Glossario

Ottetto in mi bemolle maggiore per archi, op. 20 (MWV R20)

Musica: Felix Mendelssohn-Bartholdy
  1. Allegro moderato ma con fuoco (mi bemolle maggiore)
  2. Andante (do minore)
  3. Scherzo. Allegro leggierissimo (sol minore)
  4. Presto (mi bemolle maggiore)
Organico: 4 violini, 2 viole, 2 violoncelli
Composizione: Berlino, 15 ottobre 1825
Prima esecuzione: Parigi, Salle de Concert du Conservatoire Nationale de Musique, 17 marzo 1832
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1830

Guida all'ascolto (nota 1)

Il concerto mendelssohniano si apre con uno dei capolavori giovanili del musicista, l'Ottetto in mi bemolle maggiore per 4 violini, 2 viole e 2 violoncelli op. 20, completato il 20 ottobre 1825. L'autore scrisse sulla partitura autografa queste parole: «Questo Ottetto va suonato da tutti gli strumenti nello stile di un'orchestra sinfonica. I piani e i forti debbono essere rispettati attentamente e sottolineati con più forza di quanto si usa in opere di qusto genere». In effetti l'Ottetto presenta una scrittura abbastanza complessa e rivela a tratti un respiro sinfonico, anche nel rispetto della sua ridotta struttura strumentale.

L'Allegro iniziale in mi bemolle maggiore è caratterizzato da un tema morbido e flessuoso, riproposto più volte nel corso del primo movimento, che è il più esteso dei quattro. Molto belle ed espressive le modulazioni e il gioco del ritardo e del crescendo che conferisce un senso misterioso all'elegante stesura armonica. Lo sviluppo sembra ad un certo punto arrestarsi, per poi riprendere con rinnovata energia giovanile.

L'Andante in do minore poggia su una melodia delicatamente elegiaca ed è un momento di assorta contemplazione, pur nella varietà e nell'intreccio delle tonalità. La pagina più caratteristica e significativa dell'Ottetto è lo Scherzo in sol minore del terzo tempo: qui si rivela la cifra espressiva del migliore Mendelssohn, quello universalmente ammirato del fantasioso e magico Sogno di una notte d'estate. Tutto è semplice, chiaro e scorrevole e la polifonia strumentale è quanto mai leggera e impalpabile, in un quadro sonoro formalmente ineccepibile.

Il Presto finale in mi bemolle maggiore è una fuga in cui si rivela la solida preparazione contrappuntistica del musicista e l'abilità nel trattare con straordinaria sicurezza le capacità espressive del piccolo complesso strumentale. Un senso di sereno e tonificante benessere si diffonde a conclusione dell'ascolto del mirabile Ottetto.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 11 gennaio 1991

Ultimo aggiornamento 25 agosto 2011
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Questo testo scritto da Terenzio Sacchi Lodispoto è di proprietà di © LA MUSICA FATTA IN CASA che ne autorizza l'uso, ed è stato prelevato sul sito htpp://www.flaminioonline.it