Della vita e della morte parla anche l'ultimo ciclo di Lieder di Gustav Mahler, Das Lied von der Erde. Il nucleo fllosofico di quest'opera inafferrabile e dai molteplici volti scaturisce dalla medesima fonte ideale di Tod und Verklärung, ossia la lacerante separazione dell'individuo dall'eterno ciclo di morte e rinascita del mondo. A differenza del precedente Poema Sinfonico, però, Das Lied si pone al termine del percorso creativo dell'autore, che raggiunge in questo ciclo l'esito più raffinato di quella combinazione di organicità e cura del dettaglio, così tipiche del suo stile. La perfezione dei mezzi tecnici non riguarda soltanto il processo compositivo, ma coinvolge la complessa strategia poetica e musicale dell'intero lavoro.
Tutto, in quest'opera, corrisponde a una duplice natura. Ciascun elemento si vede riflesso sia nel macrocosmo che nel microcosmo, in un gioco di specchi tra vita e morte in alcun modo leziosamente futile e decorativo, come la cornice esotica del testo indurrebbe a credere.
La forma del lavoro, pur nella salda unità della sua concezione globale, sfugge a una definizione precisa. Mahler fonde magistralmente in un unico blocco due mondi diversi, quello del Lied e quello della Sinfonia. Le due dimensioni avevano sempre coabitato nella sua opera, percorrendo strade che a volte s'incrociavano e a volte rimanevano parallele, ma che si erano sempre mantenute nell'ambito della propria autonomia espressiva. Das Lied invece tenta di oltrepassare i confini di ciascun mondo, per congiungere forme eterogenee di pensiero musicale in una nuova e più elevata unità spirituale. E anche questa, in fondo, è una forma di trascendenza.
L'originalità formale di Das Lied rimanda senza equivoci al mondo della Sinfonia, di cui condivide per intero il complesso percorso ideale, dalla formulazione della materia drammatica fino alla soluzione musicale e poetica. Questo non significa, tuttavia, che il lavoro corrisponda, sebbene in maniera peculiare, alla forma tradizionale, articolata in quattro movimenti, come spesso è stato affermato. Il tentativo di adattare a forza Das Lied in una grìglia di questo genere, interpretando Der Einsame im Herbst come il tempo lento e i tre Lieder centrali (Von der jugend, Von der Schönheit, Der Trunkene im Frühling) come un articolato Scherzo sinfonico, impoverisce la ricchezza inventiva del suo impianto musicale. In realtà Mahler ha crealo una forma nuova, diversa da tutto ciò che l'aveva preceduta e rovesciata, per così dire, rispetto alle monumentali proporzioni dell'Ottava Sinfonia, con cui era giunto al termine di una fase del suo percorso filosofico e poetico. Das Lied, accostabile sotto molti aspetti alla Seconda Sinfonia, costituisce piuttosto un nuovo inizio del mondo sinfonico di Mahler, una rinascita rimasta purtroppo muta per l'autore, che non potè ascoltare questo lavoro, né la successiva Nona Sinfonia. Das Lied von der Erde fu eseguito postumo, a Monaco di Baviera, il 20 novembre 1911, nell'ambito di due giornate commemorative dell'autore, scomparso da appena sei mesi. Bruno Walter diresse l'orchestra del Munich Konzertverein, solisti furono il tenore William Miller e il contralto Sarah Charles Cahier.
