Composto nel giugno del 1812, l'Allegretto per archi e pianoforte in si bemolle maggiore WoO 39 è invece opera di un solo movimento, scritta in una sorta di deliziosa forma-sonata in miniatura, con sezioni formali (Temi, Sviluppo ecc.) che risultano essere infatti particolarmente succinte ed essenziali. Il motivo di questa scelta sta nel fatto che Beethoven volle destinare questa sua pagina a una bambina di dieci anni, ovvero la figlia dell'amico Franz Bertano, la stessa alla quale nove anni più tardi dedicherà la Sonata per pianoforte op. 109. Scrive lo stesso Beethoven nella dedica: «...alla mia piccola amica Maximiliana Brentano, come incoraggiamento ai suoi studi pianistici», anche se, si è fatto notare, la densità della scrittura richiede forse un impegno esecutivo non propriamente congruente alla destinazione voluta dall'autore. Il primo tema è una gentile melodia in 6/8 mossa con dolcezza dal pianoforte; quando gli archi ne riprendono l'incipit, nasce un delizioso intreccio contrappuntistico di incisi melodici che porta alla tonalità di dominante. Qui si sviluppa il secondo tema, con una cellula ritmica che rimbalza tra i tre strumenti, mentre una nota ribattuta del violoncello sottende la fase cadenzale che porta a compimento l'Esposizione. Nello Sviluppo il primo tema viene riproposto in nuovi contesti tonali arricchito di fioriture melodiche, fino a quando l'inciso di coda del tema stesso passa alla mano sinistra pianoforte, liberandosi in un rapido profilo ondulato che porta alla Ripresa. Qui il primo tema è riproposto all'ottava superiore, con un accompagnamento più fitto, mentre l'episodio di collegamento viene variato armonicamente per riportare il secondo tema nella tonalità d'impianto. Una serie di reiterazioni all'incipit del primo tema conducono a una riproposizione fiorita del tema stesso, che il violoncello esegue intrecciandosi ai disegni del violino e a un lungo trillo del pianoforte. In conclusione, il pianoforte prende spunto dalla coda melodica del precedente episodio, mentre gli archi fanno risentire l'incipit del primo tema sopra lunghe scale cromatiche ascendenti della stessa tastiera che portano alla delicata cadenza finale.
Carlo Franceschi de Marchi