Arminio, HWV 36
Testo del libretto
ATTO PRIMO
Scena prima
Campagna vicino al Reno, con Padiglioni e altri
Istrumenti Militari.
Arminio con la spada nuda, Tusnelda, e soldati germani.
TUSNELDA
Fuggi, mio ben; invano il tuo gran core
Si oppone alla Fortuna
Dell’imperio Romano
ARMINIO
Oh Dei! che parli?
Io fuggir? o mia cara; io voglio ancora
Versar quel sangue ostile:
Non sarò mai né traditor, né vile.
TUSNELDA
Serbati a miglior uopo.
ARMINIO
Io non pavento.
TUSNELDA
Ma se cadi, Tusnelda
Spoglia sarà di quel Romano orgoglio.
Fuggiam dunque, o mio sposo,
E ti vegga il nemico
Tornar a’ danni suoi più vigoroso.
ARMINIO
Non più sposa, non più, questo mio core
Che sa sfidar la morte,
Non resiste a’ tuoi prieghi, e cede a’ amore.
Duetto
ARMINIO E TUSNELDA
Il fuggir, cara mia vita,
Non è tema, né viltà:
Se alla fuga il piede invita
Casto amore, e libertà.
Scena seconda
Tullio, e Varo con molti soldati romani.
TULLIO
Signor’, è in tuo potere
D’Arminio il Campo.
Ei col fuggir cedea,
A te l’Armi e la Gloria.
VARO
Fuga, che scema il lustro alla Vittoria.
Ma, oh dei! Misero core!
TULLIO
Che t’affligge Signor?
VARO
Ah! ch’egli è amore!
Tusnelda adoro -
TULLIO
Scuoti
Sì tirannico giogo, e a Gloria attendi.
VARO
Quanto possa l’amor, non bene intendi.
Aria
TULLIO
Non deve Roman petto
Dar all’amor ricetto,
Ma solo al bel desio di trionfar.
Chi vuol dar Legge altrui
Prima gli affetti suoi sappia frenar.
VARO
Ah! che un vero valore
Non sdegna aver per suo compagno amore.
Aria
Al lume di due rai
Più fiero pugnerò.
Potrò senza sospetto
Espor sicuro il petto,
Né temerò del core,
Se ‘l core più non ho.
(Nel partire incontra Segeste con la spada di Arminio,
e Soldati Germani)
Scena terza
Segeste, con la spada d’Arminio, e Soldati Germani.
Varo, e poi Arminio incatenato con Tusnelda, ed altri
Soldati
SEGESTE
Colla spada d’Arminio,
Signore, io ti presento
Della Germania il soggiogato impero.
VARO
Premierà Augusto, o Amico, i merti tuoi.
SEGESTE
Ecco in ceppi l’altier, che viene a noi.
(Conducono Arminio incatenato, e seguito da
Tusnelda)
ARMINIO
Varo, vincesti; perch’io fui tradito
Dal perfido Segeste.
(a Segeste)
China a terra le ciglia,
Quest’è la Patria tua, quest’è tua Figlia,
Quest’è il Genero tuo, dalle tue trame
Oppressi, o Prence vile, o Padre infame.
SEGESTE
Latra, Mastin rabbioso, in schiavitù.
TUSNELDA
Padre, Sposo, pietate: oh Dei! non più.
Aria
TUSNELDA
Scagliano amore, e sangue
Folgori di furor.
Cinto di pari affetto
In mezzo entra il mio petto
E incontra i colpi il cor.
Scena quarta
Segeste, Arminio e Varo
SEGESTE
Arminio, al tuo furore
Un tanto ardir condono.
Sei prigioniero di Augusto,
E la fe’ che giurai -
ARMINIO
Taci spergiuro
Come parli di fe’, se fe’ non hai?
VARO
Lascia le ingiurie, e chiedi
Il tuo riposo alla pietà Romana.
