II Sestetto Op. 81b risale con sicurezza agli anni 1794-95 (vale a dire ai primi anni del soggiorno di Beethoven a Vienna) ma, essendo stato pubblicato solamente nel 1810, fu di conseguenza contrassegnato da un alto numero di catalogo.
Il giudizio che la critica riserva alle composizioni per fiati di Beethoven - e cioè «brani di circostanza, volti al passato e, quasi per partito preso, indifferenti a una ricerca vitale» (Weiss) - si addice quanto mai a questo Sestetto: non si può d'altronde negare che le opere per fiati risentano pesantemente delle vestigia del passato. Tutti i critici (per primo il vecchio Prod'homme) denunciano le incontestabili ascendenze - «per tornitura di frasi, fattura e ritmo, che si spingono ai limiti della reminiscenza più determinata» - dagli analoghi Divertimenti mozartiani (K 247, K 287, K 334). Altri studiosi lo considerano addirittura come la «prova-studio», più semplice e modesta, del celebre «Settimino» beethoveniano (definito come il «cartone preparatorio»).
Il limite oggettivo delle opere per fiati - limite riconosciuto da Beethoven stesso - sta in effetti in una compiaciuta amabilità, nell'esibita aderenza alla leggiadria del Settecento, nell'accettazione di un «mozartismo» quasi provocatorio. Tenerezza, armonia, semplicità sono pertanto le cifre che troviamo in questa pagina; qualche «velatura e venatura d'ombra», è vero, ma senza passioni autentiche, senza abbandoni contemplativi 0 contrasti drammatici.
Sul piano tecnico dev'essere segnalata la preponderanza della parte dei corni, anche tecnicamente più difficile delle altre.
Dopo il Sestetto Op. 81b Beethoven si occuperà solo saltuariamente di lavori destinati ai fiati e la produzione - per lo più Marce, Polacche e Scozzesi - apparterrà esclusivamente al genere d'occasione.