Dopo il fortunato esordio nella musica da camera ottenuto con la prima versione dell'op. 8, passeranno circa trent'anni prima che Brahms si dedichi nuovamente al trio nel suo organico tradizionale. L'op. 87, a volte criticata per una certa freddezza espressiva e un eccessivo tecnicismo costruttivo, è in realtà uno splendido esempio della maestria compositiva di Brahms, capace di far germogliare scarni frammenti tematici in un intreccio solido ed essenziale.
Dopo un avvio netto e ben scolpito degli archi all'ottava, il primo tema dell'Allegro si scompone in numerosi soggetti tematici, ognuno dei quali viene confermato da brevi progressioni o imitazioni. Anche il secondo tema è in realtà un gruppo tematico, formato da diversi elementi, che tuttavia sono distinti da demarcazioni più nette e definite: così all'iniziale motivo cantabile dal delicato incipit cromatico, fanno seguito episodi con ostinate figure ritmiche sovrapposte a brevi frammenti melodici. Dopo un'iniziale falsa ripresa del tema, lo Sviluppo elabora due soggetti secondari dell'Esposizione, in mezzo ai quali si inserisce un nuovo tema, un affettuoso motivo cantabile mai ascoltato fino a ora, posto a baricentro di tutto il movimento. Nella Ripresa il primo gruppo tematico torna in versione ridotta, mentre il secondo gruppo, trasportato nella tonalità principale, ripropone l'intera successione dei suoi diversi episodi, seguita da una romantica e appassionata rivisitazione del primo tema come coda.
Scarno, asciutto, segnato dalla sonorità alla «ungherese» degli archi a distanza di due ottave, il tema dell'Andante dà vita a cinque variazioni. La prima di queste ha un carattere intimo e colloquiale, sebbene ancora pervaso della mestizia propria del tema, mentre la seconda propone un dialogo tra gli archi più affettuoso e accalorato. Nella terza variazione Brahms evidenzia la particolarità di una cellula ritmica del tema, con un incedere claudicante, incapace di spiccare il volo, dal carattere fiero e volitivo. Solo nella parte finale tutto sembra ricomporsi con dolcezza, tanto che l'ultimo accordo maggiore è come una finestra che si apre al clima sereno e pacato della quarta variazione, l'unica delle quatto scritta in modo maggiore. L'austera malinconia del tema torna nell'ultimo episodio, con la melodia ridisegnata dagli archi ad angoli più smussati, grazie anche al passaggio in 6/8 della precedente variazione.
Il tema dello Scherzo attacca guardingo, tra i serrati ribattuti degli archi e i liquidi movimenti a ottave del pianoforte, dai quali fa capolino, alla quinta battuta, un accenno di melodia sorridente e aggraziata. Questo breve e contrastante nucleo iniziale è il seme che già contiene gli elementi poi dilatati ed elaborati nel proseguio dello Scherzo, mentre a esso fa da contraltare un dolce e affettuoso episodio centrale in modo maggiore.
Analogamente al primo movimento, il Finale è un ricco caleidoscopio di brevi soggetti tematici, racchiusi in tre gruppi tonali, dei quali due hanno numerose affinità ritmiche, mentre il terzo risulta decisamente distinto. Tale ricchezza di motivi si riversa nella grande fucina dello Sviluppo, che ha come punto culminante due robuste declamazioni del secondo tema in modo maggiore. Nella Ripresa, ai tre gruppi tematici si aggiunge un dialogo appassionato tra gli archi, nel quale il primo tema deborda mollemente con valori dilatati, prima di una ultima citazione del secondo tema in maggiore che porta alla conclusione.
Carlo Franceschi De Marchi