La Serenata
è una delle opere di Casella più brillanti tra
quelle degli anni Venti. Scritta in origine, nel 1927, per clarinetto,
fagotto, tromba, violino e violoncello come op. 46 per partecipare a un
concorso indetto dalla Musical Fund Society di Filadelfia, vinto l'anno
successivo ex-aequo col III
Quartetto di Bartók, la Serenata fu nel
1930 trascritta per piccola orchestra, omettendo il Minuetto che nella
prima versione seguiva alla Marcia.
Il suo carattere neoclassico è il punto di arrivo di un
linguaggio che ha superato ogni residuo di romanticismo attingendo al
gusto modernista orientato verso una musica intesa come astrazione e
costruzione pura. La Marcia
è nella semplice forma A-B-A: a un inizio giocoso in do
maggiore succede, prima della ripresa, un intermezzo in mi minore di
carattere buffo. Il Notturno,
diviso in due parti eguali, una grave e drammatica in minore, l'altra
dolce e serena in maggiore, evoca l'atmosfera di una canzone
napoletana. La Gavotta
consiste in due riprese, con una musette
interposta e una coda a suggello. Lievemente umoristica si presenta la Cavatina. Il Finale, che non
è altro che una tarantella, conclude il lavoro, di nuovo, in
uno stile popolare, alla napoletana.