Etearco
Dramma per musica in tre atti
Testo del libretto
ATTO PRIMO
Scena prima
Bosco,e Mare tempestoso.
Fronima in abito di Pastorella.
Fronima
Fronima sventurata,
Tiranno Genitore, empia Mirene:
Polinnesto mio bene
Ecco raminga in queste
Solitarie foreste
Quella, di cui sospiri esser Consorte,
Avanzo miserabile di morte.
Son Figlia infelice
D'un barbaro Rè.
A' un vile ricetto
Chi guida il mio piè?
O' almen chi mi dice
Un rustico tetto,
Un' antro dov'è?
Son, ecc.
Scena seconda
Polinnesto, e Delbo sopra Navi agitate dal Mare, che vengono à riva, e detta.
Fronima
O quante, ò quante pene
Cosi sola, e smarrita
Sovra deserte arene à me fan guerra!
Pietà, soccorso, aita.
Polinnesto e Delbo
(insieme)
A' terra, à terra.
Fronima
Scosse dal Mare infido
Navi, che cercan Porto.
Polinnesto e Delbo
(insieme)
Al lido, al lido.
Fronima
Che sarà? Tutto speme
Il mio cor si ravviva:
Mi consolino i Numi.
Delbo
Eccomi à riva.
(sbarca co' Marinari.)
Frosina
(Delbo forier de l'armi
Del mio lontano Amore è quegli, ò parmi?)
Delbo
(Qual vaga Pastorella
In quest'ermo recesso?)
Frosina
(E' Delbo, è Delbo.)
Delbo
Il Ciel ti salvi.
Frosina
(E' desso.)
Passaggier donde vieni?
Non rispondi?
Delbo
Da Tera
Isola, dove Poiinnesto impera.
Fronima
Così attento mi guardi?
Delbo
Perche tutta rassembri
Una Real Donzella
Da Polinnesto amata.
Fronima
(Ah, ch'io son quella.)
Polinnesto
Delbo.
(sbarca con Cavalieri, e Soldati.)
Fronima
(L'anima mia.)
Delbo
Signor, t'appressa,
Tanto al vivo assomiglia
D'Etearco à la Figlia
Questa Ninfa gentil, che par l'istessa.
Polinnesto
Che veggio!
Fronima
Un'infelice
Povera abitatrice
Di queste Selve oscure,
Che vive à le sventure
In compagnia d'aspro tormento atroce.
Polinnesto
(Troppo gran simiglianza
Trà sembianza, e sembianza, e voce, e voce.)
Come ti chiami?
Fronima
O Dio,
Polinnesto cor mio
A' la favella, al volto, ed à le chiome
Non mi ravvisi tu,
Nè ti ricordi più nemmen del nome?
Polinnesto
Fronima in questi boschi?
Fronima
In questi boschi sì
Polinnesto
E in sì negletto ammanto?
Fronima
E negletta così.
Delbo
(M'invita al pianto.)
Polinnesto
Per chiederti in Isposa
Al Rè tuo Genitore i passi io movo
Fronima
E qui sola mi trovi.
Polinnesto
E qui ti trovo?
Fronima
Per comando di lui
Innocente io dovea morir nell'onde,
Mà la pietade altrui
Mi lasciò, qual mi vedi, in queste sponde.
Polinnesto
Farò le tue vendette:
Vieni à l'aire mie Soglie
Dove mia tu sarai Regina, e Moglie.
Fronima
Signor, se tua mi vuoi
Prima in Asso ti porta,
Ivi chiedimi poi
Al Genitor, che già mi crede assorta.
E s'è véro, che tanto
Vago di me tu sei
Fingi di non sapere i casi miei.
Sotto mentite spoglie
Io seguirò il tuo piè,
E al fin sarai mio Rè, sarò tua Moglie.
Polinnesto
Ch'io domandar ti debba
A' chi estinta ti crede?
Fronima
Paventi di mia fede,
Se al mio voler contrasti:
Fidati di chi t'ama, e ciò ti basti.
Polinnesto
Seconderò i tuoi sensi.
Deldo
(Non intesa richiesta.)
Polinnesto
Ora à che pensi?
Fronima
Penso di vendicarmi,
E penso con qual'armi,
E sò ben'io di chi.
M'affretta
A' la vendetta
Qùest'Alma, che oltraggiata
Sospira invendicata,
E misera così.
Penso, ecc.
Polinnesto
Del turbine improvìso
Già mancato è l'orgoglio,
Col bell'Idolo mio
Al suo Regno natìo partire io voglio.
Delbo
Ecco propizi i venti,
Onde in brevi momenti
Noi giungeremo à la bramata arena.
Polinnesto
L'aura torna serena.
Delbo
Il dì ridente appare.
Polinnesto
O là più non si tardi.
Delbo
Al Mare, al Mare.
Polinnesto
Zeffiretti
Vezzosettì
Deh spiegate i vanni d'oro:
Per l'indomito Elemento
Vi rammento,
Che vien meco il mio Tesoro.
Zeffiretti, ecc.
(S'imbarcano con Fronima.)
Scena terza
Gabinetto.
Etearco in Abito da Camera, e poi Temiso.
Etearco
Quanto tarda Temiso!
Impaziente io peno
In aspettare il sospirato avviso:
Quanto tarda Temiso!
Già del Pelago in seno
Egli avrà tratta la Real mia Figlia,
L'impaccio di quel bene,
Ch'Etearco desia;
Paga sarà Mirene, e sarà mia.
Temiso
Etearco.
Etearco
Temiso,
Fosti de' cenni miei
Fedele esecutor?
Temiso
Lo san gli Dei.
Etearco
Dunque Fronima è morta.
Temiso
Sì lungi da le sponde,
Ch'altro non si vedea che Cielo, ed Onde.
Etearco
Narrami il caso.
(Si mette s sedere.)
Temiso
Ascolta:
Cinsi al collo di lei
Grave catena à grave sasso unita,
Ed ella non sapendo,
Che fusse tuo voler torla di vita
Esclamava dicendo,
Ah Genitore, ah Genitore aita:
Alfin sospinta giacque
Da la prora nell'acque,
All'or le braccia aperse,
E due volte gridò
Etearco, Etearco, e si sommerse.
Dopo il cammin ripresi,
E venni à la tua Reggia.
Etearco
Intesi, intesi.
(Resta in Atto pensoso.)
Temiso
(Del suo barbaro errore
Forse l'Alma è pentita?)
Etearco
(Ah Genitore, ah Genitore aita.)
Temiso
(O come si cangiò,
Come in pietade il suo rigor converse!)
Etearco
(E due volte gridò
Etearco, Etearco, e si sommerse!)
Temiso
Sire . . . . . Sire.
Etearco
Così
La mia Figlia morì?
Temiso
Così mori.
Etearco
Lungi assai da l'arene?
Temiso
Sì mio Rè lungi assai.
Etearco
Venga Mirene.
(Si leva,)
Temiso
Parto à far ciò che brami.
Etearco
Nò, sentimi, Mirene or non si chiami.
Vanne, e spargi d'intorno
La funesta novella
De l'estinta Donzella,
Fingi qualche infortunio, e di sua morte
Crcdasi rea la sorte,
Dì, che io piango, e mi lagno
Di sua crudel fortuna,
E che trovar non sò quiete alcuna.
