A differenza del laborioso impegno creativo del Quintetto con pianoforte op. 34, la genesi del Quintetto n. 1 per due violini, due viole e violoncello fu coerente e rapida nella primavera ed estate del 1882 ad Ischl. Già alla fine di giugno di quell'anno la musica di questo lavoro fu data in lettura da Brahms all'amico Theodor Billroth, assieme alla partitura del Trio in do maggiore op. 87. Del carattere di quest'opera, insolitamente essenziale ed incisiva, fu consapevole Billroth, come è desumibile da un inciso della lettera inviata il 24 ottobre 1882 a Clara Schumann: «Ogni tempo è datato "primavera 1882", e davvero tutto ha suono e soffio di primavera. Il lavoro è da accostare al Sestetto in si bemolle maggiore. Euforia, gioia, musica di bellezza raffaellesca! Eppure, in tanta semplicità, tutto s'impronta di splendida maestria. Tre tempi concisi, e in ognuno l'arte contrappuntistica conferisce alla bellezza del suono musicale; tutto fluisce con tanta naturalezza da sembrare necessario e inevitabile. Non si può dire che un tempo sia più bello o più significativo, interessante, artistico dell'altro».
Secondo la prassi consolidata, una successione di audizioni private precedette la prima esecuzione pubblica del Quintetto in fa maggiore che si svolse ad Altaussee il 25 agosto 1882 e fu coronata da un gran successo. Dopo averlo letto, Clara Schumann non nascose la sua ammirazione per i primi due movimenti, e qualche perplessità sul terzo tempo. Inizialmente un giudizio analogo diede Joachim che, nel gennaio 1883, partecipò all'esecuzione del Quintetto in fa maggiore ad Amburgo e a Berlino, salvo poi ricredersi quando, il 21 novembre 1890, scrisse all'autore: «Questa volta anche l'ultimo tempo è stato di soddisfazione, perché è stato eseguito più tranquillo, dando, quindi, più risalto al contrasto del grazioso passo in terzine. È colpa mia, non tua, se finora mi era piaciuto meno».
E, sul settimanale "Wiener Salonblatt" Hugo Wolf, dopo aver ascoltato quest'opera, scrisse: «In questo lavoro l'invenzione del compositore s'inebria di immagini pittoresche; non c'è più traccia della fredda nebbia di novembre che oscura altri suoi lavori e soffoca il caldo pulsare del cuore prima che il cuore abbia potuto espandersi; qui tutto è raggio di sole, ora più chiaro, ora più velato; un magico verde-smeraldo è soffuso su questo magico quadro di primavera; ogni cosa sboccia, verdeggia, fiorisce sotto il nostro sguardo, ci sembra davvero di vedere crescere l'erba; la natura è così misteriosa, così solennemente tranquilla, così felice e radiosa...». Quanto all'autore, la soddisfazione di Brahms è desumibile da un inciso della lettera indirizzata il 13 luglio 1882 da Ischl all'editore Simrock, in cui è detto: «Non ha ancora mai avuto da me un lavoro così bello, e forse non l'ha stampato negli ultimi dieci anni!».
Il primo movimento, Allegro non troppo ma con brìo, è in fa maggiore e in 4/4; viene adottato lo schema sonatistico nell'impiego d'un materiale tematico di peculiare ricchezza d'ispirazione, evidente sin dai primissimi momenti. L'avvio dell'esposizione (batt. 1-77) enuncia un grazioso tema di carattere pastorale (batt. 1-13) che viene subito ripreso. Una breve transizione introduce il primo motivo secondario (batt. 28-33), di segno ritmico. Fa la sua comparsa nella trama strumentale, quindi, la seconda idea principale d'indubbio carattere melodico (batt. 34-45), intessuta, rispetto alla prima idea, d'una più accentuata vena espressiva. Infittiscono la discorsività strumentale, in successione, quattro nuovi motivi secondari, il secondo dei quali viene intonato con effusa tenerezza dalla prima viola. Egualmente melodico il terzo motivo su una movenza ritmica di danza mentre il quarto motivo secondario, affidato al canto della prima viola, ha connotati più lirici ed è accompagnato dalle sincopi degli altri strumenti. Ritornano il secondo e il terzo motivo secondario ad introdurre l'enunciazione d'un quinto motivo, assai vigoroso, su accordi fortemente ritmati. È singolare, nella scrittura di questo movimento, verificare che ogni motivo secondario si presenta secondo un determinato ordine di gruppi di quattro misure o di multipli di quattro. È la volta poi dello sviluppo, anch'esso assai singolare (batt. 78-138), in quanto non viene elaborato alcun motivo secondario ma soltanto i due temi principali, e con uno svolgimento assai spigliato e libero. La ripresa (batt. 139-210) ha un aspetto del tutto simmetrico rispetto all'esposizione, mentre la Coda (batt. 211-226) fa riferimento, con altrettanta libertà, alla seconda idea principale.
