Glossario
Libretto dell'opera


Le jongleur de Notre-Dame

"Miracle" lirico in tre atti

Musica:
Jules Massenet
Libretto: Maurice Léna da Les Miracles de Nostre Dame di Gautier de Coinci

Ruoli:

Organico: 3 flauti (3 anche ottavino), 3 oboi (3 anche corno inglese), 3 clarinetti (3 anche clarinetto basso), 3 fagotti, 4 corni, tromba, 3 tromboni, basso tuba, timpani, grancassa, piatti, triangolo, 2 tamburi piccoli, 2 tamburi baschi, archi
Composizione: 1901
Prima rappresentazione: Monte Carlo, Opéra, 18 febbraio 1902
Edizione: Heugel & Cie., Parigi, 1902 (riduzione per canto e pianoforte)
Dedica: A Son Altesse Sérénissime le Prince Albert 1er de Monaco

Sinossi

È giorno di mercato e di festa nella piazza davanti all’Abbazia di Cluny. Jean, un giullare povero, cerca di guadagnarsi qualche soldo con il suo repertorio di giochi e canzoni. La folla lo dileggia e chiede con insistenza che intoni un inno, l’‘Alleluja del vino’. In quel momento esce dall’abbazia il priore, arrabbiato per questo canto scandaloso e rimprovera Jean invitandolo a una vita migliore, forse nel suo convento, dove potrà fare penitenza. Jean lo segue senza esitazione. I monaci trascorrono le loro giornate pregando e lavorando; ognuno di loro onora la Vergine con l’arte in cui eccelle, chi dipingendone e scolpendone le sembianze, chi cantandone le lodi in versi aulici e in musica togata. Jean è afflitto perché non sa cosa dedicare alla Vergine, finché un giorno egli riveste segretamente l’antico costume giullaresco e davanti all’altare saltella giulivo sui ritmi e le melodie di vecchie canzoni erotiche e guerresche. Sorpreso dai monaci scandalizzati, sta per essere fermato, quando improvvisamente avviene il miracolo: la statua della Madonna si anima e benedice Jean, che spira in una dolce estasi. I frati si inginocchiano: «Beati gli umili», recita il priore, «perché vedranno Dio».

Guida all'ascolto (nota 1)

In Mes Souvenirs l’intero racconto lasciatoci da Massenet riguardante la genesi di Le jongleur de Notre-Dame, risulta oggi inesatto, in specie riguardo alle date d’inizio e fine composizione. L’incontro con il librettista Maurice Léna, professore all’università di Lione, convocato a Egreville per eventuali correzioni al testo, non avvenne infatti nella primavera del 1900, secondo quanto viene riportato dai Souvenirs, ma nella primavera del 1899, data d’inizio della composizione. Ciò viene confermato non soltanto dal fatto che Massenet mostrerà la partitura completamente orchestrata e la sua riduzione per canto e pianoforte già stampata a Léna il 14 agosto 1900, ma anche dall’annotazione presente nell’autografo dell’opera: «Deo gratias! Felicitas! Amen! [...] Egreville 1899-1900». E nel corso di un’intervista rilasciata a un giornale Massenet dichiarò: «Ho scritto un’opera in cui ho messo tutto quanto il mio cuore possiede in amore, fede, tenerezza, un’opera di arte pura, di arte elevata, per cui avevo sognato un teatro dove avrei potuto dar libero corso alle mie aspirazioni artistiche senza essere preoccupato delle esigenze, ahimè, naturalissime, di un pubblico abituato a certe formule»; è così che quando Gunsbourg, direttore del Théâtre de l’Opéra di Montecarlo, gli presenta l’invito per un’opera nuova da rappresentare nel suddetto teatro, Massenet candida subito Le jongleur, che va in scena il 18 febbraio 1902, riscuotendo il consenso del pubblico. Anche la stampa locale acclama favorevolmente l’evento; nel maggio del 1904 Le jongleur viene dato a Parigi all’Opéra-Comique (la critica avalla il successo monegasco) e nell’ottobre 1905 al Teatro Lirico di Milano, con l’interpretazione straordinaria di Titta Ruffo per la parte di frère Boniface. La leggenda del giullare di Notre-Dame appartiene al corpus della letteratura francese medioevale d’ispirazione religiosa. Ne parla Gautier de Coincy (1177-1236), autore di quegli ottanta Miracles de la Sainte-Vierge, in cui figura la storia del «Tombeor de Notre-Dame». Un testo con ugual titolo era stato poi pubblicato nel 1873 a cura di Wilhelm Förster nella rivista di lingua romanza ‘Romania’, diretta da Paul Meyer e Gaston Paris. Quest’ultimo in seguito ne farà un’attenta analisi nella sua Littérature française au Moyen Age. Inoltre Anatole France proporrà di nuovo l’argomento realizzando un breve racconto, in parte erudito e ironico, inserito nella raccolta L’etui de nacre (1892). Probabilmente è da France che Maurice Léna desume l’idea per un libretto, integrandolo con inserimenti d’altra fonte.