Temiso
Oprerò qual conviene
A' un fedel Servo.
Etearco
E poi verrà Mirene.
Verrà Mirene bella,
E al fin pur mia sarà.
(O Dio l'estinta Figlia,
O Dio, che crudeltà!)
Mà l'Alma mi consiglia,
Ch'io pensi solo à quella,
Che sospirar mi fa.
Verrà, ecc.
Scena quarta
Temiso.
Temiso
O d'empio Genitore
Alma troppo inumana, o iniquo, amore.
Cieco Amor, che benda i lumi
E' veleno de' costumi,
Mostro reo d'ogni empietà.
Legge al cor se il senso impone
Vilipesa la ragione,
Che non tenta, e che non fà?
Cieco, ecc.
Scena quinta
Parte della Città vicina al Porto.
Mirene, e Zelta, e poi Aristeno.
Mirene
Io vuò cercando di rallegrarmi,
E rallegrarmi ancor non so.
Meno del gelo, meno de' marmi
Freddo nel seno il cor non ho.
Io vuò, ecc.
Zelta
Coraggio, sù coraggio,
Che dopo il Verno vien l'Aprile, e il Maggio.
Mirene
Non spero, che il mio fato
Debba cangiar mai stile,
Nè fiorirà per me Maggio, nè Aprile.
Zelta
E' vera ipocondria
Il mal, che porti addosso,
Sollevati Mirene.
Mirene
Ahi, che non posso.
Zelta
Sforzati, che potrai,
Credilo pure à me.
Mirene
Non sara mai.
Zelta
Deh provaci una volta,
E riparlami poi.
Mirene
Và, che sei stolta.
(Parte Zelta.)
Aristeno
O Dio, Mirene mia.
Mirene
Caro Aristeno
Tanto affanno? E perche?
Aristeno
Non t'è nota la morte
De la Figlia del Rè?
Mirene
Barbara sorte.
Qual sventura funesta
Diè fine a' giorni suoi?
Aristeno
Fiera tempesta.
Non vedesti poc'anzi,
Che un procelloso vento
Intorno à questi lidi
Travolse il mare in un momento?
Mirene
Il vidi.
Aristeno
Ella per suo costume
Sai, che le salse spume
Sovra pino leggiero
Alto varcar solea.
Mirene
Pur troppo è vero.
Aristeno
Dentro il mar si trovò
Mirene
Quando il vento spirò?
Aristeno
Ne l'ora' istessa.
Mirene
Misera Principessa!
Aristeno
Impetuoso flutto
La trasse al fondo, e già la Reggia è in lutto.
Mirene
Doppio penoso affanno
Il suo destin m'apporta;
Mi duol, ch'ella sia morta,
M'affligge il nostro danno:
Dimmi, Aristeno, dimmi,
Come potrò sottrarmi à le richieste
Del Rè, che sua mi brama?
Aristeno
Rimembranze son queste
Da far morir chi t'ama.
Mirene
Dal voler d'Etearco
Io mi schermia con quella
Deplorabil Donzella,
Fingea grave timore,
Che per cagion di lei
Con men paterno amore
Egli guardar potesse i figli miei;
Ciò spesso avvenne, e spesso
Quasi fuor di se stesso
A i Reali Imenei non mi forzava,
Mà gemeva, e pensava:
Or ch'estinta è la figlia,
E quale avrà riparo,
Mio bell'Idolo caro,
Chi languisce per te?
Io son Vassalla, ed Etearco è Rè.
Aristeno
O morte, o Mirene
Quest'Alma desia;
Se tu non sei mia
Contento morrò.
Se perdo quel bene,
Che il cor m'innamora
Si mora, si mora
Più vita non vò.
O morte, ecc.
Scena sesta
Mirene, e poi Temiso.
Mirene
Campo d'aspra battaglia è il petto mìo,
Per l'acquisto del core
Prende l'armi la Speme,
Prende l'armi il Timore,
Ed egli combattuto or spera, or teme.
Mà egualmente si duole
E temendo, e sperando,
Temiso
Il Rè ti vuole.
Mirene
Il Rè?
Temiso
Là, de la Reggia
Nel fiorito recinto
Solo passeggia.
Mirene
(Ah che il Timore hà vinto.)
Pensieri chi aita
Un'alma smarrita,
Un povero cor?
Vi chiedo consiglio,
Ch'è fiero il periglio,
Crudele il timor.
Pensieri, ecc.
Scena settima
Polinnesto, Delbo, e Fronima, che arrivano in Porto, e Temiso.
Temiso
Quelle vele, quei legni
Sembran di Polinnesto,
Non m'ingannano i lumi.
Polinnesto
Il Porto è questo.
(Sbarcano Polinnesto, e Delbo.)
Temisto
M'Inchino à le tue piante
Nel fortunato istante
D'un'arrivo improviso,
Polinnesto
Godo appena qui giunto
Di ritrovar Temiso.
Temiso
Deggio eseguir gli alti tuoi cenni?
Polinnesto
Appunto.
Un gran tesoro hò meco,
Vuò, che me 'l serbi ascoso
A' gli occhi altrui, sù la tua fè riposo.
Temiso
I tuoi comandi adoro.
Polinnesto
Delbo vanne, e à lui porta il mio tesoro.
Delbo
Ubbidisco.
(Parte, e torna alla Nave.)
Polinnesto
Vorrei,
Che nol vedesse alcun.
Temisto
Temer non dei.
Prima da le tue schiere
E' già preso ogni varco,
Poi, perche d'Etearco
Si sommerse la Figlia
Tutti i popoli stanno
Colmi d'immenso affanno,
E di Cocito à i Numi
Svenano armenti, ed ardono profumi.
Polinnesto
Fronima è morta?
Temiso
E' morta.
(Sbarcano Fronima, e Delbo.)
Polinnesto
Ed io men venni
Vago de' suoi sponsali à questa riva.
Temiso
Mà Fronima mori.
Fronima
Fronima è viva.
Delbo
Viva per tua mercede.
Polinnesto
E viva la consegno à la tua fede,
Ecco il tesoro.
Temiso
O Dio,
In qual rischio son'io!
Delbo
Paventi invano.
Polinnesto
T'affida Polinnesto, ecco la mano.
Fronima
S'hai pietà di mie pene,
Le pene mie consola,
Cauto osserva Mirene,
E poi scorgimi à lei quando stà sola.
Temiso
E in periglio sì grave . . . .
Fronima
Cessi il timor.
POlinnesto
Ben mio torna à la nave,
Ch'egli furtivo poi
Fida scorta farà de' passi tuoi.
Al Rè portino avviso,
Che qui giunto son'io, Delbo, e Temiso.
(Partono Delbo, e Temiso.)
Fronima
Già preparai gl'inganni
A' danni
D'un'infida,
Non voglio, che s'uccida,
Mà tormentar la vuò.
Paventi ancor se stessa,
Che oppressa
A' poco à poco
A' me farà di gioco,
A' lei d'orror sarò.
Già, ecc.
Scena ottava
Polinnesto.
Polinnesto
Che dirà l'empio Padre?
Che mai farà la Figlia?
Che sarà di Mirene?
Nol sò, sò che il mio core
Altro non fà, che sospirar d'amore.
Dal dì,
Che mi ferì
Il dardo
D'un bel guardo
Perdei la libertà,
Perdei la pace.