ARMINIO
Prima che Arminio pieghi
La fronte al Latin Soglio, e che rinieghi
E Patria, e Sangue, e Dei
Morrà fra strazi.
VARO
Ah! troppo altier tu sei.
Aria
ARMINIO
Al par della mia fronte
È forte questo cor.
Coll’involarmi rigida
E Vita, e Libertà,
Misero mi farà, non traditor.
(Viene condotto via dalla Guardie)
Scena quinta
Segeste solo
SEGESTE
Se Arminio non si piega
A ricever da Roma e Legge, e Pace
Colla sua Testa pagherà l’orgoglio;
Che aver non può, mentre che Arminio vive
Pace con la Germania, il Campidoglio.
Aria
Fiaccherò quel fiero orgoglio
Se non piega al Campidoglio
La cervice il contumace.
Se alla Patria fu molesta
Quell’altera irata Testa,
Or sarà prezzo di pace.
Scena sesta
Cortile nel castello di Segeste
Sigismondo, e poi Tusnelda, e Ramise, che vengono
dalla parte opposta.
Aria
SIGISMONDO
Non son sempre vane Larve
Ciò che apparve
Ad un’Alma nel sognar.
Pare ancor che un sfortunato
Il suo fato
Nel dormir sappia spiegar.
TUSNELDA
Ramise; oh Dei! -
RAMISE
Quali infelici avvisi
Ti leggo in fronte?
TUSNELDA
Arminio è Prigioniero.
SIGISMONDO
Riverita sorella, ohimè! che dici?
RAMISE
Corro.
SIGISMONDO
Dove?
TUSNELDA
Che speri?
RAMISE
Esempio raro,
Vado a sacrificarmi a Roma, e a Varo.
TUSNELDA
Ed io quivi lo sposo attender voglio.
Prigionier lo conduce, oh Dei!
SIGISMONDO
Chi mai?
TUSNELDA
Segeste.
SIGISMONDO
Il Padre?
RAMISE
E Sigismondo ardisce
Stringer d’Arminio alla sorella il core?
SIGISMONDO
Ne’ delitti dei Padre
Qual colpa ha Sigismondo?
RAMISE
lo non ti ascolto.
(In atto di partire, ma la trattiene)
Lasciami.
TUSNELDA
Ferma; ed in più Fonti solo
Scorra dal nostra core, il nostro duolo.
Aria
RAMISE
Sento il cor per ogni lato
Circondato
Di spavento e di terror.
E d’affanno omai ripieno
Il mio seno
Non ha loco per Amor.
(Parte)
Scena settima
Tusnelda e Sigismondo
SIGISMONDO
Oimè! Parte Ramise, e seco porta
L’anima mia. Cara Germana, oh Dei!
Soccorrimi pietosa -
TUSNELDA
Ah! Sigismondo!
Compatisco il tuo cor; tu pensa al mio.
Tra le nemiche squadre
Miro schiavo il Consorte,
Odio le sue ritorte
Né posso odiar l’autor, perch’è mio Padre.
SIGISMONDO
E così mi conforti?
TUSNELDA
I tuoi deliri
Confronta coi mio duoi, quindi consola
Il tuo vano dolor ne’miei martiri.
Aria
TUSNELDA
È vil segno d’un debole amore
Quel dolore
Che coi pianto sfogando si va.
Vero ardore d’un’alma ch’è forte
Neppur morte
Coi suo gelo estinguer lo sa.
(Parte)
Scena ottava
Sigismondo, poi Segeste
SIGISMONDO
Cruda sorella! Oh! Dei! così mi lasci?
SEGESTE
Figlio!
SIGISMONDO
Padre, e Signor -
SEGESTE
La mia fortuna,
Oggi cangia d’aspetto.
Ora tu devi Cangiar pensiero.
SIGISMONDO
(Oh Dei! Che sarà mai?)
SEGESTE
Augusto alla mia fede
Vuoi darmi premio condegno.
SIGISMONDO
Ma la Patria, Signor, e Arminio?
SEGESTE
Taci.
