Pur essendo uno degli strumenti più amati da Brahms, il corno venne utilizzato quasi esclusivamente nelle opere orchestrali, mentre la sua unica comparsa nella musica da camera fu nel Trio op. 40, in sostituzione del violoncello. Non avendo l'agilità e la disinvoltura di fraseggio degli altri due strumenti, il corno assolve sostanzialmente il compito di collante sonoro, dando a questo singolare complesso strumentale un impasto timbrico suggestivamente e profondamente romantico.
Con una scelta piuttosto insolita Brahms rinuncia in apertura alla forma-sonata, utilizzando un Andante articolato su due distinti episodi. Il sobrio motivo iniziale, che si dipana sereno sull'accordo di dominante, costituirà una sorta di ritornello ricorrente; a esso si alterna, con uno squisito gioco di imitazioni, un canto appassionato che comparirà tuttavia una sola volta. Al carattere sostanzialmente statico e contemplativo della prima parte fanno da contrappeso le accalorate pulsioni che sostengono la parabola espressiva del secondo episodio. Il ritorno variato del tema evidenzia ulteriormente il contrasto tra la due sezioni, che vengono trasportate di tonalità senza le rispettive parti centrali, ma con l'aggiunta di un'impennata conclusiva con rielaborazioni di parti del primo tema.
Scolpito a ottave in tempo ternario, il tema dello Scherzo si scontra con una cadenza accordale dalla scansione ritmica contrastante, per poi ripartire con la medesima baldanza di stampo settecentesco ed evolvere senza ostacoli verso un secondo tema dal profilo cantabile. La presenza di un'elaborazione del primo tema in forma di Sviluppo e la ripresa dei due temi danno allo Scherzo la configurazione di quella forma-sonata che era mancata nel primo movimento. Monotematico è invece il Trio, un interludio venato di melanconia che si frappone tra lo Scherzo la sua ripetizione.
Il motto pianistico iniziale con cui si apre l'Adagio introduce un mesto bicinium di corno e violino, che gradualmente si schiarisce con delicatezza nel modo maggiore. Il corno disegna quindi un lento profilo come soggetto di un fugato, con intrecci imitatativi, che si dispiega lentamente per espandersi in un'ampia parabola dinamica. Dopo una laconica citazione del fugato, sul motto pianistico iniziale ecco la ripresa del tema iniziale, mentre uno statico e luminoso arpeggio maggiore precede la liberazione del tema verso il suo climax espressivo.
Nell'Allegro la corsa a briglie sciolte iniziale viene punteggiata da un particolare inciso ritmico, una sorta di invocazione che aggiunge verve e brillantezza al primo tema. Dopo una sosta improvvisa il ritmo torna a pulsare su una nota ribattuta del corno: è la transizione al secondo gruppo tematico, costituito da un fraseggiare interrogativo del violino che si scioglie su fluidi arpeggi del pianoforte. Nello Sviluppo una breve citazione del primo tema riaccende il motore ritmico, che riprende così il suo battito ostinato a sostegno di un nuovo e multiforme soggetto tematico. Alcune invocazioni del corno, che ricordano l'ìdea secondaria del primo tema, concedono un breve momento di respiro prima della galoppata finale, con la ripresa dei due temi e la coda conclusiva.
Carlo Franceschi De Marchi