Mà sento
Nel tormento,
Che v'è
Un non sò che,
Che par felicità,
E che mi piace.
Dal, ecc.
Scena nona
Zelta, poi Delbo.
Zelta
E' Delbo? è Delbo sì.
Eh, eh, eh, eh, zì, zì.
Delbo
Vosignoria che vuole?
Zelta
Almeno le parole.
Delbo
Ci rivedremo altrove.
Zelta
Tanta gran fretta? E dove?
Delbo
Devo andar con Temiso
Ad inchinarmi al Rè.
Zelta
Tu? Con quel viso?
Delbo
Pare, che ti dispiaccia.
Zelta
Al Rè?
Delbo
Al Rè.
Zelta
Tu?
Delbo
Sì.
Zelta
Con quella faccia?
Delbo
Che parlar da processo.
Zelta
Dico la verità.
Delbo
Temiso adesso.
(Verso la parte donde uscì.)
Che forse non son Uomo
D'una bella presenza.
Zelta
Certo, con riverenza
Io per tale ti tengo.
Delbo
Temiso adesso vengo.
(Come sopra.)
Stimi, che del mio volto
Sia più ben fatto il tuo?
Zelta
Molto, mà molto.
Delbo
Veniamo al paragone.
Zelta
Ecco lo specchio.
Delbo
Più bello è il mio.
Zelta
Più bello nò, più vecchio.
Delbo
Che tenera bambina!
Zelta
Guarda che carne fina.
Delbo
Mira, che color vivo.
Zelta
Vedi, che dolce idea.
Delbo
(Come sopra.)
Và, che t'arrivo.
Zelta
Soffrilo pure in pace,
E' più vago il mio volto.
Delbo
A' me non piace.
Zelta
Che sentimento ingiusto!
Non ti vuò à genio?
Delbo
Nò.
Zelta
Non hai buon gusto.
Delbo
Or che meglio considero.
Zelta
Ti piaccio?
Delbo
Si, mi piaci, e ti desidero.
Zelta
Al fine apristi i lumi.
Delbo
Tu mi diftruggi il cor.
Zelta
Tu mel consumi.
Ahi,
Che fai
Spietato Amore?
Delbo
Ahi và piano
Con la mano:
Zelta e Delbo
(Insieme.)
Troppo male
Fà il tuo strale
Men rigore
Per pietà.
Delbo
Cara Zelta,
Zelta bella
Svelta, svelta
Snella, snella
Vola, vola
Mi consola
Già son morto per metà.
Zelta
Io men passo
A' l'altro Mondo
Delbo mio
Grasso, grasso
Tondo tondo
Dimmi Addio
Pria che io vada à star di là.
Ahi, ecc.
Scena decima
Giardino di Fiori.
Etearco, e Mirene.
Etearco
Or che in braccio di morte
La mia Figlia spirò, sei mia Consorte.
Mirene
Ah Signore, in un giorno
Inconfolabil tanto,
Giorno d'acerbo pianto
Favelli d'Imenei,
E de l'estinta il Genitor tu sei?
Etearco
Eh, che per me l'Aurora.
Mai non portò giorno più bello ancora.
Mirene
Etearco, quel core,
Che tu serbi nel petto . . . .
Etearco
E' tutto amore.
Mirene
Amor mai non udito.
Etearco
Non è amore di Padre, è di Marito.
Anzi amor sì possente
Di sì fervide faci,
Che . . . .
Mirene
Non segui, o mio Rè?
Etearco
Senti, mà taci.
Tu sdegnavi esser mia
Per gelosia de l'unica mia prole,
Eran vane parole
Le mie calde preghiere,
Quindi à render sicuri
Il tuo dubbio pensiero, e i miei riposi
Ella restò sommersa, ed io l'imposi.
Mirene
(Tiranno) o Dio, se imponi
Per appagar tue voglie,
Che altri la Figlia uccida
Mosso da brama infida
Di propria man truciderai la Moglie.
Etearco
A' così duro passo
lusinghiera mi traggi, e poi t'offendi?
Mirene
Io per schivar gl'incendi
Di mal gradito oggetto
Etearco
Come?
Mirene
Il noto sospetto
Per la real Fanciulla aver fingea,
Ma giammai non credea,
Che il Padre, il Padre istesso
Giunger potesse à sì crudele eccesso.
Etearco
Io mal gradito? Ingrata,
Schernir gli affetti miei?
Ah Figlia sventurata:
De la morte di lei
Tutta l'alta cagione . . . . .
Mirene
A' te s'ascriva.
Etearco
Che si, che si. Mà qui Temiso arriva.
Scena undicesima
Temiso, poi Delbo, e detti.
Temiso
Mio Rè, brami che Delbo
L'eccelsa grazia ottenga
D'inchinarsi al tuo pie?
Etearco
Delbo? che venga.
(Parte Temiso.)
Che risolvi?
Mirene
Risolvo
Di voler pria la morte,
Che d'un barbaro Padre esser Consorte.
Etearco
E Mirene tant'osa?
Morì la Figlia, e non vivrà la Sposa.
(Torna Temiso con Delbo.)
Delbo
Coronato Regnante
E' giunto Polinnesto, e sceso appena
In quest'inclita arena
Per me, ch'elesse à l'onorato incarco
Egli manda salute ad Etearco.
Etearco
Al tuo Signor ritorna,
Digli, che la mia Reggia
Più mia Reggia non è,
Che ora io sono Etearco, ed egli è il Rè.
(Parte Delbo.)
Custodir sia tua cura
L'empia Donna spergiura,
Temiso
Tanto sdegno?
Etearco
Ella il sà: mà pria consento,
Che per qualche momento
Scorgendo il suo periglio
Libera pensi à migliorar consiglio.
A' tua gloria, à tuo danno
O sarò Sposo amante, o Rè tiranno.
Alma ostinata
Pensa ch'io sono
Amante, e Rè.
Pensaci ingrata,
E pensa al Trono,
E pensa à te.
Alma, ecc.
(Parte.)
Mirene
Và Temiso, ed appresta
Ceppi, ferri, e catene.
Temiso
(Che stravaganza è questa?) Addio Mirene.
(Parte.)
Mirene
(Verso la Parte dove entrò Etearco.)
Furie terribili
Con fiere immagini
S'armino à guerra
Contro di te.
Ed in orribili
Cupe voragini
S'apra la terra
Sotto il tuo pie.
Furie, ecc.
Scena dodicesima
Aristeno, che viene dalla parte, dove entrò Etearco, e Mirene.
Aristeno
Contro di me? qual fallo
Aristeno commise?
Mirene
Nò, Contro il Rè, (che la sua Figlia uccise)
Si, contro il Rè, che qual solea non chiede
L'amor mio, la mia fede,
Mà violento impera,
E mi vuole o Regina, o Prigioniera.
Tu che languir mi fai
Altra colpa non hai, ch'esser Germano
D'un Rè, sia con tua pace, empio inumano.
Aristeno
Prigioniera, o Regina!
Misero, o Dio, che ascolto?
Mirene
Parti, che il tuo bel volto
Accresce affanni a questo core oppresso
Che il tuo duolo, e i miei danni io leggo in esso.
Aristeno
Deh permettimi almeno,
Che da l'afflitto seno
Languendo à piedi tuoi l'anima spiri,
E accompagnala poi co' tuoi sospiri.