Arminio è fra catene;
Roma trionfa.
SIGISMONDO
Oh Numi!
SEGESTE
E di Ramise al mal concetto amore
Più pensar tu non dei.
SIGISMONDO
Come, Signore?
SEGESTE
A più sublime sfera
Devi alzare il desio.
SIGISMONDO
Ubbidirti vorrei, ma non poss’io!
SEGESTE
Temerario - Ad un Padre? Olà, ubbidisci.
SIGISMONDO
Prendi il mio acciaro, e pria
Squarciami il seno, e di qua svelli il core.
(Gli getta a terra la sua Spada).
SEGESTE
Pensa: ti lascio; ah vile! ah traditore!
(Parte sdegnato)
Aria
SIGISMONDO
Posso morir, ma vivere,
Vivere e non amare,
E non amare oh! Dei!
L’alma de’ affetti miei, non posso no.
Se l’amor dà vita all’anima
Trarmi dal seno amore
Senza involarmi il cor; no, non si può.
ATTO SECONDO
Scena prima
Gabinetto.
Segeste e Tullio
TULLIO
Come, Signor, vorrai? -
SEGESTE
Tutto cospira
Alla morte d’Arminio.
TULLIO
E che s’oppone?
SEGESTE
Virtù, Natura, il giusto, e la ragione;
E le lagrime, oh Dei, della mia Figlia!
TULLIO
Con le nozze di Varo
Rasciugherà il suo pianto.
SEGESTE
E sperar devo?
TULLIO
Ei di Tusnelda è amante -
SEGESTE
E che più bramo?
TUSNELDA
Risolvi -
SEGESTE
Oggi saprà qual fia sua sorte;
O suddito d’Augusto, o della morte.
Aria
TULLIO
Con quel sangue dipinta vedrai
Foriera di Pace bell’Iride in Ciel.
E più chiara accender potrai
D’amor la face, di morte col Gel.
(Parte)
Scena seconda
Varo e Segeste
VARO
Quest’, o Signor, di Cesare è il volere.
(Gli dà un foglio, che Segeste legge basso)
“Grate mi sono al sommo
“O Varo l’opera tue, per cui mi fia
“Soggetta la Germania.
“Ciò sol ti chiedo, e voglio,
“Che de’ Cheruschi a debellar l’orgoglio
“Si perda Arminio. Estinto
“Questo capo dell’Idra, abbiamo vinto.”
Augusto
SEGESTE
Ubbidiente io eseguirò
Di Cesare il comando.
SEGESTE E VARO
E di affligger Tusnelda il core avrò.
(partono)
Scena terza
Sala con sedia
Arminio incatenato, e Guardie
Aria
ARMINIO
Duri lacci, voi non siete
Per me rei di crudeltà;
Se a me cari il piè stringete
Per la Patria libertà.
Scena quarta
Arminio, Segeste con altre Guardie
SEGESTE
Arminio, in questi accenti
Per la mia lingua ti favella il cielo.
Opportuno è il consiglio:
Al Monarca Romano
Chinati, e schiverai grande un periglio.
ARMINIO
Ah! Traditor! Con queste indegne voci
A me parla Segeste? e crede forse,
Ch’io voglia consacrar a’ vil memoria
E Patria, e Sangue, e Nome, e Trono, e Gloria?
SEGESTE
Il dar Pace alla Patria eh! sia tua gloria.
ARMINIO
Gloria? il renderla schiava
Ad un giogo Tiranno?
SEGESTE
Morrai dunque -
ARMINIO
A
Famoso
in Libertà. Su, su; senz’altro esame
Corriamo a morte: e viva
Il vil Segeste in servitude infame.
Aria
Sì cadrò, ma sorgerà
Sempre vivo a lacerarti
Il rimorso nel tuo core.
Con tre fauci latrerà
E il mio sangue una sarà;
La tua Patria, ed il tuo onore.
(Lo conducono via)
Scena quinta
Segeste, e Tusnelda piangendo.
