Glossario
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Sonata per pianoforte n. 18
in mi bemolle maggiore, opera 31 n. 3
"La caccia"

Musica: Ludwig van Beethoven
  1. Allegro
  2. Scherzo. Allegretto vivace (la bemolle maggiore)
  3. Minuetto
  4. Presto con fuoco
Organico: pianoforte
Composizione: 1802
Edizione: Nägeli, Zurigo 1804

Guida all'ascolto (nota 1)

L'op. 31 raggruppa tre Sonate, in sol maggiore, in re minore e in mi bemolle maggiore, composte nel 1802-1803, nel periodo successivo, nella produzione beethoveniana, al Quintetto op. 29 per due violini, due viole e violoncello e alle tre stupende Sonate op. 30 per violino e pianoforte. Esse si collocano in un periodo difficile e anche drammatico della vita del compositore, che il 6 ottobre 1802 aveva steso il famoso testamento di Heiligenstadt, in cui viene espressa l'angoscia e la disperazione del musicista, ormai colpito gravemente dalla sordità e sul punto di farla finita con una esistenza tribolata e piena di incomprensioni. Se si pensa a questo testamento, recante la soprascritta "Da leggersi dopo la mia morte", non si può fare a meno di ricordare alcuni passi indicativi della consapevolezza da parte dell'artista del suo martoriato destino. «Nato con un temperamento ardente e vivace - è detto nel testamento - sensibilissimo alle distrazioni della società, ho dovuto ritirarmi, giovane ancora, dal consorzio umano e condurre una vita solitaria... Non sempre però riuscii a vincere l'inclinazione alla vita socievole. Ma se qualche volta uscivo dalla mia solitudine, come rimanevo mortificato quando qualcuno dei miei vicini affermava di sentire da lontano il suono d'un flauto, mentre io non sentivo nulla; e un altro sentiva il canto d'un pastore ed io ancora non udivo nulla. Dopo queste esperienze ero in preda alla disperazione, e poco mancò ch'io non ponessi fine a'miei giorni. L'arte sola mi salvò. Mi pareva impossibile abbandonare la vita prima di aver dato forma ed espressione a quel mondo di affetti che si agitava in me. Così mi lasciai persuadere a prolungare ancora questa mia misera vita...».

A ben riflettere però nella Sonata op. 31 n. 3 non spira un'aria drammatica e rivelatrice di un animo squassato da pensieri suicidi. Addirittura la Sonata non contiene tempi lenti e adagi e si snoda con freschezza di temi, anche se frantumati in piccole cellule, come nell'Allegro iniziale, così carico di interrogativi e aperto ad una piacevole scorrevolezza di idee musicali. Lo Scherzo del secondo tempo ha un tono di fanfara, leggero e spigliato, vivacemente dinamico e persino accattivante in certi risvolti vagamente umoristici. Lo stesso Minuetto si scioglie con delicatezza sentimentale ed esula dagli schemi di questo "genere" settecentesco, proiettandosi verso una forma più libera e disincantata. Forse il finale si richiama meglio alla tradizione nel suo battito vivo e di trascinante euforia pianistica, quasi un'esaltante riconciliazione con i sentimenti di amore per la vita.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 22 gennaio 1986

Ultimo aggiornamento 12 gennaio 2012


Questo testo scritto da Terenzio Sacchi Lodispoto è di proprietà di © LA MUSICA FATTA IN CASA che ne autorizza l'uso, ed è stato prelevato sul sito htpp://www.flaminioonline.it