Mirene
Taci, che questi accenti
Sono strali pungenti,
Da cui trafitto viene
Il core addolorato di Mirene.
Aristeno
E chi tanto t'adora
Tanto t'affligge?
Mirene
E tu non parti ancora?
Sostener non poss'io
Le smanie del tuo core,
Non hò pietà del mio,
Hò pietà del tuo amore,
E se vuoi consolarmi
Sai, da te che desio? lascia d'amarmi.
Aristeno
Che io non ami Mirene?
Mirene
Altro non chieggio.
Aristeno
E come? ahi che non posso, ahi che non deggio.
Mirene
Fuggi, fuggi amante core,
Fuggi amore,
Spezza, spezza i lacci tuoi.
Mà consiglio tu non vuoi,
E rispondi, che non devi,
Che non devi, e che non puoi.
Fuggi, ecc.
Scena tredicesima
Aristeno.
Aristeno
Se avessi un cor di sasso
Pure si frangerebbe al mio dolore,
Non hò di sasso il core,
E resister lo sento
Con intrepida forza al mio tormento.
Costanza si, costanza
Io non mi rendo ancor.
Perduta hò la speranza,
E perderò Mirene,
Mà in tante, e tante pene
Non hò perduto il cor.
Costanza, ecc.
Fine dell'Atto Primo.
Segue Ballo, di vecchi Giardinieri.
ATTO SECONDO.
Scena prima
Sala Regia.
Etearco, e Polinnesto in Trono, Aristeno, Temiso, e poi Mirene.
Polinnesto
Alto Rè, Polinnesto
Al tuo Soglio si porta
Per chiederti la Figlia, ed ella è morta,
Vedovo pria che Sposo
In querele funeste
L'amorose richieste ora rivolgo,
E de la morte sua teco mi dolgo.
Etearco
Polinnesto son padre,
E il mio dolor tiranno
E' un dolor, che m'uccide,
Temiso
(E' un finto affanno.)
Polinnesto
Tutto dolente intorno
Ecco il Regio soggiorno,
In cui stringer sperai Fronima al seno:
Pria de l'estremo punto
Ah fussi giunto à rivederla almeno.
E che perder mi resta,
Se per empio voler di sorte ria
Io perdei la mia Sposa?
Aristeno
(Ed io la mia.)
Etearco
Figlia, misera Figlia:
Rattener sù le ciglia
D'amaro pianto il corso
Etearco non può.
Temiso
(Giusto rimorso.)
Polinnesto
Nell'atroci sventure,
Benché oppresso à ragione il cor rimanga,
Sollevarsi è virtù.
Mirene
Lascia, ch'ei pianga.
Etearco
Temeraria Mirene
Mirene
Dove son le catene?
Il carcere qual'è?
Tace Temiso, e non risponde il Rè?
Polinnesto
Etearco?
Etearco
Ella è rea
Di non lieve ardimento.
Mirene
Polinnesto perdona,
Che violento impulso à ciò mi sprona.
Etearco
Ne soffrirai la pena.
Polinnesto
Deh lo sdegno raffrena.
Etearco
Troppo vile sarei.
Aristeno
(Assistetela, o Dei.)
Mirene
La tua minaccia
Non mi sforzi à parlar.
Etearco
Mirene taccia.
L'alto antico ricetto
De' Reali Avi miei
Sia prigione di lei: colà t'invia:
Temiso udisti, e tu l'orgoglio oblia.
Mirene
Mostrati più crudele,
Che più sarò fedele
A' chi m'innamorò.
Non paventar, mio core,
Ch'io manchi al primo amore;
Consolati alma mia,
Che pria
Morir saprò.
Mostrati, ecc.
La seconda parte di quest'aria finge dirla à se stessa, e la dice furtivamente ad Aristeno.
Scena seconda
Etearco, Polinnesto, ed Aristeno.
Etearco
(Dunque perche nel seno
Altri ardori nudrisce abborre i miei?)
Mio germano Aristeno
Tu de l'amor di lei
Cerca di risaper chi sia l'oggetto.
Aristeno
(Che sento!)
Etearco
Ahi che il mio petto
Il suo dolor ripiglia,
E torno estinta à lagrimar la Figlia.
Polinnesto
(Che maniere sagaci.)
Aristeno
(Cruda fatalità.)
Polinnesto
(Pianti mendaci.)
Signor . . . .
Etearco
Lascia, che solo
Colmo d'acerbo duolo
(Anzi di sdegno acceso)
Volga altrove le piante
Misero Padre, (vilipeso amante.)
L'alma languisce (freme il mio core)
Figlia infelice (Mirene infida.)
Tutto sospiri (tutto rigore)
Quella si pianga (quella s'uccida.)
L'Alma, ecc.
(Parte.)
Aristeno
Polinnesto, il tuo core,
Che ben conosce amore aiti il mio.
A' scoprir son costretto
Di Mirene il Diletto, e quel son'io.
Polinnesto
Datti pace Aristeno!
A' tuo favor m'impegno,
E saran forse tuoi Mirene, e il Regno.
Aristeno
Non desio,
Che l'Idol mio,
Altro il cor bramar non sà.
Spiagge d'oro hà il Gange, e il Tago,
E pur vago
Non le cura, e al mar sen và.
Non, ecc.
Scena terza
Polinnesto.
Polinnesto
Manca da crude pene
Aristeno agitato,
Prigioniera è Mirene,
Etearco sdegnato,
E con finte querele
Simula d'esser Padre un Rè crudele.
In sì varj successi
Io con lieto sembiante
Vivo felice, benché viva amante.
Innamorarsi è pena
Allora,
Che s'adora
Bellezza,
Che disprezza,
E che non sente amor.
Mà dolce è la catena,
Se fede,
Se mercede
In quel dolor, che prova
Ritrova
Amante cor.
Innamorarsi, ecc.
Scena quarta
Deliziosa con Fonti, e Ruscelli presso le Mura d'un antico Palazzo.
Mirene, poi Fronima in abito di Schiava.
Mirene
Carcere di Mirene
Un'alta Reggia, e queste piagge amene?
Crudo Rè, fiero mostro
In sotterraneo chiostro
Fà pur che io tragga i giorni al giorno ascosa,
Che ne meno farai, che io sia tua Sposa.
L'odio contro il Tiranno,
L'Amor verso Aristeno
Tormentano il mio seno,
Mà Fronima sommersa è il primo affanno;
Fui cagione innocente
De la morte di lei,
Smania l'alma dolente,
E sì turba la luce à gli Occhi miei;
Tremo, gelo, pavento.
Vacillo, mi sgomento,
Mover piè, volger guardo io più non oso.
O potessi trovar qualche riposo.
(Si mette a sedere in atto di volersi addormentare.)
Fronima
(Di dentro.)
Io che fui Real Donzella
Sola qui dal Faggio, al Mirto
Nudo Spirto
Errando vò.
Mirene
Di Fronima è la voce.
(Esce Fronima fingendo non veder Mirene.)
Ahi vista, o Dio!
(Si leva con spavento.)
Fronima
Questo è il Rio,
Mirene
Manca il cor, manca il piede, e la favella.
Fronima
La Fonte e quella
Dove spesso
Trovai pace, e dove adesso
Ritrovarla io più non sò.
Mirene
Che chiedi Anima bella?
