I Pezzi per pianoforte op. 119 sono le ultime pagine pianistiche di Brahms. Il Primo Intermezzo è di ridotte proporzioni e serve da introduzione alla raccolta. Ma, per quanto breve, semplice e di carattere introduttivo, il pezzo racchiude in sé un'altissima poesia, di una malinconia lancinante che non ha molti paragoni neppure nel Brahms maggiore. La prima parte del seguente Intermezzo è molto vicina alle Romanze senza parole di Mendelssohn, e la riassunzione di stilemi mendelssohniani assume qui un deciso carattere di citazione nostalgica. Originalissima è la seconda parte: si tratta di un Valzer, costruito sullo stesso tema della prima parte, come la riattualizzazione di un ricordo dolcissimo. La ripresa della prima parte ed una citazione della seconda parte completano il pezzo. Il Terzo Intermezzo è una specie di Serenata, che ricorda lo stile orchestrale di Brahms, con strumentini e con violoncelli in "pizzicato". La composizione è costruita su un solo tema.
La struttura della Rapsodia è molto articolata e ricorda la cosiddetta "forma ad arco" di Bartók: primo tema, secondo terna, terzo tema, secondo tema, sviluppo del primo tema e sua ripresa parziale, coda. I tre temi sono molto caratterizzati: il primo alterna i modi della marcia e del corale, ed è dunque eroico, il secondo è triste e funereo, il terzo è graziosissimo, "femminile". Ma la costruzione fraseologica è molto singolare: invece di periodi di otto battute suddivisi in quattro e quattro, il primo tema è costruito su nove battute e gli altri su otto, ma suddivise in tre e cinque. Il risultato, per l'ascoltatore, è che tutto ciò che sembra noto e rassicurante diventa sottilmente inquietante. Un racconto ambientato in un castello dei cavalieri teutonici? Chissà! Purtroppo io non sono un Richter e non so legare la Rapsodia ad una traccia drammaturgica....
Piero Rattalino