Quattro ariette ed un duetto per voce e pianoforte, op. 82


Musica: Ludwig van Beethoven (1770 - 1827)
Testo: Pietro Metastasio tranne il n. 1 che è di autore non identificato
  1. Hoffnung (Dimmi, ben mio, che m'ami) - Allegro moderato (la maggiore)
    Testo: autore ignoto
  2. Liebsklage (T'intendo, sì, mio cor) - Adagio ma non troppo (re maggiore)
    Testo: Pietro Metastasio
  3. Stille Frage (L'amante impaziente) - Arietta buffa - Allegro (mi bemolle maggiore)
    Testo: Pietro Metastasio
  4. Liebesungeduld (L'amante impaziente) - Arietta assai seriosa - Andante con espressione (si bemolle maggiore)
    Testo: Pietro Metastasio
  5. Lebensgenuß (Odi l'aura che dolce sospira) - Duetto - Andante vivace (mi maggiore)
    Testo: Pietro Metastasio
Organico: soprano, tenore, pianoforte
Composizione: 1795 - 1796 (Revisione 1809)
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia 1811
Guida all'ascolto (nota 1)

Il gruppo di Ariette Op. 82, decisamente insolite nella produzione beethoveniana, nasce tra il 1795 e il 1796 (ancora una volta notevole la discrepanza tra data di composizione e numero di catalogo, evidentemente dovuta alla tarda pubblicazione dell'opera). Le Ariette vanno dunque collocate - questo è importante sotto il profilo della connessione musicale - accanto al Lied «Adelaide» Op. 46, ai sei Lieder Op. 48 e a un ricco gruppo di pagine vocali minori, non rientrate nel catalogo ufficiale e collocate nel catalogo WoO (dal WoO 121 al WoO 124). I testi appartengono a Pietro Metastasio, ad esclusione del primo non rintracciato nelle opere del poeta (probabilmente frutto di un rimaneggiamento di qualche «orecchiante d'italiano», se non addirittura di Beethoven stesso). Il quarto - base letteraria per due differenti versioni musicali - fu infatti desunto dall'«Adriano in Siria»; l'ultimo da «La pace fra Virtù e Bellezza», un'opera rappresentata a Vienna nel 1738 con musica di L.A. Predieri, per festeggiare l'onomastico di Maria Teresa (a quei tempi arciduchessa, poi Imperatrice).

Quanto alle versioni musicali, esse dimostrano la versatilità dell'ispirazione beethoveniana e soprattutto - nonostante l'opinione diffusa - la sua buona disposizione nei confronti dello spirito teatrale. Evidentemente il compositore voleva «farsi la mano» occupandosi di ariette all'italiana (sono una trentina gli esperimenti di questo tipo); fra tutti però, solo queste quattro furono ritenute meritevoli di pubblicazione e di un numero di catalogazione ufficiale.

Una parte della critica, capitanata da Bortolotto, pur riscattandone la brillante e spiritosa scrittura pianistica, accusa le pagine di essere contagiate dalla scleroltizzata vocalità settecentesca; altri critici (Liuzzi prima, poi Carli Ballola)) insistono, con ben altra sottigliezza, sull'«italianismo immaginario» che connota le composizioni beethoveniane di tal genere. Contrariamemte a quanto era avvenuto con Hasse, Gluck e Mozart, il ricorso a Metastasio e agli stilemi della poesia italiana denuncia infatti un atteggiamento di «esotismo stilistico e spirituale» che non può essere sottovalutato. L'esasperato italianismo che caratterizza le canzonette, cosi vistosamiente esibito, aveva intrigato l'acuta intelligenza di Beethoven: a un esame più attento, ci rendiamo conto che egli l'aveva scoperto, e l'aveva rappresenuato con una delicata irrisione, propria di chi se ne distacca ma, prima, ne carica le formule, i ritmi, gli accenti per mettere a nudo i meccanissmi nascosti.

Testo

Dimmi, ben mio, che m'ami

Dimmi, ben mio, che m'ami,
Dimmi che mia tu sei.
E non invidio ai Dei
La lor' divinità!
Con un tuo sguardo solo,
Cara, con un sorriso
Tu m'apri il paradiso
Di mia felicità!

T'intendo, sì, mio cor

T'intendo, sì, mio cor,
Con tanto palpitar!
So che ti vuoi lagnar,
Che amante sei.

Ah! taci il tuo dolor,
Ah! soffri il tuo martir
Tacilo, tacilo e non tradir
L'affetti miei, l'affetti1 miei!

L'amante impaziente

Che fa, che fa il mio bene?
Perchè, perché non viene?
Vedermi vuole languir
Così, così, così!
Oh come è lento nel corso il sole!
Ogni momento mi sembra un dì,
Che fa, che fa il mio bene?
Perchè, perché non viene?
Vedermi vuole languir
Così, così, così!

Odi l'aura che dolce sospira

Venere:
Odi l'aura che dolce sospira;
Mentre fugge scutendo le fronde,
Se l'intendi, ti parla d'amor.

Pallade:
Senti l'onda che rauca s'aggira;
Mentre geme radendo le sponde,
Se l'intendi, si lagna d'amor.

(a due):
Quell'affetto chi sente nel petto,
Sa per prova se nuoce, se giova,
Se diletto produce o dolor!

(1) Amedeo Poggi e Edgar Vallora - Beethoven. Signori il catalogo è questo! - Giulio Einaudi editore, Torino, 1995


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Ultimo aggiornamento 21 settembre 2020