Fronima
Io che fui Real Donzella
Sola qui, ecc.
Mirene
Piango la tua sventura,
Hò pietà del tuo fato ombra infelice.
Fronima
Mirene ingannatrice
Mentito è il pianto, e la pietade è finta:
Crudel, crudel tu mi volesti estinta.
Mirene
Se innocente son'io
Voi lo sapete, o Numi.
Fronima
Già in sen d'eterno oblio
Fronima chiuse i lumi:
Vanne, e stringi la mano
A' l'empio Genitore,
Vanne, e appaga il suo core, e il tuo conforta.
Crudel per te, per te crudel son morta.
(Parte.)
Mirene
Per me? crudo Etearco
E' mia la colpa, ed io la rea non fui:
Deh le mie voci ascolta
Bell'Anima insepolta, e vanne à lui.
Digli barbaro, digli spietato,
Digli fiero, tiranno, inumano,
Digli . . . .
Mà nò, tutto diresti invano.
Scena quinta
Etearco, e Mirene.
Etearco
Mirene, è tempo ancora
D'esser Reina, e di venire al Soglio.
Mirene
E' tempo ancora?
Etearco
E' tempo sì.
Mirene
Non voglio;
Non vuol Fronima estinta,
D'atro dolor dipinta
Qui mesta si lagnò, qui mi comparve.
Etearco
Tu di sognate larve
Racconti fole ad Etearco istesso?
Mirene
Così tornasse adesso
L'ombra de la tua Figlia
Spettacolo d'orrore à le tue ciglia.
Etearco
Rido de tuoi fantasmi.
Mirene
Rido di tua speranza.
Etearco
Mà piangerà Mirene
Mirene
Ella hà costanza.
Etearco
Farò, farò che sia
Scopo de l'ira mia chi t'innamora.
Mirene
E all'or farai ch'io più ti sdegni ancora.
Etearco
Olà, nella più angusta
(Vengono due Comparse.)
De l'antica Magion parte remota
Viva Mirene anche à se stessa ignota.
Mirene
Aggiungi ancor, che cinga
Catene al braccio mio, ceppi al mio piede,
Mà non sperar giammai ch'io cangi fede.
Etearco
Perfida sempre altera
Non parlerai così.
Voglio, crudel, che pera
Chi tanto il cor t'alletta,
E de la mia vendetta
Non è lontano il dì.
Perfida, ecc.
Scena sesta
Aristeno, e Mirene.
Aristeno
Gioia di questo seno,
Cara Mirene mia.
Mirene
Fuggi Aristeno.
Aristeno
Che io fugga?
Mirene
Sì mio Bene
Fuggi da queste arene il tuo destino;
Corri al Mare vicino,
Spiega le vele al vento,
Da le Greche riviere
Vanne in piagge straniere i prender Porto,
Ch'Etearco è un tiranno, e ti vuol morto.
Aristeno
Perche?
Mirene
De' sospir miei
Brama estinto l'oggetto, e quel tu sei.
Aristeno
Egli non sà che m'ami, anzi m'impose
Di ricercarne . . . . .
Mirene
O Dio,
Fuggi Aristeno mio: chi mai t'affida,
Ch'ei non sappia che io t'amo, e non t'uccida?
Amor, benché segreto anvampi in noi,
Mai non ben si nasconde à gli occhi altrui.
Aristeno
Che abbandonar ti debba
Nel tuo maggior periglio?
Cruda richiesta, barbaro consiglio.
Mirene
Da quella Selva aprica
Passo à la Reggia antica
A' viver prigioniera in chiuse mura,
La tua vita assicura
Non pensare à la mia:
Addio, e questo Addio
Chi sa, cor mio, che l'ultimo non sia?
Se mai
Saprai,
Che il Ciel crudele
Mi volle estinta sospira, e di:
Mirene mia visse fedele,
Mirene mia fedel morì.
E dopo morte à te d'intorno
Verrò di notte, verrò di giorno
Cangiata in ombra fedel così.
Se mai, ecc.
Scena settima
Aristeno
Aristeno
Troppo chiedi, se chiedi,
Che in periglio ti lassi:
Morte il core mi passi
Con barbara ferita
Pria che tu mora, ed io rimanga in vita,
O vivrai bell'Idol mio,
O vogl'io
Morir con te.
Che in lasciarti avrei nel core
Poco amore
E poca fè.
O vivrai, ecc.
Scena ottava
Delbo, poi Zelta
Delbo
Con certe vecchie afflitte
E' un gusto da morir
Fingere di languir,
Di far le nozze.
Con sciocca vanità
Nel Verno de l'età
Vogliono far da Slitte,
E son carrozze.
Con, ecc.
Zelta
Amate luci belle
Del caro Delbo mio.
Delbo
(Questa è di quelle.)
Brami sposarti meco?
Tu sei Greca, io son Greco,
Zelta
Sarebbe mia fortuna,
Che il mio Sole tu sei.
Delbo
Tu la mia Luna.
Zelta
Illustrata dal raggio
Di tua luce serena
Un giorno diverrò la Luna piena.
Delbo
Più piena di così?
Zelta
Perche nò Delbo mio, spero di sì.
Delbo
Per grazia fatti in là.
Zelta
Pronta ti servo.
Ora che guardi?
Delbo
Osservo,
Che più lontana stai più bella sei,
Onde con nuova usanza
Così ne giorni miei
Mi starai, ti starò sempre in distanza.
Zelta
E' grande il tuo giudizio,
Sei prudente, sei scaltro,
Ma il nostro sposalizio
Bramo di far come suol farsi ogn'altro.
Delbo
Zelta ti porto affetto,
Ti stimo tanto tanto,
E sarò tuo, mà non ti voglio accanto.
Zelta
Col bel Marito,
Che hò da pigliare
Io voglio stare
Come si stà.
Delbo
Signora Sposa, Signora Sposa
Questo partito
Per me non fà.
Zelta
E pure è cosa,
Che và così.
Delbo
Nò nò
Zelta
Sì sì
Insieme
Delbo
Se à te và bene.
Zelta
Cosi và bene.
Delbo
A' me non và.
Zelta
Così ben và.
Divisi
Zelta
(Che nuova usanza
Di prender Moglie,
Non v'è creanza
Ne carità.)
Delbo
(Zelta è un malanno,
Che se mi colgie
Rifarmi il danno
Chi mai potrà?)
Col, ecc.
Scena nona
Fronima, e poi Temiso.
Fronima
Morir dovea nell'acque,
E moro in mezzo ai foco,
Perche d'amar mi piacque
Due vaghi accesi lumi
Convien, che mi consumi,
Nè sò trovar più loco.
Morir, ecc.
Temiso
Principessa, deh tanto
Non scherzar col periglio,
Con più cauto consiglio i passi aggira;
Se alcun ti mira, e ti conosce, e poi
Il Rè n'avvisa, e che sarà di noi?
Fronima
Temiso, il guardo è scorta
A i moti del mio piede,
E furtiva, ed accorta
Spesso altri vedo, ed altri me non vede.
Temiso
Sai, che in anguste mura
Per comando del Rè posì Mirene.
Fronima
Or potrò più sicura
A' mie vendette intesa
Condurre à fin l'incominciata impresa.
Temiso
Fronima, al tuo desio
Arride il Cielo, e la Fortuna inclina.