SEGESTE
Figlia, son vani i pianti;
Se vuoi salvar lo sposo
Fa, che a Cesare chini il capo altero.
TUSNELDA
A
Ah! no; che un’Alma grande
Antepone fastosa
A una vita servii, morte gloriosa.
SEGESTE
Morrà dunque -
TUSNELDA
Su via,
Compisci l’opra in me barbaro Padre;
Che l’istesso delitto,
Che l’istessa virtute
Che di me accende il core, e del consorte,
Vuole ch’io da te chieda
O la sua libertà, o la mia morte.
Aria
TUSNELDA
Al furor che ti consiglia,
Ad Augusto, alle sue squadre
Offri pur quest’alma ancor.
E delitto esserti figlia,
È castigo avere per Padre
Un sì crudo genitor.
(Parte)
Scena sesta
Segeste e Ramise
RAMISE
Prencipe senza fede;
Padre disumanato.
SEGESTE
Olà? cotanto
Femmina vile ardisce?
RAMISE
Ah! Traditore!
Vedi, che più di te nobile ho il core.
(Tira uno stiletto, ed avventa un colpo contro Segeste,
ma viene trattenuta da Sigismondo)
Scena settima
Sigismondo, Segeste, Ramise che getta lo stiletto
SIGISMONDO
Ah! Ramise!
RAMISE
Ah! destino!
SEGESTE
Ah! temeraria!
Io fiaccherò il tuo orgoglio;
E ad Arminio cadrà col suo morire
Oggi la testa, e a te il superbo ardire.
(Parte sdegnato)
SIGISMONDO
Mia cara -
RAMISE
Ed osi ancora
Parlarmi, infido?
SIGISMONDO
Infido a chi t’adora?
RAMISE
Lasciami, ingannator -
SIGISMONDO
Son pien di fede,
Ma contro il genitor?
RAMISE
Contro un indegno.
Se vuoi aver il mio amor, siegui il mio sdegno.
SIGISMONDO
Parricida mi brami? eh! nel mio sangue
Appaga il tuo furore.
(Le dà la spada ignuda, ch’ella getta a terra, e Sigismondo
la prende per ferirsi)
Così vuole il dover, così l’amore.
RAMISE
Ferma se m’ami; oh! Dei!
Figlio fedel d’un traditor tu sei.
Aria
Niente spero, tutto credo,
Molto chiedo, e poco intendo.
Meno ottengo, e troppo bramo,
Più che t’amo, più t’offendo.
(Parte)
Scena ottava
Sigismondo solo
SIGISMONDO
O Ramise, o Segeste, ambo fatali!
Che volete da me? S’ambo mi deste
Un innocente affetto
Lasciate che nel core
Vi conservi innocente il sangue, e amore.
Aria
Quella fiamma, che il petto m’accende
S’alimenta col sangue dei cor.
Tanto puro quel foco risplende,
Quanto è l’esca che nutre l’ardor.
Scena nona
Carcere orrenda ed angusta
Arminio, poi Tusnelda, e Varo
ARMINIO
Olà! custodi; alcuni di voi mi chiami Varo.
TUSNELDA
(piangendo)
Sposo adorato,
Dunque morir tu vuoi?
ARMINIO
Sì, vuò morire.
TUSNELDA
Ma se pure ad Augusto -
ARMINIO
Oh! Dei! Deh! taci,
Se vile non mi brami.
Sì, vuò morire, e coll’esempio mio -
TUSNELDA
Sì, bell’esempio vuò seguire anch’io.
VARO
Arminio?
TUSNELDA
In tale stato
Perché vieni a insultare un sfortunato?
ARMINIO
Venne a’miei prieghi.
(a Varo)
Ascolta;
Oggi il tuo merto, e l’amor mio richiede
Ch’al mio morir, dell’unico tesoro
Ch’io possiede, ti faccia un degno erede.
So, che amasti Tusnelda
Di vitù, di Beltade illustre esempio:
Ella è ben di te degna, e tu di lei.
