Glossario

Concerto n. 2 in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra, op. 83

Musica: Johannes Brahms
  1. Allegro non troppo (si bemolle maggiore)
  2. Allegro appassionato (re minore)
  3. Andante (si bemolle maggiore)
  4. Allegretto grazioso (si bemolle maggiore)
Organico: pianoforte solista, 2 flauti (2 anche ottavino), 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, timpani, archi
Composizione: 1878 - 1881
Prima esecuzione: Budapest, Pesti Nemzeti Magyar Szinház, 9 novembre 1881
Edizione: Rieter-Biedermann, Lipsia e Winter-thur, 1882
Dedica: Eduard Marxsen

Guida all'ascolto (nota 1)

C'è una lettera di Brahms in data 7 luglio 1881 al suo amico Herzogenberg in cui il musicista dice, tra l'altro, del suo impegno come compositore in quel momento: «Sto scrivendo un piccolo concerto per pianoforte con un piccolo scherzo molto grazioso. È in si bemolle; e benché questa sia un'ottima tonalità, temo di averla utilizzata troppo spesso». Questo "piccolo concerto" era il secondo dei due concerti per pianoforte e orchestra scritti da Brahms e in realtà una delle opere più ampie e imponenti da lui composte, su idee tracciate tre anni prima a Pörtschach, all'epoca del Concerto per violino e orchestra op. 77 (nell'ambito di questi lavori di grosso respiro seguiranno soltanto le due ultime sinfonie nel 1883 e '85 e il Doppio concerto per. violino, violoncello e orchestra nel 1887). Il Secondo concerto op. 83 venne eseguito per la prima volta a Budapest il 9 novembre 1881 sotto la direzione d'orchestra di Sandor Erkel e con lo stesso Brahms al pianoforte: non mancò il successo di pubblico, che successivamente si estese nei paesi di lingua e cultura tedesca, anche se alcuni critici dissero che si trattava di una sinfonia con pianoforte per la densità e la robustezza del discorso orchestrale, tematicamente molto ricco e vario nel gioco timbrico e ritmico. L'orchestra è formata da due flauti, due oboi, due clarinetti, due fagotti, quattro corni, due trombe, timpani e quintetto d'archi.

Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 è articolato in quattro tempi in luogo dei tre tradizionali ed anche per questo presenta dimensioni superiori rispetto a quelle di qualsiasi altro concerto solistico precedente. Il primo movimento è un Allegro non troppo in 4/4 in si bemolle maggiore, costruito secondo lo schema della forma-sonata, ma con una doppia esposizione. Questa parte inizia con un episodio dall'aspetto di preludio, con i temi annunciati in forma concisa. Il primo tema, vigoroso e marcato, è distribuito fra i corni e il pianoforte, cui si aggiungono poi i legni e gli archi. Segue una cadenza brillante del pianoforte, che conduce ad un ritorno del primo tema, esposto con ampiezza dall'intera orchestra. Ecco quindi il secondo tema cantabile affidato agli archi, al quale segue un'idea secondaria, il cui disegno ritmico avrà un ruolo importante nel corso del movimento, specie per il contrasto determinato con i due temi principali, essenzialmente melodici. Dall'episodio introduttivo nasce una frase brillante a tempo di marcia e riaffiorano gli elementi tematici enunciati in precedenza. La doppia esposizione, contrassegnata da un pianismo smagliante, conduce allo sviluppo, presentato da Brahms con straordinaria abilità e penetrante ricerca di effetti, secondo la tecnica della variazione, di cui il musicista fu un grande maestro. L'idea ritmica secondaria viene ampliata notevolmente e si giunge alla coda costruita con robustezza di accenti sul primo tema.

Il secondo movimento è un Allegro appassionato in 3/4 in re minore, nella forma di scherzo con il trio centrale. Originariamente questo Allegro era stato pensato come scherzo del Concerto per violino e orchestra, eliminato su consiglio del violinista Joachim: Brahms lo ha utilizzato poi nel Concerto op. 83. L'episodio iniziale poggia su due temi: il primo esposto due volte dal pianoforte; il secondo è una frase cantabile, di tono tranquillo e dolce, dice l'indicazione in partitura, prima esposta dagli archi e poi dal pianoforte. Il trio centrale in re maggiore ha l'andamento di una danza popolare, basata su un ritmo ben marcato che scorre dai violini, ai corni e ai violoncelli, per assumere forma definitiva con tutta l'orchestra. Un ponte di passaggio conduce alla ripresa dello scherzo.

Il terzo movimento è un Andante in 6/4 in si bemolle maggiore, costruito nella forma del Lied tripartito: due episodi simmetrici racchiudono un episodio centrale più breve e in tempo Più adagio. L'unico tema del movimento è proposto dal violoncello solo: dapprima con semplicità espressiva e poi nella forma di variazione con florilegi ornamentali pianistici. È una pagina di stupenda poesia romantica.

Il finale è un Allegretto grazioso in 2/4 in si bemolle maggiore composto nella forma di rondò, concepito molto liberamente. Il tema principale viene annunciato dal pianoforte e poi sviluppato; ritorna due volte dopo i divertimenti d'obbligo e nella coda (Un poco più presto) assume una brillante trasformazione ritmica. Nella sua esposizione si notano tre idee: la prima in la minore (legni) e le altre due in fa maggiore (pianoforte), un materiale tematico largamente adoperato nell'ultimo movimento. Va osservato inoltre che nel finale di questo concerto come in quello per violino e orchestra è presente l'influenza della musica viennese e tzigana, particolarmente amata da Brahms.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 24 Febbraio 1985

Ultimo aggiornamento 21 aprile 2011
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Questo testo scritto da Terenzio Sacchi Lodispoto è di proprietà di © LA MUSICA FATTA IN CASA che ne autorizza l'uso, ed è stato prelevato sul sito htpp://www.flaminioonline.it