Glossario

Concerto in re maggiore per pianoforte ed orchestra, Hob:XVIII:11

Musica: Franz Joseph Haydn
  1. Vivace
  2. Un poco Adagio (la maggiore)
  3. Rondo all'Ungarese. Allegro assai
Organico: clavicembalo, 2 oboi, 2 corni, 2 violini, viola, basso
Composizione: 1782
Edizione: Artaria, Vienna, 1784

Guida all'ascolto (nota 1)

Nella dozzina di concerti per strumento a tastiera composti da Haydn, il Concerto in re maggiore per fortepiano o clavicembalo Hob. XVIII n. 11, scritto all'inizio degli anni Ottanta, gode da sempre di una meritata popolarità. La sua fortuna - attestata già all'epoca dalle numerose edizioni a stampa: a quella viennese di Artaria, nel 1784, ne seguirono altre a Parigi, Amsterdam e Londra - è certamente dovuta a una particolare freschezza melodica, a una chiara architettura, alla raffinatezza delle armonie. Ma non sono solo queste le attrattive dell'opera: Haydn sembra qui sentire l'influenza dei concerti mozartiani nel sottile trattamento dell'orchestra e nel gioco che il solista intrattiene con gli altri strumenti, perfettamente esemplificato dall'elegante cesello del movimento centrale in tempo lento.

Il primo movimento (Vivace) è, come vuole la prassi, in forma sonata. Trattandosi di un concerto l'esposizione è doppia: la prima volta i materiali sono presentati dalla sola orchestra, la seconda dal pianoforte solista, che interagisce con gli altri strumenti e amplia la forma inframmezzando ai temi costitutivi ampi episodi virtuoslstici. La struttura formale scelta da Haydn - che qui conferma una caratteristica predilezione - è quella della forma sonata monotematica: nel momento in cui l'esposizione raggiunge la tonalità della dominante non viene proposta una nuova idea che rafforzi l'impressione prodotta dallo spostamento tonale, ma viene invece ripresentato il tema principale.

Chi fosse sorpreso da questo modo di procedere farà bene a non dimenticare che l'idea di una forma sonata bitematica, basata sulla contrapposizione dialettica di due temi in reciproco contrasto, è molto più tarda: è l'idea "canonizzata" da Adolph Bernard Marx nei primi decenni dell'Ottocento, influenzata dalle opere di Beethoven (che nelle sue forme sonata enfatizza, infatti, proprio il conflitto tematico) e sclerotizzata poi nei manuali scolastici di composizione. Haydn, invece, imposta spesso i suoi movimenti in forma sonata su un'unica idea principale, cosa che gli permette di ottenere una coerenza, una coesione notevole. Ma ciò non significa rinunciare alla varietà e al contrasto, che nel caso di questo movimento sono affidati, per esempio, a un'idea secondaria sulla quale avviene la transizione alla dominante, e soprattutto all'episodio conclusivo dell'esposizione, in modo minore e ricco di sincopi e tensioni armoniche.

Un poco Adagio è l'andamento del secondo movimento, nella forma ternaria del Lied. È una pagina particolarmente bella, dal tono vagamente rapsodico e dalla scrittura strumentale e armonica quanto mai raffinata. La prima e la seconda parte del movimento sono seguite da una ricapitolazione nella quale il tema principale è ripreso e riccamente fiorito, in un gioco ad intarsio nel quale si inseriscono anche i fiati e gli archi; seguono una cadenza e una coda, su un lungo pedale dei corni che porta il movimento a chiudersi in una sonorità sempre più sommessa.

Il terzo movimento (Rondò all'Ungherese - Allegro assai), che chiude con molto brio il Concerto, è in forma di rondò (un tema principale funge da ritornello, tornando periodicamente in alternanza con una serie di episodi), commisto a qualche elemento della forma sonata (il primo episodio conduce alla dominante, ma poi viene ripreso verso il termine del movimento e ricondotto alla tonica). Il riferimento allo stile ungherese non è casuale: Haydn segue, qui, una moda fortunata di quell'epoca, quando la musica dei gitani d'Ungheria e dei paesi balcanici destava l'interesse generale e veniva imitata anche nell'ambito della musica "colta". Haydn stesso se n'era già servito nel suo Quartetto in re maggiore op. 20 n. 4. E se in tutto il Burgenland (la regione di confine in cui si trova Eszterhàza) questo stile era particolarmente in voga, anche per la presenza di cospicue minoranze ungheresi e croate, per il pubblico parigino, che conobbe il Concerto di Haydn grazie a una locale edizione a stampa nel 1784, esso rappresentava invece una curiosa novità. Per essere precisi, la melodia di danza che costituisce il tema principale di questo rondò non proviene dal patrimonio folclorico ungherese: come specifica Haydn stesso, si tratta di una danza rustica diffusa in Bosnia e Dalmazia, denominata Siri Kolo. La semplice melodia viene sottoposta a trasformazioni ritmiche e armoniche che danno origine a vari episodi, senza perdere i tratti caratteristici che le conferiscono il tipico sapore della musica popolare dell'est europeo: spigliate successioni di note veloci, frasi ripetute dall'effetto ipnotico, catene di trilli, tipiche acciaccature che precedono le note in levare, un gioco sottile di asimmetrie.

Claudio Toscani


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 258 della rivista Amadeus

Ultimo aggiornamento 11 Maggio 2011
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Questo testo scritto da Terenzio Sacchi Lodispoto è di proprietà di © LA MUSICA FATTA IN CASA che ne autorizza l'uso, ed è stato prelevato sul sito htpp://www.flaminioonline.it