Le jongleur de Notre-Dame ha una collocazione particolare nel panorama operistico massenettiano. Lo possiamo facilmente inserire entro il filone neogotico-medioevaleggiante insieme a Esclarmonde, La terre promise, Grisélidis, Amadis, contrapposto a quello naturalistico di Manon, Werther, Navarraise e a quello esotico orientaleggiante di Le roi de Lahore, Herodiade, Thaïs. Il gothic revival ha origini inglesi: gli scritti di Pope, Walter Scott, Thomas Gray, Horace Walpole, sono alla base di una rivalutazione dei modelli medioevali rispetto a quelli classici. In Francia lo stile neogotico viene ufficialmente riconosciuto nell’Esposizione universale del 1877 e rilanciato specialmente dal 1880 in poi, con l’affermarsi del liberty e dell’Art Nouveau. Nell’ambito musicale conta delle singolari presenze sia in Francia che in Italia: Hamlete Françoise de Rimini di Thomas, Gwendoline di Chabrier, Fervaal di d’Indy, Pelléas di Debussy, Isabeau e Parisina di Mascagni, L’amore dei tre re di Montemezzi, Francesca da Rimini di Zandonai fino a Busoni, Pizzetti e Respighi. Per quanto riguarda Massenet la rievocazione del mondo medioevale avviene in due modi, l’uno come recupero di un medioevo romanzesco alla Victor Hugo, alla Flaubert, oscuro, grottesco, deforme e sicuramente nordico, l’altro come memoria nostalgica di un ambiente cortese, felice, popolato da donne e cavalieri, da trobadours e jongleurs. Bisogna sottolineare che in Francia, alla fine dell’Ottocento, ma ancor di più all’inizio del Novecento, sorge un grande interesse per la musica del Medioevo, che viene attentamente studiata e valorizzata da compositori come Fauré e Debussy, ma anche da Massenet, specialmente in quest’opera, per cui l’autore dimostra di aver raccolto abbondante documentazione musicale, più o meno d’epoca, proponendola ora citata, ora rielaborata. Nell’opera notiamo elementi profani che si mescolano a quelli sacri: dal fanatismo superstizioso delle folle, dai quadretti umoristici d’ambiente e di carattere alle scene di ascetismo, dal canto ecclesiastico ornato di melismi (come l’Andantino di frate Boniface “Pour la Vierge”), da forme responsoriali e imitative a morbide armonie di un galante o lascivo sentimentalismo. La rievocazione medievalistica attuata da Massenet è assolutamente fedele, nel rispetto sia dell’ambiente, dell’epoca cui è riferibile l’azione (inizio XIV secolo), sia dei ruoli: Jean fa il giocoliere di professione, pertanto non essendo troubadour, la sua attività musicale si limita all’esecuzione di testi altrui e non alla creazione. Dopo il preludio, solenne e maestoso, ornato di acciaccature e trilli come un’ouverture di Bach o di Händel, nella scena del mercato, le grida dei mercanti sono assolutamente originali: «Poireaux navets, fromage de crème, pruneaux de Tours, choux blancs, la bonne sauce, à la fraise nouvelle»; tutti presenti nella chanson Cris de Paris di Janequin. Inoltre la bergerette della folla è una forma popolare a refrain in voga proprio tra il Trecento e il Quattrocento. Jean suona la viella, strumento tipico dei jongleurs. L’‘Alleluja del vino’ è stata composta da Massenet dopo uno scrupoloso studio delle chanson farcies o à boire dei trovatori. Il mottetto a quattro voci ‘Ave coeleste lilium’, che i monaci sono intenti a provare, deriva da una sequenza che veniva eseguita nel giorno dell’Ascensione e la cui fonte è San Bonaventura. La Legende de la sauge “Marie, avec l’enfant Jésus” narrata da frate Boniface a Jean, è un bellissimo Andante lento, che si apre con un tema dolente, mesto, di inflessione berlioziana, accompagnato da tremoli su cui si imposta la voce che inizia il suo racconto con un declamato. Il testo di questa composizione è tratto da una canzone pubblicata da Amédée de Ponthieu nelle Fêtes légendaires. Anche nel terzo atto, quando Jean riveste il suo vecchio abito da giullare e inizia a cantare, intona delle chansons d’epoca: quella ‘des hommes d’armes’ di matrice cinquecentesca, la Belle Doette e la Belle Erembourg, tutte stilnovo, e Le jeu de Robin et Marion di Adam de la Halle (ca. 1283). La bourrée de chez nous, in ritmo binario originario della Linguadoca o della bassa Alvernia, travolge le jongleur in una danza frenetica tanto da farlo cadere spossato, privo ormai di forze: è il momento del miracolo. L’atmosfera di santità e purezza, già presente nella dolce preghiera “Vierge, mère adorable” intonata poco prima dal protagonista, ora raggiunge il parossismo. Una luminosità celestiale avvolge il coro di voci angeliche e sottolinea il momento estatico: la religiosità semplice, ma autentica di Jean lo ha salvato.

Maria Menichini


(1) Dizionario dell'Opera 2008, a cura di Piero Gelli, edito da Baldini Castoldi Dalai editore, Firenze, 2007

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Ultimo aggiornamento 10 ottobre 2017
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