Dalla Beatrice di Tenda Bottesini ricavò una fantasia sui temi favoriti. Ma riservò all'opera di Bellini un trattamento un po' diverso: le melodie belliniane, infatti, sono talmente tornite e compiute in se stesse che mal sopportano cambiamenti anche minimi; Bottesini le ripropone infatti nella loro interezza e inalterate, alternandole a sezioni di raccordo che, come in un'opera, adottano il linguaggio della scena o del recitativo.
I temi bellinìani utilizzati provengono dal Preludio, dal cantabile di Agnese nell'Introduzione del primo atto «Ah! non pensar che pieno», dal cantabile di Beatrice nel Finale primo «Deh! se mi amasti un giorno», dal Quintetto nel secondo atto «Al tuo fallo ammenda festi», dal cantabile di Orombello nel Finale secondo «Angiol di pace all'anima». Nemmeno qui manca la stretta finale, in tempo più veloce.
Claudio Toscani