Glossario

Sinfonia n. 8 in fa maggiore, op. 93

Musica: Ludwig van Beethoven
  1. Allegro vivace e con brio
  2. Allegro scherzando (si bemolle maggiore)
  3. Tempo di Menuetto
  4. Allegro vivace
Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trobe, timpani, archi
Prima esecuzione: Vienna, Großer Redoutensaal del Burgtheater, 27 Febbraio 1814
Edizione: Steiner, Vienna 1817

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Beethoven cominciò a lavorare all'Ottava Sinfonia nel 1811, ma tra ripensamenti e ritocchi vari la completò nell'estate del 1812, durante i soggiorni nelle stazioni termali di Tepliz, in cui avvenne il celebre incontro con Goethe, tanto ammirato dal musicista, Karlsbad e Linz. Una prima esecuzione privata della sinfonia ebbe luogo nell'aprile 1813 nella residenza dell'arciduca Rodolfo, mentre la sua presentazione pubblica avvenne il 27 febbraio 1814 nella grande sala del Ridotto di Vienna. Per l'occasione il concerto era dedicato interamente a musiche di Beethoven comprendenti fra l'altro la Settima Sinfonia e La vittoria di Wellington, detta anche La Battaglia di Vittoria (Wellington Sieg oder die Schlacht bei Vittoria op. 91), una pagina strumentale pomposa e magniloquente in cui erano inseriti temi degli inni inglesi "Rule Britannia" e "God save the King" con .effetti onomatopeici di colpi di cannoni e rulli di tamburi, nell'intento di celebrare la sconfitta delle truppe francesi avvenuta nella penisola iberica per merito, appunto, del generale Wellington. Promotore di siffatto concerto era stato lo studioso di problemi acustici Johann Nepomuk Maelzel, inventore con l'olandese Winkel del metronomo e creatore di singolari macchine musicali, come il Panharmonikon, capaci di riprodurre e ingigantire i suoni degli strumenti a fiato e della percussione. Maelzel potè organizzare un programma così eterogeneo, in vista di grossi affari per le sue invenzioni, in quanto si era guadagnato l'affetto di Beethoven promettendogli di costruire un apparecchio infallibile contro la sordità. Tanto è vero che il musicista volle rendere un omaggio a Maelzel, inserendo nel secondo movimento dell'Ottava Sinfonia uno spunto tematico che ricordasse l'oscillazione del metronomo, preso da un canone scherzoso dello stesso Beethoven, elaborato sulle parole: «Ta-ta-ta, caro Maelzel, addio...».

Naturalmente il brano che suscitò i maggiori applausi del pubblico fu La vittoria di Wellington, anche per la rinomanza dei maestri sparsi nell'orchestra a dar lustro alla celebrazione: da Salieri che dirigeva alcuni strumentisti collocati sopra una galleria laterale con il compito di imitare le cannonate, a Schuppanzigh primo violino; da Spohr a Mayseder, da Moscheles a Romberg, a Dragonetti, a Hummel che batteva la grancassa e al giovane Meyerbeer che suonava i piatti, sembra, con poca soddisfazione di Beethoven. L'Ottava Sinfonia non fu apprezzata adeguatamente, come riferì Czerny, e dovette aspettare diversi anni prima di essere ben compresa nel suo elegante e misurato classicismo. Infatti l'inaspettato ritorno del musicista ai modi haydniani e mozartiani ha messo in serio imbarazzo i primi commentatori dell'opera beethoveniana, che non sapevano spiegare come mai in questa sinfonia l'autore, dopo tante esperienze innovatrici, avesse fatto dei passi indietro con il ripristino del Minuetto nella forma classica. Però, a parte certi richiami formali al passato e la restrizione delle proporzioni architettoniche e della durata (in tutto ventisei minuti), non si può negare che l'Ottava sia un'opera della maturità artistica del compositore per la preziosità della fattura strumentale e per la novità di taluni seducenti sviluppi del gioco armonico. A queste caratteristiche si aggiungono una leggerezza scherzosa e un misuratissimo gusto ritmico che piacquero tanto a Stravinsky neo-classico  e  convinsero  il  musicologo  Paul Bekker a sentire in questa sinfonia «la liberazione da ogni peso terrestre, l'assoluto superamento della materia, verso una forma di pura saggezza speculativa».

