La Polonaise brillante op. 3 per violoncello e pianoforte risale agli anni giovanili di Chopin: fu composta infatti nel 1829-30, a diciannove anni d'età (per l'esattezza, la Polacca vera e propria fu scritta nel 1829, mentre l'Introduzione lenta fu aggiunta l'anno seguente). Chopin era appena uscito dalla Scuola Superiore di musica di Varsavia, dove aveva studiato con l'allora celebre pianista e compositore Elsner, e si affacciava ad una brillante carriera di virtuoso, di fatto già iniziata con i viaggi a Berlino del 1828 e a Vienna del 1829. Fu però in un concerto tenuto a Varsavia nel 1830 con il violoncellista Kaczinski che la Polonaise op. 3 venne presentata al pubblico.
L'aggettivo di brillante apposto al titolo è di per sé, indicativo dell'ambito nel quale si inscrive la composizione; quello del gusto Biedermeier, volto a stupire più che a coinvolgere l'ascoltatore, tramite l'esibizione di un alto cimento tecnico in una produzione perlopiù miniaturistica. In questo filone rientrava perfettamente il genere della Polonaise, sorto all'inizio del secolo XVIII e portato dalla prima ondata della stagione romantica - con il nuovo rilievo delle scuole nazionali - ad una grande diffusione. Chopin è passato alla storia come autore di Polonaises nelle quali, secondo uno stereotipo non del tutto destituito di fondamento, cercò di riallacciarsi nostalgicamente alla propria terra, creando delle pagine di ambizioni spesso avveniristiche. Nulla di tutto ciò nella giovanile Polonaise op. 3, che è invece ancora pienamente un pezzo di carattere elegante e salottiero; circostanza che non deve peraltro portare a considerarlo sbrigativamente.
Il compositore vi mostra infatti precocemente alcune delle caratteristiche che lo accompagneranno nella sua produzione matura; un impiego della scrittura pianistica volto più verso la grazia e la diversificazione dei timbri che non verso la potenza; la capacità di creare melodie cantabili di impronta vocalistica e di grande effetto. Inoltre il ruolo del pianoforte non è di semplice accompagnamento, ma anzi di alto impegno tecnico, e indica chiaramente che appunto verso lo strumento a tastiera si rivolgeranno i futuri interessi dell'autore. L'introduzione lenta, aperta dalle ampie cadenze del pianoforte, mostra il violoncello esibire con espansività le proprie doti melodiche, mentre la Polonaise propriamente detta vede entrambi gli strumenti impegnarsi alla pari per conseguire il dovuto contenuto di brillante eleganza.
Arrigo Quattrocchi