Il nome e la fama di Mercadante, artista precoce e versatile in ogni genere di musica, sono legati soprattutto alla sua vasta produzione di melodrammi (in totale una sessantina) che furono apprezzati e applauditi nella prima metà del secolo scorso sulle scene dei principali teatri italiani, senza contare le numerose rappresentazioni a Vienna, Parigi, Madrid e Lisbona. In particolare vanno ricordate di lui due opere, Il Giuramento e Il Bravo, che ebbero un trionfale battesimo alla Scala rispettivamente nel 1837 e nel 1839 e sono considerate tra le più indicative della sua personalità di musicista fornito di solidi mezzi tecnici ed espressivi e con caratteristiche di scrittura e di sitile così rilevanti da recare un contributo non trascurabile alla elaborazione e allo sviluppo del melodramma romantico.
Non a caso Mercadante fu circondato di molta autorità in vita e venne stimato da Rossini, da Bellini — che si adoperò perché assumesse la cattedra di composizione nel Conservatorio di musica napoletano, alla cui direzione successe poi nel 1840 allo Zingarelli, già suo maestro — da Verdi e dallo stesso Liszt, che ebbe parole di vivo elogio per l'abilità e il gusto strumentale del compositore di Altamura.
Certo, l'esplosione e l'affermarsi del «fenomeno» verdiano contribuirono a ridimensionare l'opera di Mercadante, anche se i meriti e l'importanza storica del musicista rimangono.
Del resto il «Concerto per flauto e orchestra», che è un lavoro giovanile scritto intorno al 1819, fornisce un esempio abbastanza eloquente della capacità e dell'abilità di questo artista, che seppe far tesoro, fra l'altro, della musica strumentale del Settecento napoletano.
Il concerto, che Agostino Girard, su indicazione di G. Carli Ballola, ha ritrovato tra le carte della biblioteca del Conservatorio di S. Pietro a Majella ed ha revisionato sfrondandolo di alcune ripetizioni specie nell'ultimo movimento, si articola in tre tempi e secondo un discorso e un impianto tradizionali. Il secondo tempo può considerarsi come una breve romanza senza parole, un momento di riposo tra un Allegro e un Rondò di spigliati e freschi spunti melodici e strumentali in cui il flauto più che dialogare con l'orchestra svolge un ruolo di primus inter pares, come se si trattasse di una parte di canto nel melodramma.