Un sentimento di serenità e di gioioso senso della vita esplode nell'Allegro iniziale, così scapricciato e brillante nel suo variegato andamento strumentale, pur nell'estrema chiarezza e linearità del disegno melodico. Si passa quindi allo scherzoso e umoristico Allegretto, dove la frase elegante dei violini si espande con piacevolezza di impasti armonici dei fiati e degli strumentini. Il Minuetto successivo non ha nulla della fatuità settecentesca e lascia trasparire tra le sue pieghe un respiro ben più denso e premonitore di atteggiamenti brahmsiani. L'Allegro finale è ricco di spensierata gaiezza nel suo travolgente discorso ritmico, anche se tra qualche accento di pensosa riflessione sulla lieta giovinezza ormai declinante.

Ennio Melchiorre

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Contrariamente alla Settima, l'Ottava Sinfonia viene concepita in un tempo relativamente breve durante l'estate del 1812, trascorsa per la seconda volta nella località termale di Teplitz e poi in quella di Carlsbad. La Sinfonia è completata a Linz, dove Beethoven si era recato per tentare di intromettersi nella vita privata del fratello Johann, che nel frattempo si è trasferito nella cittadina austriaca e ha aperto un'attività commerciale. Johann convive con tale Therese Obermeyer, donna piuttosto chiacchierata per i suoi costumi che per eccesso di moralismo il fratello fa di tutto per allontanare dalla città. La cosa ha uno sviluppo del tutto inaspettato perché Johann e Therese nel frattempo pensano bene di legittimare la loro unione, lasciando Beethoven nelle condizioni di tornarsene a Vienna senza aver portato a termine il proprio progetto di separazione della coppia.

L'Ottava è sempre stata riguardata come opera minore, almeno nei confronti delle Sinfonie nn. 3, 5, 6, 7, 9, sia per le dimensioni, sia per l'apparente ritorno verso un linguaggio che echeggia il Settecento e parrebbe riportarci all'atmosfera delle prime due Sinfonie, sia infine per la mancanza di un tempo lento, sostituito da un Allegretto al secondo posto. In realtà l'elemento che più metteva in imbarazzo la critica ottocentesca è quella componente umoristica, leggiadra che è pure ingrediente non trascurabile nella poetica beethoveniana. È un elemento che in parte può derivare dall'imprinting haydniano, non da quello mozartiano. Beethoven interpretava spesso erroneamente lo humour del salisburghese riducendolo a una presunta licenziosità profusa ad esempio a piene mani nella trilogia di Da Ponte. Del resto qualsiasi accenno a un "abbassamento di livello" del messaggio beethoveniano rischiava di appannare agli occhi dei posteri la figura - che non veniva assolutamente posta in discussione - di un musicista considerato come baluardo di un'ineccepibile integrità morale.

Che l'Ottava sia ben lontana dall'impianto delle prime due Sinfonie è però riscontrabile anche in base a un primo ascolto: l'attenzione fecalizzata su particolari tematici secondari, le consuetudini settecentesche già rivissute con lo spirito di una parodia sono elementi che non danno adito a dubbi per quel che riguarda la datazione dell'opera.

La Sinfonia si apre ex abrupto, senza la convenzionale introduzione (altro elemento che ci fa dimenticare il '700), con un tema sereno e assertivo allo stesso tempo formato da due semifrasi, la prima delle quali è affidata agli archi e la seconda al clarinetto accompagnato da legni e corni. Questo primo gruppo tematico viene concluso da ripetuti interrogativi che portano alla comparsa della seconda idea in re maggiore da parte dei violini su un elegante pizzicato dei fagotti. Due nuovi motivi completano l'esposizione, che viene ripetuta al segno di ritornello. Lo sviluppo è quasi interamente condotto sul tema primo, esposto in minore ed elaborato contrappuntisticamente, mentre la ripresa (di nuovo un elemento che ci fa capire come si è evoluto nel tempo il linguaggio beethoveniano) vede una considerevole mutazione nella strumentazione del tema primo. L'Allegro si conclude garbatamente, con una breve reminiscenza della "testa" del tema di apertura.