Il secondo movimento, Grave ed appassionato, in do diesis minore e in la maggiore in 3/4 e in 6/8, offre un chiarissimo esempio del procedimento impiegato da Brahms per condensare in un tempo solo due distinti movimenti. Quest'opera, infatti, è una delle pochissime dell'Amburghese in cui i movimenti sono solamente tre, risultando i tradizionali tempi del Lento e dello Scherzo racchiusi entro i confini dell'unico movimento centrale. Si ascolta la successione di tre episodi lenti, tra l'uno e l'altro dei quali vengono ad inserirsi due interludi animati, il primo essendo un Allegretto, il secondo un Presto. L'episodio iniziale, Grave (batt. 1-31), si basa su un'idea melodica intonata dal violoncello con accenti di sommessa intensità d'espressione: un'idea più notturna che malinconica e struggente. Dopo l'enunciazione di tale inciso, (batt. 1-8), si ascoltano due motivi secondari, il primo è di natura squisitamente melodica ed è affidato alla seconda viola mentre il secondo, egualmente intriso di afflato melodico, inclina alla rassegnazione. Torna poi l'idea principale, ben due volte (batt. 17-31). Il primo interludio, Allegretto in la maggiore (batt. 32-80) si manifesta in una gioiosità appena velata sul ritmo di siciliana; in questa pagina è evidente il carattere pastorale, delicato e fascinoso dell'incedere strumentale. Tale idea viene esposta due volte di seguito e successivamente elaborata come in uno Scherzo. Con qualche modifica di scrittura, questo Grave ritorna sino alla misura 117. Segue, senza soluzione di continuità, il secondo interludio, Presto in la maggiore (batt. 118-165), in un incalzare di accenti bucolici e luminosi: a ben vedere, quest'idea è una variazione del tempo di siciliana del precedente Allegretto e, al pari di quello, viene esposta due volte di seguito, venendo poi sviluppata come se si trovasse all'interno d'uno Scherzo. Si ascolta, quindi, il ritorno, per la terza volta, dell'episodio del Grave (batt. 166 e segg.), concluso da una coda ove il violoncello sembra offuscare il suo canto, mentre un ampio arpeggio ascendente del primo violino illumina d'una luce, radiosa l'intera atmosfera espressiva. Nonostante il succedersi di vari episodi contrastanti, questo movimento non smarrisce mai il suo carattere unitario e trasmette, all'ascolto, l'impressione d'una sorta di improvvisazione spontanea e libera.
Il Finale, Allegro energico in 3/2 in fa maggiore, trattato in stile fugato, sembra, alle prime misure, orientato ad imporre i diritti della tecnica di alta scuola sulle effusioni poetiche dell'incedere musicale. Non è però altro che una mera apparenza, perché, pur nell'adozione dello schema sonatistico e di procedimenti fugati, l'atmosfera espressiva nulla perde dell'originaria sua immediatezza. Dopo due accordi introduttivi, prende l'avvio l'esposizione (batt. 1-54), con il primo violino che introduce la prima idea, trepidante e franca, ripresa in stretta successione dal secondo violino, dal violoncello, e così via, mentre al soggetto iniziale l'intervento di ogni strumento sembra arricchirne la forza espressiva. Compare poi un primo motivo secondario (batt. 29-34), ad attenuare la fremente pulsazione ritmica. Viene intonato quindi il secondo soggetto principale (batt. 35-43), di squisita natura cantabile e lirica mentre rimane il medesimo sottofondo ritmico. Un altro motivo secondario, stimolante sul piano armonico, segue rapido (batt. 44-54). Assai ampio è lo sviluppo (batt. 55-99), ove, dopo una breve transizione, si ascoltano due nuove idee secondarie inserite da Brahms nella serrata trama contrappuntistica. Emerge un terzo motivo secondario (batt. 64-80), e poi un quarto inciso motivico (batt. 91-97), di carattere marcatamente ritmico e vigoroso sul contrappunto delle voci inferiori. Un'altra breve transizione, di due misure, avvia la ripresa (batt. 100-145), esattamente simmetrica rispetto alla parte iniziale del movimento, ininterrottamente percorsa da una ribadita forza gioiosa. Subentra, infine, la Coda, Presto in 9/8 (batt. 146-185), d'ampio respiro, a guisa di stretta, ove il tema iniziale del fugato assume una fisionomia ritmica del tutto autonoma che imprime un'ulteriore accelerazione dell'incedere strumentale sino alle precipitose misure finali.
Luigi Bellingardi