Glossario

Quattro Ballate per pianoforte, op. 10

Ispirate alla ballata tradizionale scozzese "Edward" compresa nella raccolta "Simmen der Völker" di Johann Gottfried Herder

Musica: Johannes Brahms
  1. Re minore - Andante
  2. Re maggiore - Andante
  3. Si minore - Intermezzo. Allegro
  4. Si maggiore - Andante con moto
Organico: pianoforte
Composizione: 1854
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1856
Dedica: Julius Otto Grimm

Guida all'ascolto (nota 1)

Le composizioni per pianoforte solo occupano un particolare rilievo nella prima e nell'ultima fase creativa di Johannes Brahms. In entrambi i casi, esse rappresentano il luogo nel quale - accantonato il severo rispetto della forma classica - Brahms compone con maggiore libertà e lascia più facilmente emergere in primo piano l'aspetto spontaneo della propria ispirazione. La concezione dei brani per pianoforte solo rivela in ogni caso alcuni elementi  che caratterizzano in profondità tutta l'opera di Brahms e che ridimensionano il suo cosiddetto "formalismo", inserendolo in un contesto espressivo assai più complesso. Le Quattro ballate op. 10 appartengono alla sua produzione giovanile, essendo state scritte a Düsseldorf nel 1854, all'età di 21 anni. La mancanza di effetti virtuoslstici, la concentrazione del materiale impiegato, la sua definizione ritmica e armonica, evidenziano però un tratto comune alle sue composizioni dell'estrema maturità e colgono nell'intimismo, in un tono confidenziale che rinuncia alla monumentalità e alla decorazione, la sua cifra stilistica più appropriata.

Nel loro insieme, le Quattro ballate op. 10 compongono un ciclo unitario ispirato alla ballata popolare scozzese Edward, tradotta e divulgata in tedesco da Herder, autore al quale più volte Brahms avrebbe fatto ricorso nelle sue composizioni vocali. L'atteggiamento che Brahms assume davanti al soggetto letterario è però molto originale e si distingue in modo marcato sia dalle tendenze della cosiddetta "musica a programma", sia da quelle del semplice descrittivismo. Abbozzando un principio che avrebbe ulteriormente sviluppato nel suo lavoro successivo, Brahms concepisce il rapporto tra musica e testo poetico come un rapporto ermeneutico, di interpretazione: i versi o il soggetto narrato non devono cioè essere solamente accompagnati o rappresentati dalla musica, né solo sottolineati nel loro impatto emotivo;  per Brahms, la musica deve piuttosto interagire con il linguaggio poetico e commentarlo, svolgendo nel suo autonomo disegno ciò che non viene detto nel testo letterario. Se questa impostazione è particolarmente riconoscibile nelle opere vocali della maturità di Brahms, nelle Quattro ballate op. 10 se ne ha un primo significativo esempio: la corrispondenza fra i singoli episodi musicali e gli eventi narrati dalla ballata popolare scozzese non serve a illustrare un contenuto, ma fornisce la base per l'esercizio interpretativo che la musica compie rielaborando liberamente singoli aspetti della vicenda.

La Prima Ballata, in re minore, presenta una suddivisione in tre sezioni comune anche agli altri brani del ciclo. La prima parte si riferisce al drammatico dialogo di Edward con la madre; nonostante ogni suo passo sia associato dal compositore a una specifica serie di versi la musica procede in modo autonomo e si sofferma lungamente sulla caratterizzazione dell'ambiente nordico e del clima di leggenda dell'intero quadro. La seconda sezione commenta il parricidio commesso da Edward; Brahms adotta in questo caso una soluzione ritmica caratteristica (tre note contro due) e rende così più sensibile la distinzione fra il soggetto che partecipa all'azione equello che la osserva. L'ultima parte contiene l'epilogo,la maledizione lanciata da Edward e il lamento della madre, un episodio che non compare nella versione herderiana della ballata e che mostra ancora una volta con quale libertà Brahms trattasse il testo poetico. Conclusa l'esposizione, Brahms ne svolge in modo più esteso l'interpretazione nelle ballate successive, concentrandosi ogni volta su differenti spunti di riflessione.

La Seconda ballata, in re maggiore, è costruita su cinque temi non sviluppati, distribuiti in una struttura ad arco caratteristica dello stile di Brahms. I toni fiabeschi e drammatici si alternano in una sequenza che sembra riferirsi al destino di Edward. La Terza ballata, in si minore, ha l'aspetto di un intermezzo in forma di Scherzo drammatico, molto stilizzato. Da un lato essa alleggerisce la tensione accumulata in precedenza, dall'altra riporta la leggenda narrata a un'esemplarità quasi archetipica, mitologica. La Quarta ballata, in si maggiore, ha un atteggiamento meditativo, ormai lontano dalla drammaticità della Prima, mentre la scrittura pianistica si prosciuga ulteriormente e sembra già proiettata verso lo stile delle ultime composizioni brahmsiane. Il senso della riflessione fin qui svolta è ora riportato a una meditazione privata, a un ripiegamento su di sé che Brahms suggerisce di percorrere con «intimissimo sentimento».



(1) Testo tratto dal programma di sala di un Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana

Ultimo aggiornamento 27 maggio 2011
html validator  css validator


Questo testo scritto da Terenzio Sacchi Lodispoto è di proprietà di © LA MUSICA FATTA IN CASA che ne autorizza l'uso, ed è stato prelevato sul sito htpp://www.flaminioonline.it