Quando il primo Trio in re minore per pianoforte, violino e violoncello (il secondo in do minore apparve nel 1845) venne eseguito per la prima volta a Lipsia il 23 settembre 1839, con lo stesso autore al pianoforte, Schumann ebbe parole di elogio e scrisse poco dopo sulla sua rivista che «questo è il lavoro di un maestro, come lo furono a loro tempo quelli di Beethoven in si bemolle e in re, come lo era quello di Schubert in mi bemolle... Questo Trio è una eccellente composizione che tra qualche anno delizierà i nostri nipoti e pronipoti. Mendeissohn è il Mozart del nostro momento storico, il più brillante dei musicisti, quello che ha individuato più chiaramente le contraddizioni dell'epoca e il primo che le ha riconciliate tra di loro». Infatti la composizione riflette quel profondo equilibrio intcriore, che è una costante della personalità del musicista di Amburgo, e le tre voci strumentali sono fuse in modo omogeneo, con il pianoforte che svolge una funzione di coordinamento nell'ambito di un classicismo formale con l'esposizione, lo sviluppo e la ripresa del materiale tematico.
Il primo movimento (Molto allegro e agitato) si apre con una frase di tono cordiale e sereno affidata al violoncello e poi richiamata dal violino e dal pianoforte. Si delinea un secondo motivo e insieme al primo si articola un discorso molto intrecciato, anche se essenzialmente melodico. Nella parte finale del prime tempo il pianoforte assurge ad un ruolo brillante, rivelando la piacevolezza di questo brano cameristico.
L'Andante
ha una linea essenzialmente lirica e risente nella sua assorta
pensosità dell'influenza beethoveniana, anche se la
caratteristica liederistica e cantabile appartiene tutta intera a
Mendelssohn. Ma dove il temperamento vivace ed estroso del musicista si
rivela nella sua ampiezza e originalità è nello Scherzo del terzo
tempo, che racchiude quel senso del fantastico tipico del Romanticismo.
È una pagina ritmicamente frizzante e ricca di colori,
abilmente congegnata nel gioco sonoro a tre, concluso da leggeri tocchi
pianistici. L'Allegro
assai appassionato finale è il più
complesso e passa dal rigore della forma-sonata, con il primo, il
secondo tema e lo sviluppo, ad una melodia calda ed espressiva
enunciata dal violoncello, per sfociare poi in un vero e proprio
rondò, con richiami al tema originario, variato secondo un
gusto vagamente popolaresco. Qualche musicologo sostiene che Brahms
abbia tenuto presente in più di un suo lavoro questo
procedimento inventivo mendelsshoniano. In particolare i passaggi
lirici si presentano densi e vigorosi mediante effetti chiaroscurali,
determinati da un deciso ritmo di danza.