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Meeresstille und gluckliche
Fahrt (Calma di mare e viaggio felice)
Ouverture da concerto in re
maggiore per orchestra, op. 27 (MWV P5)
Musica: Felix Mendelssohn-Bartholdy Ispirato da un poema di Johann Wolfgang von Goethe
Composizione: Berlino, 18 Aprile 1828 Prima esecuzione: Berlino, Singakademie am Unter den Linden, 18 Aprile 1828 Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1833 Dedica: al principe di Prussia Guida all'ascolto 1 (nota
1)
L'ouverture da concerto Meeresstille und glückliche Fahrt fu pubblicata nel 1832, poco dopo l'altra e più celebre ouverture intitolata La grotta di Fingal. In realtà la sua composizione era stata iniziata fin dal 1828, quando Mendelssohn aveva solo diciotto anni. Mare calmo e viaggio felice fu ispirala da due poemi di Goethe, dai quali peraltro Mendelssobn trasse piuttosto la lirica intonazione e il sentimento della natura che non la drammaticità dell'invenzione fantastica. L'ouverture si apre con un'ampia e serena frase melodica, che nel tratteggio e nell'atmosfera armonica chiaramente prelude a Wagner. Da essa sorge, sul ponte di una brevissima fanfara per fiati, il tema vero e proprio dell'ouverture, appassionato e fervente, non privo di spunti e riecheggiamenti beethoveniani, specie dal Fidelio. L'eclettismo del lavoro è però solo apparente: la trama orchestrale ha quella fluidità e liquidità che rende così tipica la musica sinfonica di Mendelsohn, bagnandola di un colore tutto particolare, fatto come di luce e di aria, quasi una sospensione del suono nello spazio. L'ampio sviluppo del tema si chiude su una squillante fanfara delle trombe, che si interrompe su una brevissima ripresa conclusiva della distensione melodica iniziale. Guida all'ascolto 2 (nota
2)
Composta nel 1828 ed eseguita privatamente il 7
settembre dello stesso anno, l'ouverture fu revisionata in vista della
sua presentazione al pubblico, che avvenne sotto la direzione di
Mendelssohn stesso alla Singakademie di Berlino il 1 dicembre 1832.
È ispirata a due poesie di Goethe, intitolate
appunto Calma di mare
e Viaggio felice,
il cui contenuto si riflette con tutta evidenza nella stessa
articolazione dell'opera: l'Adagio
introduttivo richiama l'immagine goethiana di un mare immoto, su cui
grava un silenzio enigmatico e quasi pauroso; l'Allegro maestoso in
forma-sonata, che se ne sviluppa senza interruzione, è
invece il quadro di una navigazione serena, fino all'approdo
simboleggiato dalle fanfare della coda. Le intenzioni programmatiche
non ledono l'assoluta autonomia e perfezione della forma, ribadite
dalla rara felicità della strumentazione. (1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia, Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 3 Gennaio 1960, direttore Fernando Previtali (2) Testo tratto dal Repetorio della Musica Sinfonica a cura di Pietro Santi, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze |
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