Probabilmente ispirato a una cordiale parodia nei confronti di J.N. Mälzel e del suo metronomo da poco introdotto, il successivo Allegretto in si bemolle maggiore attrae l'attenzione per la sua insistente componente ritmica e la raffinata orchestrazione (il tema affidato ai violini sull'accompagnamento dei fiati). Ripetuto in Sol, il tema lascia poi il posto a una seconda idea che sfrutta comunque il medesimo accompagnamento. Il tema primo viene più avanti esposto nuovamente in forma leggermente abbellita e il movimento si conclude con un umoristico disegno ripetitivo che sembra rappresentare ancora una parodia di certi luoghi dello stile classico.

Anche il Minuetto seguente ha un che di parodistico, a parte il fatto che la denominazione sembra spazzare via d'un colpo gli Scherzi impiegati a partire dalla Sinfonia n. 2. Già le pompose misure introduttive sembrano esageratamente gonfiate rispetto alla natura del tema principale enunciato dai violini. Dopo la riespozizione di quest'ultimo una transizione basata sulla sua prima parte ricorda vagamente un passaggio nel finale della Sinfonia n. 6 "Pastorale". Il Trio è caratterizzato da un richiamo di caccia dei corni su un accompagnamento in terzine dei violoncelli.

L'umorismo e la parodia si trasformano infine in un'esplosione di gioia nel vivacissimo Finale, forse la parte più importante per lunghezza e complessità di struttura. Il tema principale è esposto dai violini ed echeggiato da oboi e flauti per essere ripreso dall'orchestra tutta dopo un insolito richiamo di un Do diesis interrogativo. Un secondo tema in la bemolle maggiore ai violini è di carattere molto cantabile e contrasta con l'incessante dinamica dell'insieme precedente. Lo sviluppo innescato da questi due temi (e da frammenti degli stessi) è di grande maestrìa contrappuntistica, dissimulata dal gioco sempre vivo delle parti, un esempio della "lettura a due livelli" che si può avanzare nei confronti dell'Ottava. Ancora la parte conclusiva è giocata sulle ripetizioni di accordi di tonica che sembrano non volersi mai arrestare, ultimo elemento parodistico di questa partitura erroneamente indicata come esempio di disimpegno in vista della preparazione al compimento della Nona e ultima Sinfonia.

Guida all'ascolto 3 (nota 3)

Beethoven lavorò all'Ottava Sinfonia durante il 1811 completandola però nell'estate dell'anno seguente a Teplitz, Karlsbad e Linz; fu eseguita la prima volta in pubblico, sotto la direzione dell'autore, il 27 febbraio 1814 nella Sala del Ridotto a Vienna, in un concerto tutto di musiche di Beethoven (fra le quali spiccava ancora la Settima Sinfonia). L'aspetto più singolare dell'opera, sottolineato dalla ricomparsa del minuetto per il terzo movimento, è un certo ritorno ad Haydn e Mozart dopo le novità di ogni genere affermate dalla Quinta Sinfonia, dalla Pastorale, dalla Settima Sinfonia; ma il ritorno all'antico non è una vacanza (come suggerisce anche la quantità di schizzi e appunti variamente elaborati), bensì una affermazione ulteriore di umorismo e di vitalità capace di sorprendere e di giocara con le forme. Nel primo movimento (Allegro vivace e con brio), a un primo tema di stampo cordiale (il fa maggiore d'impianto ricorda il clima della Pastorale) ne succede un secondo dalla provocante asciuttezza ritmica, costituito da un doppio salto di ottava; è un carattere meccanico, oggettivo che prosegue nell'Allegretto scherzando, il cui tema d'avvio è identico a quello del canone scherzoso Ta-ta-ta a 4 voci, senza numero d'opera, dedicato a Mälzel, l'inventore del metronomo. La meccanicità parodistica ha per altro un risvolto di allegria rossiniana avanti lettera, che si afferma anche nel finale (Allegro vivace), ripresa sofisticata del finale burlesco alla Haydn con una estrosità di invenzioni pari alla maestria compositiva.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 4 Aprile 1993, direttore Jukka-Pekka Saraste
(2) Testo tratto dalla Guida alla Musica Sinfonica, Zecchini Editore, Varese, 2010
(3) >Testo tratto dal Repertorio di musica sinfonica a cura di Piero Santi, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze, 2001
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Questo testo scritto da Terenzio Sacchi Lodispoto è di proprietà di © LA MUSICA FATTA IN CASA che ne autorizza l'uso, ed è stato prelevato sul sito htpp://www.flaminioonline.it