitativo-Andantino,
cui subentra un Allegro
assai che sfocia in un
Rondò. E' un'aria di opera seria e ricca di pathos,
particolarmente adatta a mettere in evidenza le doti espressive del
soprano, in un dialogo brillante e serrato con le figurazioni e le
modulazioni melodiche di un'orchestra di respiro cameristico.
Ch'io
mi scordi di te?
Che a lui mi doni puoi consigliarmi?
E puoi voler che in vita? Ah no.
Sarebbe il viver mio di morte assai peggior.
Venga la morte, intrepida l'attendo.
Ma, ch'io possa struggermi ad altra face,
ad altr'oggetto donar gli affetti miei,
come tentarlo? Ah, di dolor morrei!
Non temer, amato bene,
In te sempre il cuor sarà.
Più non reggo a tante pene,
l'alma mia mancando va.
Tu sospiri? o duol funesto!
Pensa almen che istante è questo.
Non mi posso, oh Dia! spiegar.
Non temer, amato bene,
Per te sempre il cuor sarà.
Stelle barbare, stelle spietate!
perché mai tanto rigor?
Alme belle che vedete
le mie pene in tal momento,
dite voi, s'egual tormento
può soffrir un fido cuor?
(1) Testo
tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa
Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 7 febbraio 1982,
direttore Wilfried Boettcher, soprano Rosalind Plowright