Das Lied, definito da Mahler una "sinfonia per voce di contralto, di tenore e grande orchestra", è diviso in due parti, che si contrappongono in termini musicali e spirituali. La prima è formata dal blocco dei primi cinque Lieder, la seconda è costituita da Der Abschied (Il congedo), le cui 572 battute bilanciano per durata l'altra metà. In questa architettura simmetrica generale si distingue una seconda forma, disegnata dalla struttura della prima parte. Essa è incorniciata dalle due chansons à boire, che iscrivono tutta la sezione all'interno di un arco armonico che va dal la minore iniziale del Trinklied vom Jammer der Erde (Il brindisi dei mali della terra) al la maggiore conclusivo di Der Trunkene irn Frühling (L'ubriaco a primavera). All'interno di questa sagoma, i tre Lieder centrali formano a loro volta un'ulteriore simmetria e articolano una struttura ancora più interna. Il carattere melanconico di Der Einsame im Herbst (Il solitario nell'autunno), sottolineato dalla tonalità di re minore, contrasta infatti con il tono leggero e vitale di Von der Jugend (Della giovinezza) e di Von der Schönheit (Della bellezza), entrambi configurati in modo maggiore. All'interno di questo equilibrato contrappeso di caratteri, tuttavia, si nasconde un altro rapporto ad arco. I due Lieder laterali, infatti, sono cantati dalla voce di contralto e al loro interno sta, racchiuso come in un guscio di noce, il delicato Lied del tenore. Al centro di queste simmetrie concentriche, dunque, si trova il leggero, ineffabile e breve Von der Jugend. Questa fragile memoria di un tempo felice, di una gioventù piena di vita e ricca di aspirazioni artistiche (Manche schreiben Verse nieder, alcuni buttan giù versi), rappresenta il nocciolo poetico della prima parte e si configura, in una contrapposizione singolare, come lo specchio filosofico e musicale di Der Abschied. Il confronto tra gli incipit dei due Lieder mostra la sottile affinità tra i loro mondi, che rende percepibile il filo rosso che li lega. Ciascuna delle due introduzioni orchestrali è una marcia, ma mentre la prima è una sfilata di figurine in un paesaggio di porcellana (leicht und phantastisch, aveva indicato Mahler nel manoscritto della sua versione per pianoforte), la seconda si manifesta come un'irreale e trasfigurata marcia funebre. Che le due musiche intreccino tra loro un sotterraneo rapporto è rivelato dal colore del suono. Von der Jugend è introdotto da due misure di sonorità nitida e pura, un fa acuto del corno e un tocco sul battere del triangolo. La verticalità del Lied trova espressione immediata nel canto, che spicca il salto con l'intervallo di quarta (in battere, anziché in levare!), per tentare un rapido volo nel registro acuto. Il movimento ascensionale della musica giunge al culmine nelle battute finali del Lied, che termina sulla ripetizione degli ultimi versi (Freunde, schön gekleidet, trinken, plaudern, amici siedono, ben vestiti: bevono, chiacchierano), cantati rigorosamente sopra la tonica di si bemolle. La musica evapora nell'aria, con un ultimo accordo in posizione sovracuta e in pianissimo.
Al limpido ciclo di Von der Jugend corrispondono, come una tragica parafrasi, le due sconvolgenti misure iniziali di Der Abschied. Il mondo di Von der Jugend ricompare, ma nel rovescio negativo. Tutto è attratto in basso nella prima parte di Der Abschied. Mentre prima la marcia era sostenuta dal fa del corno, la nota dominante della tonalità di si bemolle, ora la tonica di do minore prende il sopravvento, manifestando la forza di gravita, l'arcano potere ctonio della terra. La vibrazione cupa del tam-tam s'impasta al suono grave di arpe, corni e controfagotto, mentre il timbro acuto del triangolo precipita nella scura pulsazione del pizzicato di violoncelli e contrabbassi.
L'asse musicale del ciclo è tracciato sulla congiunzione delle due unità formali estreme, la minima e la massima, sulla cui coordinata disuguaglianza, simile alle ruote sproporzionate di un velocipede, si sviluppa la strategia poetica e filosofica di Das Lied. Se la vita è sogno, domanda il protagonista di Der Trunkene, perché tanta fatica e pena? A questo interrogativo, che riassume il senso complessivo della prima parte di Das Lied, s'incarica di dare una risposta Der Abschied, con una soluzione che indica la strada della Verklärung, ma nell'ambito di un finale aperto, sospeso, irrisolto.
Il titolo del testo originale di Der Trunkene im Fruhling (L'ubriaco in primavera) era Der Trinker im Frühling (Il bevitore in primavera). È un cambiamento significativo, che offre l'opportunità di indagare più da vicino il rapporto di Mahler con il testo.
Nell'autunno 1907 fu pubblicata un'antologia di poesia cinese, Die chinesische Flöte, formata da un centinaio di liriche, di autori compresi tra il XII secolo a. C. e l'epoca contemporanea. Il curatore, Hans Bethge, per rendere più accessibile al pubblico occidentale le particolari sfumature di una raffinata quanto lontana Kunst der Worte, arte delle parole, come la definì nella postfazione, compose delle parafrasi poetiche, delle Nach-dichtungen. Bethge elaborò i testi sulla base di precedenti traduzioni in prosa, apparse in Germania (Hans Heilmann), in Francia (Judith Gautier, Marquis d'Hervey-Saint-Denys) e in Inghilterra.
