Tra la Seconda
e la Terza sinfonia,
cioè nel giro di una dozzina d'anni e precisamente intorno
al 1880, Brahms scrisse le due Ouvertures orchestrali, "Accademica" e
"Tragica", rispettivamente op.
80 e
A proposito di questa pagina sinfonica, diversi studiosi si sono sbizzarriti nell'attribuire al compositore intenzioni programmatiche: Hanslick lo disse ispirato dall'Amleto di Shakespeare, altri dal Faust di Goethe e addirittura assicurarono che l'Ouverture tragica conteneva elementi tematici dell'unica opera teatrale, appunto faustiana, cominciata e mai portata a termine da Brahms. Questi, al contrario, sostenne di non aver mai pensato ad alcun testo letterario come soggetto specifico di questa composizione, particolarmente ricca di dinamismo espressivo.
Musicalmente l'Ouverture è tesa e incisiva sin dall'attacco iniziale e il tema principale, dapprima esitante tra tonalità minore e maggiore, si riversa vigoroso e pulsante su tutta l'orchestra. Si ode quindi un secondo tema in fa maggiore, su cui si innesta un leggero ritmo sincopato dei legni e degli, archi, al quale fa seguito un motivo di tromboni e tuba. Una straordinaria energia ritmica scuote l'intera orchestra, prima che il brano si concluda con qualche accenno di speranza, soffocato dall'improvvisa e tagliente "stretta finale".
Mentre sta lavorando alla "sconveniente" Ouverture Accademica, durante le vacanze nella residenza estiva di Bad Ischl, Brahms sente l'esigenza di comporre qualcosa di più serio: "Non posso rifiutare alla mia melanconica natura la soddisfazione di comporre l'ouverture per una tragedia", così scrive al suo editore e amico Simrock. Brahms non ha ancora le idee chiare a riguardo, se non che l'atmosfera generale deve essere quella di una grave ballata nordica e, a differenza dell'altra, la forma non può che essere l'austera forma-sonata, senza orpelli e temi accessori. In poche parole, deve avere un carattere e un taglio beethoveniani.
Dopo due secchi accordi a piena orchestra in tonalità minore (come l'Ouverture Coriolano di Beethoven, che però è in Do), l'Allegro ma non troppo iniziale svela subito il suo primo tema, presentato dagli archi e composto da un primo inciso lirico ed un secondo più puntato e sfuggente. Il secondo tema arriva poco più avanti, annunciato da un oboe aiutato nella risposta da corni e fagotti ai quali fanno eco i tre tromboni con una melodia che sembra quasi un inno religioso. La sezione di sviluppo è contrassegnata da un andamento più lento, Molto più moderato, con i violini che dipingono un'atmosfera molto tesa; con la frase dei tromboni affidata sempre ai violini arriva la ripresa. Dopo tre scale rapidissime degli archi altrettanti accordi secchi dell'orchestra chiudono una pagina che può anche essere vista come un omaggio a Beethoven. La prima esecuzione è a Vienna, nel 1880, sotto la direzione di Hans Richter.