Composte nel 1798 e pubblicate nello stesso anno a Vienna senza numero d'opera e senza dedica. Il numero d'opera venne aggiunto in una successiva ristampa.
Prendendo lo spunto da un tema del Flauto Magico, l'aria di Papageno, Beethoven si calava nel "popolare", perché il Singspiel di Mozart era stato eseguito in un teatro di periferia ed era noto a tutti i viennesi. La ricerca dell'originalità si sposta qui sul modo di trattare il tema. Fin dalla prima Variazione, affidata al solo pianoforte (anche nelle Variazioni WoO 45 la prima Variazione è riservata al pianista), Beethoven si allontana nettamente dal tema con un disegno ammiccante e burlesco che sembra, più che una Variazione, un ritratto psicologico di Papageno. Altri aspetti del personaggio, più che del tema, vengono messi in luce nelle successive Variazioni, con estrema inventiva e vivacità. Le Variazioni in modo minore sono due, consecutive, e la seconda di esse, straordinariamente suggestiva, serve di introduzione all'ultima, ampliata, che funziona come un finale. La dodicesima Variazione sembra dover finire in gloria, ma un improvviso ripiegamento la fa svanire nel nulla. E queste Variazioni, che evocano il quotidiano e la moda, si colorano invece dei toni misteriosi e sfuggenti di certi racconti borghesi di Hoffmann.
Piero Rattalino