TUSNELDA
E sento? e soffro? Il cor mi scoppia!
VARO
Oh! Dei!
Aria
ARMINIO
Vado a morir. Vi lascio
La Pace c’ho nel cor.
Almen colla mia morte
Cara, per te la sorte
Dia fine al suo rigor.
(Parte)
Scena decima
Tusnella e Varo
VARO
Tusnelda, io son confuso!
Pur t’abbandona il tuo Consorte ingrato.
Se volete il mio fato
Ch’io ti stringessi -
TUSNELDA
Olà? Varo, e qual fingi
Immagini d’amore in grembo a morte?
Se Armino Moribondo a te mi cede,
Mi vietano esser tua
Vivi ancor nel mio petto Amor, e Fede.
VARO
Che dunque?
TUSNELDA
Varo, devi
Se vuoi piacermi, e la mia stima avrai,
Farti appoggio, e sostegno
Del tuo rival: sforzo di te ben degno.
VARO
Romani spiriti miei
Su svegliatevi, e ceda un vil cupido.
Varo in virtù non dee ceder a lei.
(esce)
Aria
TUSNELDA
Rendimi il dolce sposo,
Due vite io ti dovrò.
Pegno al mio cor sì caro
Dirò, dono è di Varo
Quando l’abbraccerò.
ATTO TERZO
Scena prima
Piazza nel castello dì Segeste, con Palco apparato
di nero. Popolo alle Finestre, ed intorno al Palco
Legioni Romane colle Insegne.
Arminio incatenato, poi Varo da una parte, e Segeste
dall’altra; e poi Tullio.
ARMINIO
Fier Teatro di Morte, orrida scena
Forse credete voi
Di spaventar intrepida quest’alma?
Eh! no; voi vi ingannate;
Sono le vostre pompe il mio Trionfo;
Sprezzo morendo quel Romano orgoglio,
Ed è per me quel Palco un Campidoglio.
Ministri, alla mia morte
Or mi rendete: ed a Segeste poi
Portando la mia Testa -
VARO
Olà? sciogliete
Quell’indegne ritorte.
SEGESTE
Olà? fermate.
Quella testa troncate:
Augusto vuol ch’ei mora.
VARO
Sì; ma sdegna
Un sì vile Trofeo.
Mora, ma da Guerriero, e non da reo.
(Entra Tullio)
TULLIO
Varo, Segeste, all’Armi,
Segismero ha disfatte le Falangi -
VARO
S’oppongan
Le Romane Legioni, e Arminio intanto,
Al carcere ritorni.
SEGESTE
A pene, e al pianto.
Aria
ARMINIO
Ritorno alle Ritorte;
Sorte, che vuoi da me?
Tra sì strane vicende
Di Carcere, e di morte,
Più stabile si rende,
E ferma la mia Fe’.
(Lo conducono via)
Scena seconda
Varo, Segeste, e Tullio
VARO
Del Castello in difesa
Tu colle Genti tue resta, Segeste.
Tullio mi segua -
SEGESTE
Eseguirò il tuo cenno.
VARO
O di Gloria, e d’Amor cure moleste!
Aria
VARO
Mira il Ciel, vedrai d’Alcide
Le guerriere armi omicide
Lampeggiar cinte di stelle.
Ma nel tempio ancor Gnido
Il possente Dio Cupido
Splender fa l’anime ancelle.
Scena terza
Camera con tavolino, sopra il quale è una Tazza di
Veleno, e la Spada di Arminio
Tusnelda, e poi Ramise
TUSNELDA
Ho Veleno, e Ferro avanti
E pur vivo, e peno ancor?
(Prende la spada per ferirsi)
Ti stringo, o illustre Acciaro.
Ah! no. Chi fa?
(Posa la Spada, e prende il Veleno)
Sì, sì, bevo la morte.
(Mentre vuol bere, Ramise la impedisce)
RAMISE
Ola? Tusnelda
Ferma; quest’è viltà.