Mahler venne a conoscenza del libro appena uscito. Forse non nell'estate del 1907 come ricordava la moglie Alma nelle sue memorie - la pubblicazione del volumetto avvenne in ottobre - ma in ogni caso ben presto. L'incontro con le poesie del Flauto cinese ebbe immediati riflessi musicali, toccando evidentemente corde profonde della sua sensibilità. Nell'estate successiva, 1908, a contatto con il nuovo paesaggio delle Dolomiti, dove trascorse le ultime estati della sua vita, Mahler compose il ciclo, basato su sette poesie della raccolta. Der Abschied, infatti, accorpa due testi, In Erwartung des Freundes di Mong-Kao-Ien e Der Abschied des Freundes di Wang-Wei. Le liriche da cui traggono spunto gli altri Lieder sono tutte di Li-Tai-Po (702 - 763), tranne Die Einsame im Herbst, che è di Tschang-Tsi, vissuto verso l'anno 800.
L'unico titolo mantenuto nell'originale è Das Trinklied von Jammer der Erde, il Lied che apre il ciclo, gli altri sono stati modificati da Mahler. Der Einsame cambia il genere, passando da quello femminile al maschile. Von der Jugende e Von der Schönheit s'intitolavano rispettivamente Der Pavillon aus Porzellan e Am Ufer, mentre Der Trunkene, come abbiamo visto, nasce più sobriamente come Der Trinker. Anche all'interno dei testi Mahler intervenne con molti cambiamenti, soprattutto per quanto riguarda l'ultimo Lied, Der Abschied. Il senso più evidente delle modifiche va in direzione di rendere uniforme il punto di vista dell'Io narrante, corrispondente all'immagine di un solo personaggio, che diventa il protagonista di una sorta di articolato monodramma.
La metafora del vino occupa una posizione determinante, per lo svolgersi del percorso poetico. Non è l'unica simbologia che attraversi Das Lied. Un altro motivo poetico unificante è il tema delle stagioni, del ciclo del tempo, che compare in varie forme in tutti i Lieder. I due brindisi, che incorniciano la prima metà del lavoro, indicano nel vino una soluzione all'angosciosa domanda posta dal protagonista nel Trinklied, "Du aber Mensch, wie lang lebst denn du?" (Ma tu, uomo, quanto tempo vivi?). Nel primo Lied il vino è ancora un'ipotesi ("II vino attende già nei boccali dorati, ma non si beva ancora, prima vi canterò un Lied!"), un'arma estrema per contrastare l'orrore del trionfo della morte, incarnata nell'immagine allucinante dell'ultima strofa, la visione lunare della scimmia che grida sulle tombe. In Der Trunkene, invece, l'ebbrezza rappresenta, con tragica ironia, il compimento del percorso di autocoscienza del protagonista, che ha compreso quanto sia illusorio ogni tentativo di contrastare il dominio della natura. "Che m'importa della primavera?" grida il bevitore, con un salto finale che oltrepassa l'intervallo d'ottava, "Lasciatemi stare ubriaco!". Ciascuna delle due canzoni corrisponde nella forma musicale alla reciproca posizione poetica. Das Trinklied ha una complessa struttura, che ingloba nella sequenza delle strofe la forma sonata e presenta allo stesso tempo una netta simmetrìa bipartita. L'estrema flessibilità della forma è articolata dal ritornello, "Oscura è la vita, è la morte", che rappresenta la sintesi poetica e musicale del problema aperto dal primo Lied su tutto il lavoro.
Il secondo brindisi si presenta in una forma strofica molto più semplice. Ma l'apparente ingenuità è solo ironia, estremo disincanto. La musica è ricca di sottili allusioni, rimandi, citazioni, di cui la più importante compare al centro del Lied, riferita a uno dei Kindertotenlieder, "Nun will die Sonn' so hell aufgeh'n". L'ubriaco si accorge, dal canto degli uccelli, che è arrivata la primavera, e il ricordo musicale di Mahler va, con un processo che oggi definiremmo proustiano, a un'analoga situazione poetica dei Kindertotenlieder, dove il sorgere del sole porta sollievo perché nella notte non è accaduta alcuna disgrazia.