Ma che riguardi?
Fronima
O Dio
La notte s'avvicina,
E il caro Polinnesto à me non viene.
Dimmi che fà? dav'è? chi lo trattiene?
Temiso
Non guari andrà, che lo vedrai.
Fronima
Temiso
Lieto palpita il cor, l'alma è giuliva,
Giurerei che il mio Bene adesso arriva.
Temiso
Presago più vero
Del cor non si dà.
Disastro severo
Ventura felice
Ben spesso predice
Coi moti, che fà.
Presago, ecc.
Scena decima
Polinnesto, e Fronima.
Polinnesto
Fronima.
Fronima
E tanto tardi
A' beare i miei sguardi?
Bramo di star celata à gli occhi altrui,
Mà viver non poss'io nascosa à i tuoi.
Polinnesto
Era da rio tormento
Anche il mio core oppresso,
Più non lo sento or che ti sono appresso.
Fronima
Polinnesto adorato.
Poòinnesto
Idolo mio.
Fronima e Polinnesto
(Insieme.)
Già sai che mia/mio non son, che tua/tuo son'io
Fronima
Troppo dolce è il tuo bel foco,
Che m'infiamma il core in sen,
Ardo, peno, e à poco à poco
Vò languendo, e vengo men.
Troppo, ecc.
Scena undicesima
Polinnesto.
Polinnesto
Quando verrà il momento
De' bramati Imenei,
Cento secoli, e cento
Ogn'istante rassembra à i desir miei.
Il tempo affretti il volo
Per temprare il mio duolo,
Scintilli in Ciel di Venere la Stella,
Del dì foriera sia
L'Alba novella, e de la pace mia.
Se più dimora
Il mio conforto
Temo, che morto
Mi troverà.
Sospira ogn'ora
La mia Speranza,
Che la tardanza,
Languir mi fà.
Se più, ecc.
Scena dodicesima
Notte.
Stanza angusta con picciol lume.
Mirene, e poi Fronima.
Mirene
Ecco trofeo son'io
D'un barbaro Regnante,
Mà quest'alma costante
Non sarà mai trofeo del suo desio.
Così potesse il core
Aver forza maggiore
D'un'interno che prova alto spavento,
E più fiero lo sento
In questa parte oscura
Dove picciola face arde, e scintilla:
L'una, e l'altra pupilla
Timida intorno aggiro,
E ogni cosa, che miro orror m'apporta.
Fronima
Crudel per te, per te crudel son Morta.
Mirene
Ombra dolente, o Dio,
Dimmi, che brami, o fà, che mora anch'io.
Fronima
Del Genitor tiranno
Se tu sarai compagna al letto, e al soglio,
Con inquieto affanno
Voglio agitarti, e voglio
Sdegnata à te d'intorno
Esser Furia la notte, Inferno il giorno.
Mirene
Farò quel che tu chiedi,
Anzi quel che tu chiedi il cor desia,
La colpa non è mia,
Se rimanesti assorta.
Fronima
Crudel per te, per te crudel son morta.
Di poca terra in seno
Per pace di quest'Alma
L'insepolta mia salma ascondi almeno:
Giace in riva del Mare
Il freddo busto, io ti farò di scorta,
Crudel per te, per te crudel son morta.
(Smorza il lume, e parte.)
Mirene
Ah ferma, e ferma i passi,
M'inviti à venir teco,
Poi d'un Carcere cieco
Involta nelle tenebre mi lassi.
Mura, che mi chiudete
Fatemi cangiar sorte:
O apritevi, o cadete,
Datemi o libertade, o tomba, e morte.
Fine dell'Atto Secondo.
Segue Ballo di Spiriti Folletti.
ATTO TERZO.
Scena prima
Cortile segreto dell'Appartamento di Polinnesto.
Polinnesto, Aristeno.
Polinnesto
E tanto si sgomenta
Il cor, che porti in seno?
A' gl'impegni d'un Rè creda Aristeno.
Aristeno
Vuole il crudo Etearco
Morta Mirene, e il suo gradito Amante.
Talora in un'istante
Si scopre ciò che fu gran tempo occulto;
Da un improviso insulto
De la fierezza sua chi m'assicura?
Tanto mi fà temer la mia sventura.
Polinnesto
Aristeno hai coraggio?
Aristeno
Grande, qual si conviene
Ad un che Regio sangue hà nelle vene.
Polinnesto
Portati ad Etearco,
E l'amor di Mirene à lui palesa.
Aristeno
Più volte à tanta impresa
Un mio pensiero à stimolar mi venne,
Mà il timor mi rattenne
Di non accrescer pene
A' l'infelice mia bella Mirene.
Polinnesto
Risolviti, e se mai
Voi condannasse il tuo Germano à morte,
Principe non morrai,
Vivrà Mirene, e sarà tua Consorte.
Aristeno
Signor, vado, e confido
Lieto passar da le tempeste al lido.
Scena seconda
Fronima, Polinnesto, e poi Delbo.
Fronima
Paga de suoi disegni
Fronima à te sen viene:
Credi pur, che Mirene
Non sarà d'Etearco,
Già vibraro da l'arco
D'una giusta vendetta
A' vuoto non andò la mia saetta.
Delbo
Signor, sul vicin lito
E' pronto ogni guerriero
Ad eseguire ardito
Quello che à me fidasti alto pensiero.
Fronima
E qual sarà l'impresa?
Polinnesto
Una giusta difesa.
Fronima
Mà di chi?
Polinnesto
D'Aristeno.
Già ti narrai . . . . .
Fronima
Me ne rammento appieno.
Polinnesto
Delbo colà ritorna,
Attenda il mio comando,
E cauto stringa ogni soldato il brando.
Fronima
Ricordati, mio bene,
Che la tua Spofa d'Etearco è Figlia,
Che sua non sia Mirene
La ragion lo consiglia, e il bramo anch'io
Più non tentar, che non sarai più mio.
Polinnesto
Fronima tolga il Cielo,
Che à danno d'Etearco armi la mano:
Dal suo feroce orgoglio
Assicurar sol voglio il suo Germano.
Ch'io v'adori, e vi paventi
Voi me 'l dite o vaghi lumi.
Che se lampi, e strali ardenti
Avventate ancor sereni,
Ben potete d'ira pieni
Far temer gl'istessi Numi.
Ch'io, ecc.
Scena terza
Fronima.
Fronima
Se fiero è il Genitore
Sia pietosa la Figlia, e vinca Amore.
Mà de sponsali miei
Per pietà sommi Dei non tardi il di,
Che in affanno sì rio
Nò, che più non poss'io viver così,
Cara speme lusinghiera
Consolando il cor mi và.
Spero pace, e pace spera
La mia bella Fedeltà.
Cara, ecc.
Scena quarta
Zelta, e poi Delbo.
Zelta
Chi me l'avesse detto
Mi rimariterò,
Il mio novello Sposo
Mi sembra assai vezzoso
Da farne un buon concetto
Per far quel che io vorrò.
Chi, ecc.
Delbo
Zelta sei qui?
Zelta
Son qui, mà in ogni parte
Son Serva tua.
Delbo
Che Venere!
Zelta
Che Marte!
Dal discorso passato
Hai mai pensato a me fino al presente?
Delbo
Non ci hò pensato niente.
Zelta
A' te dunque il mio foco
Non preme?
