La carriera di Brahms è segnata da una iniziale, consapevole scelta che lo induce a porsi in contrasto con il Romanticismo e a collegarsi - scavalcando all'indietro la generazione di musicisti precedente alla sua - al monumentale costruttivismo di Beethoven. Esordendo nel 1853, a vent'anni, con tre Sonate per pianoforte solo, egli affronta di petto le grandi forme della classicità che culminano nella Sinfonia. E la Sinfonia sarà la costante preoccupazione di Brahms, che vi arriverà solo a più di quarant'anni, dopo essersi forgiato una tecnica dello sviluppo tematico affinata specialmente nella Variazione, e dopo aver impiegato le grandi forme con tutte le più importanti formazioni da camera (duo, trio, quartetto, quintetto, sestetto).
Dopo aver terminato nel 1876 la Sinfonìa n. 1 op. 68, iniziata molti anni prima, Brahms terminava nel 1877 la Sinfonia n. 2 òp. 73. Pur senza abbandonare le grandi forme (il Concerto per violino op. 77 è del 1878, il Concerto per pianoforte n. 2 op. 83 venne iniziato nello stesso anno), Brahms dimostrava però in quel momento un vivo interesse per le piccole forme del Romanticismo. Anche il Romanticismo - il Romanticismo, intendo, come concreta esperienza storica, non come atteggiamento dello spirito - entrava per così dire nell'ottica neoclassica di Brahms, che ripensava e, ripensandole, rendeva di nuovo attuali le civiltà del passato.
Fra il 1877 e il 1878 nacque così una straordinaria fioritura di Lieder per canto e pianoforte, e nacquero gli Otto Pezzi per pianoforte op. 76. Brahms riprese però subito la sua fatica di sinfonista: il Concerto n. 2 per pianoforte venne terminato nel 1881, la Sinfonia n. 3 nel 1883, la Sinfonia n. 4 nel 1885. Nel 1887 il sinfonista Brahms concludeva, con il Concerto op. 102 per violino e violoncello, il suo cammino travagliato e glorioso, e per alcuni anni si dedicava alla musica da camera. Ma nel 1891, nella pace e nella quiete della villeggiatura estiva di Ischl nella vallata della Traun, ritornava alla composizione per pianoforte solo, e ritornava sulle piccole forme dell'op. 76.
Negli ultimi anni Brahms aveva regolato la sua vita secondo un immutabile copione che prevedeva gli impegni concertistici di pianista e di direttore d'orchestra nel tardo autunno e nell'inverno, la composizione e il riposo nella primavera e nell'estate, la preparazione dei concerti nel primo autunno. Composizione durante la villeggiatura, cioè, con il contagocce. Iniziata nel 1891, l'op. 116 venne terminata a Ischl nel 1892, mentre veniva composta l'op. 117. Nell'estate del 1893 furono scritte le opere 118 e 119, ultime composizioni per pianoforte di Brahms.
Il recupero neoclassico dell'individualismo romantico, iniziato nell'op. 76, si attua pienamente nelle opere 116-119, con le quali Brahms si riallaccia a Schubert e a Schumann, ma soprattutto al Mendelssohn delle Romanze senza parole. Tutte le composizioni delle opere 116-119 formano insieme un grande ciclo unitario, stilisticamente ed espressivamente compatto. La divisione in più numeri d'opera risponde però a raggruppamenti precisi, all'interno dei quali si stabiliscono rapporti formali sottili e segreti.
I sette pezzi che formano Top. 116 sótto intitolati, collettivamente, Fantasie, probabilmente in riferimento con il sottotitolo, Fantasie, degli otto pezzi dei Kreisleriana di Schumann. Il carattere di ciclo dell'op. 116 non è, a dire il vero, molto accentuato, non come in Schumann. Se il primo e l'ultimo pezzo sono nella stessa tonalità, re minore, e se le tonalità del secondo e del terzo pezzo, la minore e sol minore, rispondono ad una logica di ordinamento complessivo, i tre Intermezzi in mi (numeri 4, 5 e 6) fanno piuttosto corpo a sé. Ciò malgrado, l'insieme è mirabilmente equilibrato, anche se manca del senso narrativo-discorsivo - Brahms, del resto, non lo cercava - dei Kreisleriana.
Le indicazioni di tempo dei sette pezzi, eccettuate quelle del secondo e del quarto, indicano, in modo sintetico ma efficacissimo, il carattere espressivo, la Stimmung: "Presto energico" (n. 1), "Andante" (n. 2), "Allegro passionato" (n. 3), "Adagio" (n. 4), "Andante con grazia ed intimissimo sentimento" (n. 5), "Andantino teneramente" (n. 6), "Allegro agitato" (n. 7). Tre pezzi estroversi, focosi, brillanti, che presentano tratti di scrittura pianistica simili a quelli del Concerto n. 2, e quattro pezzi introversi e malinconici, in due dei quali - il n. 2 e il n. 4 - l'introspezione tocca vertici di profondità, e di rassegnazione, che nessuna didascalia avrebbe potuto esprimere. La più alta qualità poetica viene tuttavia raggiunta, secondo me, nei due esoterici Intermezzi, i numeri 5 e 6 che, superando il Romanticismo, si aprono sulla dimensione decadentistica di fine secolo.
Piero Rattalino