Der Trunkene è una sorta di sotto-finale, una conclusione provvisoria del dramma aperto dal Trinklied. La presa di coscienza della finitezza del destino umano giunge attraverso il percorso dei tre Lieder centrali. Der Einsame ha un carattere profondamente lirico, che lo avvicina più di ogni altro allo stile dei Kindertotenlieder e dei Rückert-Lieder. L'autunno del titolo è una delicata confessione dello stato d'animo dello stesso autore. La nostalgia struggente per il "dolce profumo dei fiori" accompagna la solitudine del protagonista, che Mahler ha voluto impersonare in un uomo, malgrado il testo sia affidato alla voce femminile. Der Einsame fu il primo Lied del ciclo a essere composto, e riflette più d'ogni altro l'amara rassegnazione personale dell'autore. Tra la primavera e l'estate del 1907, Mahler aveva subito una serie di duri colpi. In maggio aveva offerto le dimissioni dalla direzione dell'Opera di Vienna, prendendo atto che il suo progetto di rinnovamento del teatro era stato alla fine sconfitto. In luglio morì, a soli cinque anni, l'adorata figlia primogenita. In settembre, infine, la diagnosi di una grave disfunzione cardiaca lo pose drammaticamente di fronte al problema personale della morte. Come conseguenza immediata, Mahler fu costretto a diminuire il carico di lavoro, che aveva costituito, per sua stessa ammissione, la sua forma di ebbrezza esistenziale, il suo "vino". Una serie di rovesci, come si comprende facilmente, che risuonano nell'amara dolcezza del Lied.
Von der Jugend e Von der Schönheit echeggiano, probabilmente, lo Zarathustra di Nietzsche, riflettendo lo stile con cui sono intitolati alcuni capitoli del libro. Entrambi raffigurano il carattere illusorio delle esperienze ritenute più belle della vita, la gioventù e l'amore. Il protagonista non si manifesta in prima persona, ma si esprime per immagini. Von der Jugend ha un carattere puramente descrittivo, è un quadretto dipinto sulla porcellana. Il carattere illusorio del Lied è sottolineato anche da altri aspetti, come per esempio l'uso della scala pentatonica e in generale l'imitazione dello stile orientale, quasi a indicare la natura di cartapesta della scena. Per ottenere una perfetta forma ad arco, Mahler ha spostato anche la posizione delle strofe del testo originale, erigendo il corrispondente musicale dell'arcuato ponte a schiena di tigre, che congiunge e separa i giovani amici dal mondo. Ma nel cuore di questa luccicante illusione di giava, sorge come una premonizione il pensiero della morte, con l'immagine dello specchio evocata dall'acqua perfettamente calma. Il ritmo sembra afflosciarsi su se stesso, esausto, in un disfarsi del sol minore, che allude alla marcia funebre finale.
La seconda immagine, Von der Schönheit, è più complessa. Il protagonista di Das Lied racconta una piccola storia. L'orchestra partecipa alla narrazione, costruendo una scenografia musicale di estrema efficacia e di rara finezza. Mahler, nella parte centrale del Lied, ha illustrato la più raffinata cavalcata in musica della storia. Ma, anche qui, il carattere illusorio dell'innamoramento è rivelato dalla coda dell'orchestra, che mostra chiaramente come il Lied non fosse altro che una magnifica fiaba.
Questo è dunque il mondo, su cui la conclusione nichilistica di Der Trunkene abbassa il sipario. La vita è un sogno, o forse un incubo, in cui l'uomo scorge la raccapricciante figura della scimmia. Meglio bere vino fino a non poterne più, senza riuscire più a distinguere se c'è la primavera o solo il suo ricordo.
«Questo è il "canto della terra" - scriveva Alban Berg alla moglie il 20 novembre 1911 - il nostro canto della terra, frainteso o denigrato dai materialisti, che non hanno bisogno della divinità, perché si creano da sé il loro sapere e tutte le marce sciocchezze di questa terra, per i quali "la vita e la morte" non sono "oscure", ma scientificamente spiegabili».
