Haydn scrisse tredici messe in cui si avverte con plastica evidenza l'evoluzione costante della personalità del musicista, il quale assomma in sé l'antico e il nuovo che fermentava nell'arte del suo tempo. Le prime due composizioni del genere, la Missa Rorate coeli desuper in sol maggiore e la Missa brevis in fa maggiore rientrano senza alcuna difficoltà nella classificazione della musica religiosa austriaca concepita secondo la tradizione: l'autore aveva appena diciotto anni e non. poteva che seguire le regole vocali e strumentali già utilizzate da altri artisti. Una maggiore varietà tecnica ed estetica, specie nella parte riservata al canto, si può riscontrare nella Missa Sanctae Caeciliae in do maggiore (1769-1773) e nella Missa Marìazell in do maggiore, così chiamata perché composta per il monastero di Mariazell (1782), ma la maturità di Haydn in questo campo appare evidente nel gruppo delle sei messe solenni, tra le quali spiccano per grandiosità e ampiezza di costruzione, con l'uso più incisivo e vibrato dell'orchestra, la Missa in tempore belli in do maggiore, detta anche Paukenmesse (Messa dei timpani) del 1796, la Missa in angustiis in re minore, conosciuta pure come Nelson-Messe, del 1798, la Theresien-Messe in si bemolle maggiore del 1799, la Schöpfungs-Messe (Messa della creazione) in si bemolle maggiore del 1801 e l'Harmoniemesse in si bemolle maggiore rispettivamente del 1764 e del 1800, il poderoso Stabat Mater con orchestra e organo (1773), e il brano carico di dolente religiosità Die Sieben Worte des Erlösers am Kreuze (Le sette paróle del Redentore sulla Croce), composto su sette frasi ricavate dai Vangeli per celebrare i funerali di Cristo e realizzato musicalmente con austerità e nobiltà di sentimenti.
Alla Missa in angustiis, oggi in programma, Haydn lavorò dal 10 luglio al 31 agosto del 1798; l'esecuzione ebbe luogo per la prima volta alla metà di settembre dello stesso anno nella cappella di Eisenstadt e per il genetliaco della principessa Maria Hermenegilda, moglie del conte Nikolaus II Esterazy. Pur rinchiuso tra le mura della sua tranquilla operosità di artigiano della musica, Haydn non manca di esprimere in questa Messa in re minore le preoccupazioni e le apprensioni causate dalle guerre napoleoniche, che per lui stavano a rappresentare il capovolgimento dell'ordine costituito in Europa, nel nome dei principii della Rivoluzione francese guardata con sospetto e diffidenza. E' indicativo il sottotitolo di Nelson-Messe, in quanto proprio il 1° agosto 1798 l'ammiraglio inglese Nelson aveva vinto temporaneamente l'armata napoleonica ad Aboukir, senza tuttavia fermare l'avanzata dei piani di conquista dell'Europa da parte dell'imperatore francese. Forse in quel momento Nelson stava a significare per il musicista il ritorno all'ancien régime e il simbolo coagulante del pensiero e delle forze della vecchia e amata civiltà, minacciata dalle teorie letterarie e filosofiche dello Sturm und Drang. Naturalmente qui come in tutta la sua opera Haydn, sempre sospinto da una visione serena e fiduciosa della vita, non vuole contrapporre un credo politico ad un altro, ma esprimere in termini musicali la propria ansia e le proprie «angustie» per il dilagare delle guerre nel cuore dell'Europa. Del resto questo stato d'animo si concretizza formalmente con alcune sottolineature di trombe e di rulli di tamburo, miranti a richiamare l'attenzione su una realtà drammatica, ma non chiusa ad un avvenire di pace.
Per il resto la Missa
in angustiis è un blocco di lodevole fattura e
di solida struttura, in una dialettica alternanza tra omofonia e
polifonia, tra squarci solistici e corali, in cui svolge un ruolo
determinante la grande esperienza sinfonica haydniana. Tutto si muove e
si articola fluidamente, guidato da una mano pronta e sicura, capace di
unire e saldare fra di loro i vari temi ed episodi vocali e
strumentali, nel pieno rispetto di ciò che viene definito il
classicismo in musica, alla cui base c'è l'idea della
forma-sonata, intesa come sviluppo organico di un unico pensiero
musicale. Non c'è dubbio che anche da questa Messa si
sprigiona un sentimento tonificante e rasserenante della vita, come
riconobbe Goethe, scrivendo in «Kunst und
Alterthum» (Arte e antichità) che «la
pratica e l'audizione delle sue opere [di Haydn] hanno sempre
comunicato una sensazione di pienezza».
«Poiché Haydn — annotò il
creatore del Faust — è nostro, figlio delle nostre
contrade, che crea con naturalezza la musica. Temperamento,
sensibilità, spontaneità, dolcezza, forza, infine
le due caratteristiche stesse del genio, ingenuità e ironia:
tutto questo appartiene a lui. Se. tutto ciò, inconcepibile
senza un profondo calore umano, è l'elemento costitutivo del
suo essere, salutiamo la sua arte come antica nel miglior senso della
parola... Tutta la musica moderna si basa su di lui. Ho sempre
desiderato di poter dire sinceramente e calorosamente come sento, che
l'accordo perfetto che esprime il suo genio non è che la
tranquilla risonanza di un'anima nata libera, chiara e casta. Le sue
composizioni sono il linguaggio ideale della verità:
ciascuna delle sue parti è necessaria ad un insieme di cui
essa è aspetto integrante, pur vivendo della propria vita
».