TUSNELDA
Morto è il mio sposo, e deggio -
RAMISE
Eh! no: vive in periglio.
De’ lacci pria, dov’ei sen vive avvinto
Convien sottrarlo, o vendicarlo estinto,
Poi morirem.
TUSNELDA
Si segua il tuo consiglio.
(Tusnelda prende la Tazza, e Ramise la Spada)
Duetto
RAMISE E TUSNELDA
Quando più minaccia il Cielo
Puol’ ancor cangiar sue tempre.
Spera, spera, che severa
La Fortuna non fia sempre.
Scena quarta
Atrio, che conduce alle Priggioni
Sigismondo, poi Tusnelda con Veleno alla mano e
Ramise con la Spada.
SIGISMONDO
Arminio sventurato!
RAMISE
Sigismondo!
TUSNELDA
Germano -
SIGISMONDO
(a Ramise)
Mia cara!
(a Tusnelda)
Mia Sorella.
RAMISE
Il mio caro Fratello,
TUSNELDA
Il dolce sposo,
RAMISE
... O rendi a queste braccia,
TUSNELDA
... E a questo seno,
O ch’io bevo la morte.
RAMISE
... O ch’io mi sveno.
SIGISMONDO
Oh! Dei! fermate. Il Padre
Deve ubbidire Augusto.
RAMISE E TUSNELDA
E tu esser vuoi
Di Padre reo esecutor più ingiusto?
TUSNELDA
Sì, sì, morta mi vuoi, bevo il veleno.
RAMISE
No, no non vuoi ch’io viva, io mi apro il seno.
(Sigismondo getta via il Veleno a Tusnelda, e toglie
la Spada a Ramise)
SIGISMONDO
Fermate. O Padre! o Amore!
Oh! sangue! oh! Arminio! oh! oh sorte!
Oh! Ramise! oh! Sorella? oh! affetti! oh! morte!
Aria
Il sangue al cor favella,
Al cor favella amore,
Né so quel che sarà.
Salvarlo? - è fellonia
Svenarlo? - è crudeltà.
Barbaro all’alma mia,
Infido al Genitore,
Essere il cor non sa.
(Parte)
Scena quinta
Tusnelda e Ramise piangendo: e poi Arminio in Libertà.
Aria
TUSNELDA
Tra speme, e Timore
Mi palpita il cor,
Che fiero martir!
ARMINIO
Mia Sposa, mia Sorella,
Sciolto da lacci in libertà vi abbraccio.
Ma voi piangete? Il viver mio vi spiace?
Dunque fra le ritorte
Ritorno ad incontrar l’indegna morte.
TUSNELDA
Ferma -
RAMISE
T’arresta -
Scena sesta
Sigismondo con la Spada di Arminio, e detti.
SIGISMONDO
Arminio
Non è tempo, Signor, tregua agli affetti.
Rompi gli indugi, e ‘l tuo partir s’affretti.
(Gli dà la Spada tolta a Ramise)
Ritorni alla tua mano
L’istrumento fedel della tua Gloria,
E della Libertà del suol Germano.
ARMINIO
Signore, e qual mercede
Potrà render Arminio
A tanto zelo tuo, alla tua Fede?
TUSNELDA
Mio Sposo -
RAMISE
Mio German -
ARMINIO
Mie care addìo.
(Si abbracciano)
TUSNELDA, RAMISE, ARMINIO
Parto, ma teco resta ora il cor mio.
(Arminio con la spada in mano)
Aria
ARMINIO
Fatto scorta al sentier della Gloria
Mi richiama l’offeso mio onor.
Vivo: spero sicura Vittoria;
Se morrò, carco di Allor.
(Parte)
TUSNELDA
Va; che nel dubbio calle anco il mio amore
Sarà fido compagno al tuo valore.
Aria
Va, combatti ancor da forte
Che cangiar suol la sorte
Per intrepido valor.