La natura, nella sua misteriosa bellezza, offre la soluzione al problema della vita e della morte, drammaticamente formulato nel Trinklied e risolto solo parzialmente in Der Trunkene. Nell'oscurità, "il ruscello canta a piena voce" e il colore dei fiori si stinge nel crepuscolo, ma il loro intenso profumo permane nella frase inebriante dei violini. Der Abschied si conclude con l'immagine dell'"amata terra" che fiorisce di nuovo, nell'eterna luce azzurra dell'orizzonte. Il ciclo delle stagioni, vissuto nella prima parte come inesorabile falce del tempo, ritorna nell'ultimo Lied a simboleggiare l'eterno ciclo di vita, morte e rinascita. La primavera, così disperatamente negata dal canto dell'ubriaco, ricompare alla fine nelle parole d'addio dell'amico misterioso, come promessa di nuova vita, nella pagina più dolce e rappacificata di Das Lied.
Der Abschied si contrappone alla prima parte e allo stesso tempo ne è lo specchio trasfigurato. Tra il mondo dei primi cinque Lieder e Der Abschied c'è una cesura netta di stile, di forma e di metodo. La struttura complessiva della prima parte costituisce una forma unica, cucita in modo organico da una fittissima rete di relazioni poetiche e musicali. Il loro insieme evoca un gran teatro del mondo, in cui un personaggio rappresenta se stesso, attraverso un mosaico di frammenti, esprimendosi con una pluralità di mezzi che comprendono il racconto, la descrizione e il monologo. II protagonista del ciclo, sotto la cui maschera scorgiamo il volto stesso di Mahler, si confronta in modo drammatico con il significato della vita e della morte, in una lotta interiore a cui lo squillo iniziale dei corni conferisce sin dall'inizio un carattere eroico.
Der Abschied contrappone al metodo della rappresentazione la solenne funzione di una cerimonia musicale, che celebra la morte e la rinascita del personaggio raffigurato nella prima parte. Mahler prende le distanze dal protagonista, che fin lì s'identificava con il punto di vista dell'autore. Il personaggio di Der Abschied esprime i suoi sentimenti sullo sfondo di un altro pensiero emotivo, superiore alla sua parzialità, creando un processo di duplice immedesimazione, individuale e universale, caratteristico dei riti religiosi. Donald Mitchell ha suggerito l'interpretazione di Der Abschied in riferimento alle Passioni di Bach, che Mahler aveva studiato intensamente in quegli anni. Il paragone è certamente pertinente, se si considera l'importanza strutturale di alcuni elementi che rimandano al mondo di Bach, come il gruppetto barocco che apre il Lied o il ruolo preminente dell'oboe, lo strumento che incarna l'anima patetica del pietismo.
La trasformazione della strategia drammaturgica riguarda soprattutto l'orchestra, che nell'ultimo Lied acquisisce un peso di gran lunga maggiore rispetto alla parte precedente. La fusione del mondo del Lied con quello della Sinfonia, che prima era avvenuto mediante un'originale polifonia di voce e strumenti, si traduce ora in una partecipazione autonoma dell'orchestra al progetto filosofico di Das Lied. Nella sua sfera si risolvono le apparenti contraddizioni del testo, che raggruppa, come abbiamo visto, due poesie del Flauto cinese, con sostanziali modifiche e aggiunte di Mahler.
L'autonomia dell'orchestra si manifesta nel modo più evidente nella grande marcia funebre, che costituisce da un punto di vista formale lo sviluppo del materiale iniziale e allo stesso tempo l'inizio della ripresa. In partitura la pagina occupa ben 68 battute, ma soprattutto rappresenta il culmine della celebrazione della morte, la cui presenza aveva dominato il Lied fin dal primo suono del tam-tam. La marcia funebre, inoltre, rappresenta il ponte che unisce e separa la poesia di Mong-Kao-Jen da quella di Wang-Wei. L'attesa dell'amico, infatti, si trasforma dopo di essa nel loro brindisi d'addio. La marcia funebre esprime la necessità drammaturgica che il vecchio personaggio debba morire, perché il nuovo possa "rifiorire in primavera". La musica dell'aria finale, raggiunta finalmente la tonalità di do maggiore, nella tersa luce dello stile dell'ultimo Mahler, rivela che non c'è differenza tra l'Io e l'Altro. Esiste un unico personaggio, trasfigurato e appacificato con l'idea di morte, in cui palpita lo stesso cuore che prima di lasciare la liebe Erde cantava la dolorosa gioia di vivere: "O Schönheit, o ewigen Liebens, Lebens trunk'ne Welt!" (O bellezza, o mondo d'amore e di vita eternamente inebriato).
Oreste Bossini