Tra le opere per violino e pianoforte che Brahms permise di tramandare ai posteri, bisogna annoverare anche una particolare sonata, scritta in collaborazione con Albert Dietrich e Robert Schumann (autori di tre dei quattro movimenti), di cui egli compose lo Scherzo. Si tratta della Sonata F.A.E., del 1853, che i tre compositori completarono in soli dieci giorni con l'intento di fare un omaggio-sorpresa al comune amico Joseph Joachim, giovane violinista di grande talento, che avrà un ruolo considerevole nella diffusione delle opere violinistiche di Brahms, il cui motto Frei Aber Finsam (libero ma solo), diede origine all'acronimo del titolo.
Sebbene lasci trasparire l'ingenuità giovanile di una scrittura a tratti ancora acerba (Brahms aveva allora vent'anni), lo Scherzo per la «Sonata F.A.E.» è una pagina esuberante e suggestiva con spunti geniali e una freschezza non condizionata da eccessive preoccupazioni di rigore stilistico o compositivo.
Il tema principale dello Scherzo è una libera fantasia, costruita sul medesimo soggetto a quattro note ribattute del terzo tempo della Quinta sinfonia di Beethoven, la cui intensa pulsione ritmica scaturisce principalmente dalle note del registro medio-grave del pianoforte. Dopo il ritornello della prima parte Brahms inserisce una melodia con un profilo ad ampi salti e le movenze di uria brillante danza popolare in 6/8, che egli propone in due differenti tonalità maggiori.
Dall'elaborazione dell'incipit
di questo
secondo tema nasce quindi l'episodio modulante che collega alla ripresa
del primo tema, riproposto a sua volta senza ritornello e con alcune
varianti armoniche. Il Trio (episodio centrale del movimento in 2/4) si
compone invece di una prima parte che comprende una melodia graziosa ed
espressiva, e una seconda parte armonicamente più fluttuante
con chiari riferimenti ai due terni iniziali, che conduce alla ripresa
integrale dello Scherzo da capo. In conclusione una coda ad ampi
accordi interrompe la pulsione ritmica del pianoforte per poi
completare in maniera solenne il movimento.
Carlo Franceschi De Marchi