Glossario

Berceuse in re bemolle maggiore per pianoforte, Op. 57, BI 154, CI 7

Musica: Fryderyk Chopin
Organico: pianoforte
Composizione: 1843 - 1844
Prima esecuzione: Parigi, Salle Pleyel, 2 Febbraio 1844
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1845
Dedica: Elise Gavard

Guida all'ascolto (nota 1)

L’unicum della Berceuse nasconde alquanti misteri; dalla data di composizione (probabilmente il 1844, forse in parte il 1843) al titolo stesso, che assunse la forma definitiva solo nella pubblicazione del 1845, spostando l'accento dal tratto oggettivamente compositivo a quello più affettuosamente espressivo (il primo titolo era infatti Varianti: straordinaria anticipazione di sviluppi novecenteschi). Opera, nella sua trasparente semplicità, tra le più sperimentali di Chopin, la Berceuse è formalmente costituita da una serie di variazioni (quattordici) su un tema originale (ossia di Chopin stesso) di quattro battute, preceduto da due misure introduttive che presentano, da solo, il basso ostinato caratteristico, quasi motto che giustifica il titolo; più, alla fine, una enigmatica Codetta di otto battute.

Si potrebbe dire che il lavoro è costituito come un campo di potenziali varianti; sicché l'idea stessa di variazione, anziché riconnettersi a quella classica di una progressiva espansione degli elementi di partenza, si avvicina piuttosto, assai modernamente, a una ipotesi virtuale di formanti, in un’ottica spazio-temporale allargata, come nelle atmosfere irreali di un sogno. L'impressione di una continua divagazione tra i percorsi della memoria che si intersecano e si sovrappongono, riposa altrettanto evidentemente su una meticolosa cura architettonica, rivolta non tanto al riempimento e alla accumulazione quanto alla rarefazione e alla decantazione; al punto che risulta arduo distinguere la sostanza tematica dall'ornamentazione, il crescendo dalla dissolvenza. Alla estatica immobilità di un basso ostinato fisso come per ipnosi su tonica e dominante di re bemolle (eccettuate un paio di battute prima della fine) si oppone la melodia arabescata e vagamente improvvisata della mano destra, come in una ninna-nanna cullante per chi già sogna; e mai vorremmo addormentarci perdendo quel sogno.

Sergio Sablich


(1)Testo tratto dal programma di sala di Ravenna Festival 1996, 10 Giugno 1996, Maurizio Pollini pianoforte



html validator  css validator


Questo testo scritto da Terenzio Sacchi Lodispoto è di proprietà di © LA MUSICA FATTA IN CASA che ne autorizza l'uso, ed è stato prelevato sul sito htpp://www.flaminioonline.it