Nel 1775 Mozart compose a Salisburgo cinque Concerti per violino e orchestra: questo in la maggiore (K. 219), concluso il 20 dicembre, è l'ultimo (col nome di Mozart esistono anche altri due Concerti per violino, di attribuzione e data discusse). Mozart, come suo padre Leopold, era da tempo al servizio del Principe Arcivescovo di Salisburgo in qualità di musicista dell'orchestra (al clavicembalo, all'organo, poi anche al violino) e di compositore per le cerimonie sacre e le feste di corte.
In anni recenti il ragazzo Mozart accompagnato dal padre aveva girato l'Europa tra l'ammirato stupore e le acclamazioni, era stato onorato e insignito di titoli dalle Accademie e dai Sovrani (compreso il papa Clemente XIV), aveva conquistato la Scala (Mitridate nel 1770, Lucio Siila nel 1772). Quando Mozart tornò stabilmente a Salisburgo nel 1772, c'era un nuovo Arcivescovo, Hieronymus, conte di Colloredo, uomo colto, sicuro di sé, dispotico, a cui il giovane genio e suo padre non piacquero (né lui piacque ai Mozart, ma non piaceva neppure ai salishnrghesi). Lasciamo ora da parte la questione di quanto fondato sia il giudizio sfavorevole sul conte di Colloredo che si trae dalle lettere dei Mozart e da qualche notizia degli amici: certo è che Mozart, costretto a rimanere a Salisburgo perché Colloredo concedeva a stento i congedi, era insofferente e scontento, guardava alle capitali del mondo musicale (Vienna, Monaco, Parigi, Londra, Milano, Napoli), che egli pensava l'aspettassero, si sentiva chiuso in una provincia al servizio di un padrone sconoscente (che davvero poi lo considerava un presuntuoso sfrontato). Ma tuttavia lavorava e lavorava, e con molti lavori e capolavori, Messe, litanie, Concerti, Divertimenti, Serenate, Sonate, Quartetti, Trii, si guadagnava un assegno annuale non proprio misero (a corte solo gli italiani guadagnavano più di lui, perché così si usava anche nel resto dell'Austria). Infine, nel 1781 un invito dell'elettore di Baviera, invito che farà nascere il primo dei capolavori compiuti del teatro di Mozart (Idomeneo), fu un'altra delle ormai troppe occasioni di scontro tra Colloredo e Mozart, che il 9 maggio 1781 fu insultato e, con sua gioia, cacciato da palazzo e da Salisburgo. Era questa la conclusione ritardata dei malintesi cominciati poco prima dell'anno in cui Mozart compose i suoi Concerti per violino.
Oltre al clavicembalo e all'organo nei quali eccelleva con genio, Mozart nell'infanzia aveva studiato anche il violino, e già a otto anni Leopold aveva fatto stampare a Parigi quattro Sonate Pour clavier avec accompagnement de violon: sono i primi numeri dei suoi lavori pubblicati, op. 1 e 2, cui seguirono nel 1765 e nel '66 altri due gruppi di Sonate. Poi egli perfezionò la tecnica del violino nell'adolescenza e nel 1773, a diciassette anni, improvvisava magistralmente in pubblico. Non sappiamo a quale necessità pratica o mondana dell'orchestra di corte si debba il ciclo dei cinque Concerti del 1775 composti nel giro di pochi mesi (né sappiamo se siano stati concepiti davvero come un ciclo o se siano state cinque occasioni differenti). È probabile che uno dei destinatari sia stato Antonio Brunetti, il primo violino dell'orchestra, col quale Mozart strinse proprio in quell'anno una buona amicizia, superati alcuni segni di gelosa diffidenza da parte dell'italiano. Brunetti aveva una grande ammirazione per il giovane compositore che egli ammirava anche come violinista. Quanto ai rapporti tra i due artisti e alle vere capacità di Brunetti resterebbe da chiarire un piccolo mistero. Mozart scrisse per l'amico solista una seconda versione, tutta differente (K. 261, ma naturalmente in mi maggiore come la prima) dell'Adagio di questo Concerto e non sappiamo perché il famoso Brunetti abbia respinto la stupenda versione originale.
Nella sua costruzione questo Concerto presenta qualche libertà formale, nell'invenzione e nei rapporti, di carattere quasi sperimentale, come accade spesso nei lavori del giovane Mozart.
L'introduzione del primo movimento è eccezionalmente estesa, con due temi. Uno è ritmato e danzante, e ad esso risponde il secondo con elegante ironia: nel giro di poche battute l'incrocio dei due temi va verso una cadenza che prepara la vera Esposizione sinfonica. Ma ci sorprende l'apparizione inattesa del solista con un breve Adagio lirico, disteso sul sussurro degli archi. Questa strana parentesi sembra essere un pensiero improvviso di Mozart o una sua dedica speciale a qualcuno. Poi si avvia il primo movimento con un tema energico ed affermativo (l'indicazione espressiva di Mozart è un bizzarro Allegro aperto, cioè schietto, ardito), accompagnato dal disegno danzante dei violini, con il quale si era iniziata l'Introduzione. Il secondo disegno di questa poi diventa secondo soggetto principale del movimento. L'elaborazione dello sviluppo, con qualche modulazione regolare (mi maggiore, dominante, e do diesis minore) soffre di qualche squilibrio delle proporzioni.
L'Adagio è un'espansione melodica di eccezionale bellezza, che il solista canta e decora senza che mai, neppure in una battuta, si indeboliscano l'intensità e la concentrazione del sentimento. Solo a tratti la calma contemplativa del canto è turbata da una segreta agitazione.
Con garbata decisione il solista suggerisce l'avvio del Minuetto, che l'orchestra accoglie con calore. Molto originale è l'espediente di introdurre in questo terzo movimento segmenti tematici dal primo. Una nuova sorpresa ci attende con il bellissimo Trio, Allegro in la minore, una specie di mascherata fantastica di tutti gli strumentisti, in abiti turchi o zigani. Era un tipo di esotismo allora di moda (spesso presente anche in Haydn), ma qui l'idea ha una sua spavalderia insolita e irresistibile. Dopo la ripresa del Minuetto il Concerto con sorridente eleganza si conclude con i due segmenti con i quali si era iniziato.
Franco Serpa
Datato 20 dicembre 1775, è l'ultimo concerto per violino sicuramente attribuibile a Mozart (l'autenticità di altri due pubblicati postumi è dubbia). Rispetto ai quattro concerti composti nei mesi precedenti, questo è il più elaborato e imponente, e in certo senso presenta un grado di maturazione ancor più elevato soprattutto per quanto riguarda l'originalità del linguaggio.
L'Allegro
iniziale è interessante, fra l'altro, perché
è uno dei primi esempi in Mozart di un notevole impegno
formale nell'ambito di un concerto con strumento solista, con un
evidente irrobustimento delle
strutture della forma-sonata. L'animata introduzione
orchestrale si
interrompe improvvisamente per dar
luogo al drammatico passaggio di un Adagio, in cui
avviene l'entrata del solista con una rapsodica melodia,
apparentemente senza relazione con l'Allegro precedente,
il quale però è subito ripreso, col
vigoroso tema principale, dal
violino stesso. Tutto il concerto, del
resto, è opera più di pensiero che d'effetto,
grazie anche alla composta interiorità dell'Adagio. Il Rondò conclusivo
invece si concede qualche bizzarria, accogliendo episodi di sapore
turco, con chiare reminiscenze delle Gelosie del serraglio, un balletto
lasciato incompiuto tre anni prima.