Delbo
Preme si, mà preme poco;
Anzi penso, e conosco,
Che tu per me non fai.
Zelta
La ragion?
Delbo
Mangi troppo, e bevi assai.
Zelta
Questa è falsa impostura:
Mangiar ben, bever meglio,
Nò che non è mio vizio, è mia natura.
Delbo
Zelta ti parlo schietto
Non ti voglio ne à tavola, nè in letto.
Zelta
E così si strappazza
Chi per te vive?
Delbo
Povera ragazza.
Zelta
In deplorabil stato
Ridotta mi vedrai.
Delbo
Saria peccato.
Zelta
Sempre dolente , e afflitti
Passerò l'ore, e i giorni.
Delbo
O via stà zitta.
Zelta
Se Zelta à te non piace
A' Zelta piaci tu.
Delbo
Non più facciamo pace
Non più.
Zelta
Crudo tiranno
Delbo
Non più
Zelta
Dar tanto affanno
Delbo
Non più
Zelta
A' chi t' adora
Delbo
Non più
Zelta
Voler che mora
Delbo
Non più
Zelta
Chi tanto t'ama
Delbo
Non più
Zelta
Son mezza Dama
Delbo
Non più, non più, non più.
Zelta
Pur sai che questo core
Di te s'innamorò.
Delbo
Lo sò, lo sò, lo sò.
Zelta
E tu con vero amore
Per chi serbi la fè?
Delbo
Per te, per te, per te,
Perche vali un Perù.
Se Zelta, ecc.
Scena quinta
Camera con Alcova, e Letto.
Etearco, poi Aristeno, e dopo Temiso, e fìnalmente Fronima.
Etearco
Fantasmi tormentosi,
Che i notturni riposi
A' me turbaste in tante varie forme
Etearco vi mira, e pur non dorme.
Là tutta sangue il petto
Calliginosa, e fiera
Veggo intenta Megera à mìe ruine,
Qua l'orribile Aletto
Scuote il vipereo crine
In atto d'implacabile minaccia,
Mi vien Cerbero in faccia,
E grave à me d'intorno
L'ombra de la mìa figlia aggira il passo,
E porta al collo e la catena, e il sasso.
Misero, non discerno
Se la mia Reggia è questa, o pur l'Inferno.
Chi m'aita? ove fuggo? Ecco à mio danno
E questa Furia, e quella,
L'una già mi flagella,
E mi lacera l'altra il manco lato,
Con profondo latrato
Cerbero à me s'avventa, empio m'afferra,
Crudo mi tragge à terra,
E m'abbandono negli oltraggi miei.
(Cade.)
Aristeno
Etearco
Etarco
Chi sei?
Aristeno
Aristeno
Etarco
Aristeno in questo loco
Tutto orror, tutto mostri, e tutto foco?
Aristeno
Qual sogno i lumi tuoi
Con spaventose immagini funesta?
Signor, Signor, l'alta tua Reggia è questa.
Etearco
Che favelli Aristeno?
Questo, questo è l'Inferno, o l'ho nel seno.
Aristeno
Ascoltami.
Etaearco
Che vuoi?
Aristeno
Sfoga gli sdegni tuoi,
Appaga il tuo furore;
Di Mirene l'amore . . . . .
Etearco
Nome da me abborrito.
Aristeno
E l'amante gradito . . . .
Etarco
Basta
Aristeno
Scoperto è già
Etearco
Taci
Aristeno
Se morto
Tu lo brami . . . .
Etearco
Importuno
Aristeno
A' te lo porto.
Etearco
Olà, Temiso, olà
Ritorni in libertà . . . .
Già m'intendesti.
Temiso
Chi?
Aristeno
Forse Mirene?
Etearco
Si.
(Etearco agitato non trova loco.)
Aristeno
(Respiro.)
Temiso
(Orrida vista.)
Etearco
Sempre più forza acquista
Il mio feroce affanno.
Aristeno
(Misera sorte.)
Temiso
(Sorte d'un Tiranno.)
Etearco
Lasciatemi, partite
Aristeno, Temiso.
Aristeno
(Morte hà negli occhi.)
(Parte.)
Temiso
(Il suo delitto hà in viso.)
(Parte.)
Etearco
E quando avrà mai fine il mio martiro?
Quando sazie sarete
Smanie, che mi togliete
Anche il respiro.
E quando, ecc.
Che spasimi, che pene,
Che angustie, che dolori!
O Dio, che deggio far?
Fronima
(di dentro.)
Svenati, e mori.
Etearco
Svenati, e morì? ah voce
De l'estinta mia Figlia;
L'empio mio fallo atroce
Già questa destra à vendicar s'appiglia:
Si di vita mi privi
L'istessa spada mia;
(Vuole uccidersi.)
Fronima
Fermati, e vivi.
(Gli leva la Spada, e parte.)
Etearco
Figlia: ma dove andasti? in me ritorno:
E' questo il mio soggiorno
Nè più vedo l'aspetto
Di Megera, di Cerbero, e d'Aletto.
Dileguossi ogni orrore,
E incomincia il mio core
Del Sol, che adoro, à risentire i rai:
Forfennato, io sognai.
Servi, servi, ed alcuno
De' servi miei non viene?
Non si lasci Mirene.
(Và per entrare, e torna indietro spaventato.)
Me infelice, quai spettri
Mi respingono indietro?
Timido il passo arretro,
Maledico l'amore,
Sciolgo le mie catene,
E sciolta resti in libertà Mirene.
Scena sesta
Atrio.
Mirene da una parte, Aristeno dall'altra.
Mirene e Aristeno
(Insieme)
Anima innamorata
Ritorna à respirrar.
Non sei più sventurata,
Nè più dovrai penar.
Anima ecc.
Mirene
Aristeno
Aristeno
Mirene
Mirene
Di tua morte l'avviso
Ascoltar d'ora in ora
Temea così, che il cor mi batte ancora.
Aristeno
Con non minor spavento
Di momento in momento
Tal dubbio avea del tuo Destino estremo,
Che già salva ti vedo, e pur lo temo.
Mirene
Che affanno.
Aristeno
Che dolore
Mirene
Fù quel de l'alma mia!
Aristeno
Quel del mio core!
Mirene
Or con dolce diletto
Aristeno
Or di gioie ripieno
Mirene
Giubila il petto mio
Arsteno
Brilla il mio seno.
Papille adorate
Con luci novelle
O come più belle
La gioia vi fà!
Sì vaghe mostrate
L'interno piacere,
Che siete due Sfere
D'immensa beltà.
Pupille, ecc.
Scena settima
Polinnesto, e Mirene.
Polinnesto
Fortunata Mìrene
Bella invidia mi fanno i casi tuoi,
Alfin goder tu puoi
Il tuo Nume, il tuo Bene; io tal conforto
Sperar uon posso, che il mio Sole è morto.
Mirene
Signor, degna di pianto
Di Fronima è la morte,
E di lagrime degna è la tua sorte.
Polinnesto
Sò, che à le tue pupille
Comparve la bell'anima di lei,
Se à te ritorna, ah dille,
Che apparisca un'istante à gli occhi miei.
Mirene
Se l'ombra sua tu vedi
Assicurala pure,
Che de le sue sventure io rea non sono,
E ch'odio d'Etearco il letto, e il trono.