Poi ritorna trionfante,
Che quest’anima costante
Troverai piena d’amor.
(Parte)
Scena settima
Ramise e Sigismondo
RAMISE
Sigismondo qui resti
Vittima di Segeste al rio furore?
SIGISMONDO
Fugga chi è reo; se pur il fallo è mio
Il fallo mio vuò sostener con gloria.
Scena ottava
Ramise, Sigismondo, Segeste con Guardie.
SEGESTE
Invece di eseguir gli ordini miei
Tra i vezzi di costei
Qui ti trattieni, o effeminato Figlio?
SIGISMONDO
Scordati i dolci nomi omai, Signore,
Tu sei tradito, e io sono il traditore
SEGESTE
Che vuoi dir? -
SIGISMONDO
È mia sorte,
(gli getta la sua Spada ignuda a’piedi)
Per così bel delitto aver la morte.
Arminio è in libertà.
SEGESTE
Ciel! che intendo?
SIGISMONDO
E io lo posi.
SEGESTE
Ah! scelerato Figlio!
L’alta virtù del nobil Guerriero
M’indusse a dargli vita.
RAMISE
Ah! non è vero, io son la rea.
SEGESTE
Ambo cadrete indegni.
S’annodino costoro, e la vendetta
(Le Guardie incatenano Sìgismondo e Ramise)
L’odio, la rabbia, e ‘l furor mio, m’insegni.
(Parte sdegnato)
Aria
SIGISMONDO
Impara a non temer
Dal mio costante amor
Cara di questo cor dolce speranza.
Del tuo destin sì fier
A vincer l’empietà
Esempio ti sarà la mia costanza.
(Viene condotto via)
RAMISE
Perché mi dividete
Dal bell’idolo mio? Crudi che siete!
Aria
Voglio seguir lo sposo
Barbari, dispietati,
Perché annodarmi il piè?
Benché sia donna imbelle
Mi diedero le stelle
Intrepida la fe’.
(Esce)
Scena ultima
Gran giardino
Segeste colla spada in mano, Tullio, e poi Sigismondo,
Arminio con Soldati Tedeschi e Ramise
TULLIO
Fuggiam, Signor; Varo rimase estinto;
Preso è il castello, e ‘l fiero Arminio ha vinto
SEGESTE
Ch’io fugga? Ah! no -
SIGISMONDO
Son tua difesa, o Padre.
SEGESTE
Va, traditor.
(Entra Arminio con Tusnelda e Ramise)
ARMINIO
Ferma, Segeste, e vivi.
(Arminio gli toglie la Spada)
SEGESTE
Lasciami -
TUSNELDA
Ah! Genitore -
SIGISMONDO
Lascia, Padre, il furore.
ARMINIO
Ferma l’impeto insano;
E se nudristi un perfido desio
Contro la Patria, e contro me: ti giuro
Deponi l’odio, e già le offese oblio.
RAMISE
O fratel generoso!
TUSNELDA
O illustre sposo!
SEGESTE
Da tua virtude oppresso
Riforma a genio tuo tutto me stesso.
ARMINIO
Ti stringo amico.
(Si abbracciano)
SEGESTE
Io fedeltà ti giuro.
ARMINIO
Al Figlio tuo sia mia sorella unita,
Perché a lui deggio e Libertade, e Vita.
Duetto
ARMINIO E TUSNELDA
Ritorna nel core vezzosa, brillante,
Risplende nell’alma amante, festante,
La pace, la Calma, per te caro ben.
I nodi tenaci di nostra costanza,
I fermi legami di fede e speranza,
Or rendono eterno l’amore nel sen.
ARMINIO
Goda nostr’alma appieno
Or che ‘l Ciel di contenti è a noi sereno.
Coro
GRAN CORO
A capir tante dolcezze
Troppo angusto è ‘l nostro cor.
Cangia in gioia le tristezza
Generoso un bel Valor.
FINE DELL’OPERA
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Ultimo aggiornamento 30 luglio 2022