Polinnesto
Viva à me la dipinge
Or Sposa, ed or Reina il mio pensiero,
Sò ch'egli finge, e mi consolo, e spero.
Mirene
Amore inganna, e piace,
Che immagini figura
Come le brama il cor.
E lusinghier sagace
Sà far, che la sventura
Bella rassembri ancor.
Amore, ecc.
Scena ottava
Polinnesto, Delbo, e poi Temiso.
Delbo
Mio Rè, come imponesti,
Deposte già le sue servili spoglie
Con ricchissime vesti
S'abbellì, si adornò l'alta tua Moglie.
Temiso
Polinnesto, Etearco à se ti vuole,
Agitato si duole,
Fronima spesso chiama,
E con dubbiosa brama
Colmo d'atro cordoglio
Or guarda la Corona, or mira il Soglio.
Polinnesto
Trova Aristeno.
Temiso
Ancora
Aristeno egli chiede:
Spera, che à notte oscura il dì succede.
(Parte.)
Pilinnesto
Delbo.
Delbo
Signor son qui.
Polinnesto
Per vie segrete
Fronima venga dove il Rè m'attende.
Delbo
Delbo udì, Delbo parte, e Delbo intende.
Polinnesto
La navicella di mia speranza
Vicino al Porto giungendo và.
Più non la turba la lontananza,
E più de l'onde timor non ha.
La, ecc.
Scena nona
Delbo, e Zelta.
Delbo
Non più
Zelta
Voler che mora
Delbo
Non più
Zelta
Chi tanto t'ama
Delbo
Non più
Zelta
Son mezza Dama
Delbo
Non più, non più, non più.
Sù finiscila sù,
E non sei sazia ancora
D'essermi sempre appresso?
Finiscila in mal' ora almeno adesso.
Zelta
Crudel sarà finita
La tua noia, il mio duolo, e la mia vita.
Delbo
Ferma, non t'ammazzare,
Tanto vecchia sei tu,
Che pochi dì di più potrai campare.
Zelta
Tu non sai qual vigore
Bolle dentro al mio seno,
E se poco campo io, tu campi meno.
Delbo
Non t'offendere, o bella
Spiritosa Donzella,
Io d'esser tuo m'impegno.
Zelta
Tu sarai mio Marito?
Dammene qualche pegno
Delbo
Eccoti un dito.
Zelta
Un dito?
Delbo
Un dito basti,
E per tua sicurezza, e per riposo,
Quattro n'avanzerai quando ti sposo.
Zelta
Necessario è il festino.
Delbo
Vedrai fatto con pompa
Il nostro sposalizio,
E vi saran stromenti à precipizio.
Zelta
Vezzoso mio Marito
Andiam de' Sonatori à far l'invito.
Delbo
Vuò cercare
Di trovare
E i Fagotti, ed Oboè.
Zelta
Piacerebbe ancora à me,
Che vi fossero i Scialmò.
Delbo
Io ci voglio
Zelta
Ed io ci vuò
Delbo
Violini
Zelta
Violoni
Delbo e Zelta
(Insieme.)
Tutti formino i lor suoni
Ora à parte, ed ora insieme.
Si mia gioia, sì mia speme
O che gusto che sarà
Zelta
Delbo caro al ballo, al ballo
Delbo
A' la danza, o Zelta mia
Zelta
Senza dubbio
Delbo
Senza fallo
Delbo e Zelta
(Insieme.)
Sarà bella l'armonia:
Con piacer, con allegria
Il festino si farà.
Vuò, ecc.
Scena ultima
Galleria di Trofei.
Etearco, e successìvamente Temiso, Aristeno, Polinnesto, Mirene, Fronima, Zelta, e Delbo.
Etearco
(Io che tant'empio fui
Potrò sul Trono assiso
Espormi in vista à gli occhi altrui?) Temiso.
Temiso
Mio Rè.
Etearco
(Parmi che il suolo
Più non mi regga, e che per me sereno
Sdegni d'essere il dì.) chiama Aristeno.
(Sento tutto il mio sangue
Sparso di freddo gelo.)
Aristeno
Signore.
Etearco
(E tarda il Cielo
A' fulminarmi ancora?
Vendetta è la dimora,
Che à me stesso molesto
Odio la vita.) Venga Polinnesto.
(Degno de la mia colpa
E' il tormento che provo.)
Polinnesto
Etearco.
Etearco
(Non trovo
Un momento di pace à le mie pene;
O Dio, che feci mai?) Passi Mirene.
Aristeno
(Vacillante.)
Polinnesto
(Confuso.)
Aristeno
(Pensa)
POlinnesto
(Seco ragiona.)
Mirene
Gran Regnante
Etearco
Perdona
D'an cieco affetto all'impeto tiranno,
Il mio sdegno condanno,
E condanno l'amore
Barbaro amante, iniquo Genitore.
Mirene
Più non s'aggiti l'alma.
Aristeno
Ricomponi la mente
Polinnesto
Saggio ritorna in calma.
Etearco
Il cor si pente,
Mà il pentimento è vano:
Misera Figlia mia, Padre inumano.
Oda la Grecia, e il Mondo
L'atroce error d'un'anima perversa:
Fronima fu fommersa,
Il comando fù mio,
Il complice è Temiso, il reo son'io.
Aristeno
(Enorme fallo.)
Mirene
(Orribile delitto.)
Etearco
Da interno duol trafitto
Ecco un Padre spietato, un Rè crudele,
Vieni, o Fronima, e vedi
Gli acerbi affanni miei;
Figlia, Figlia, ove sei?
Fronima
Sono à tuoi piedi.
Aristeno
Che miro!
Mirene
Io son di ghiaccio.
Etearco
Ombra cara t'abbraccio.
Fronima
Non son'ombra.
Temiso
Ella è viva.
Polinnesto
Trovata in erma riva
Temiso
Da me sommersa in Mare, e tratta fuora.
Fronima
Padre saprò morir, se vuoi che io mora.
Etearco
Nò Figlia, no, che lieto
Salva, e vìva ti veggio.
Fronima
Fù pietà di Temiso.
Etearco
Assai gli deggio.
Zelta
Che accidente improviso.
Delbo
Lo sapeva ben'io.
Etearco
Ti stringo al petto mio.
Aristeno
O piacere!
Mirene
O contento!
Polinnesto
Deh sia questo il momento,
Che io la riceva in dono
Compagna del mio letto, e del mio trono.
Etearco
Fronima à te consegno,
E cedo ad Aristeno e Sposa, e Regno.
(Parte.)
Aristeno e Polinnesto
Signor . . . . .
Temiso
Vostra è la palma.
Fronima e Polinnesto
Luce degli occhi miei
Mirene e Aristeno
Conforto di quest'Alma.
Mirene, Fronima, Polinnesto e Aristeno
Or mio/mia tu sei.
Zelta
Ed or Zelta è di lui.
Delbo
Delbo è di lei.
Tutti
Ami pur chi vuol goder.
Se v'è felicità
Solo in amor si dà,
Suole il Destin
Del cieco Dio bambin
Arridere al voler.
Ami pur chi vuol goder.
Se già il core mi piagò
Il pargoletto Arcier
Or son felice, e sò,
Che cosa sia piacer.
Ami pur chi vuol goder.
FINE
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Ultimo aggiornamento 19 luglio 2022