Glossario

Quartetto per archi n. 9 in do maggiore, op. 59 n. 3 "Razumowsky"

Musica: Ludwig van Beethoven
  1. Introduzione. Andante con moto. Allegro vivace
  2. Andante con moto quasi Allegretto (la minore)
  3. Minuetto (grazioso). Trio
  4. Allegro molto
Organico: 2 violini, viola, violoncello
Edizione: Bureau des Arts et d’Industrie, Vienna 1808
Dedica: Conte Razumovsky

Guida all'ascolto (nota 1)

Terzo dei tre Quartetti che vanno sotto il nome di Rasumowsky (il dedicatario dell'op. 59), il Quartetto in do maggiore è considerato il meno impegnativo dei tre, sia dal punto di vista della scrittura quartettistica sia da quello della costruzione architettonica. Come sempre, però, si tratta di giudizi che vogliono inserire l'opera in un contesto "evoluzionistico" (dal semplice al complesso), penalizzando un quartetto che, come quello in do maggiore, risulta di struttura compositiva più semplice rispetto ai due precedenti. Ricordiamo però che il confronto è falsato dal fatto che è il primo Quartetto di questo gruppo ad essere eccezionale nella produzione beethoveniana: per le proporzioni inusuali e la complessità del pensiero compositivo, il n. 1 dell'op. 59 si staglia, infatti, come un unicum, un punto di riferimento per il resto della produzione coeva. Si intuisce, dunque, come un'analisi o, peggio, un giudizio, degli altri due Quartetti dell'op. 59 fatta in riferimento al primo, sia fuorviante ed impedisca di notare le peculiarità delle singole pagine. Sgombrato il campo dagli "a priori" analitici sarà più facile, allora, riconoscere ad ognuno dei quartetti dell'op. 59 il contributo dato alla storia del genere.

La lenta Introduzione che precede l'Allegro vivace è la dimostrazione della maturità raggiunta da Beethoven nel creare zone di forte sospensione prima che si inneschi la carica propulsiva principale. Il compositore riesce ad affrancarsi dall'idea dello scorrere del tempo grazie al dilatamento di accordi dissonanti che, seguendo una vaga progressione, mutano impercettibilmente natura (armonica) e scopo (l'obiettivo da raggiungere). All'attacco dell'Allegro, il clima rimane ancora sospeso grazie al tipo di scrittura che lascia il primo violino da solo in una sorta di recitativo che espande lo spazio fino alla battuta 43 dove "finalmente" si stabilizza la tonalità di do maggiore. Anche il secondo tema è annunciato da un piccolo "solo" del primo violino, un gruppo di due quartine di sedicesimi che dominerà (insieme al frammento di recitativo che apre l'Allegro) tutta la sezione centrale (sviluppo).

Il secondo movimento ha senza dubbio qualcosa di speciale che lo avvicina a certi esiti "sconvolgenti" dei tempi lenti degli ultimi quartetti e lo allontana dai due corrispondenti degli altri Quartetti dell'op. 59. Si è parlato di pulsazione ipnotica del ritmo (un 6/8 ossessivo e implacabile), di indicibile melanconia che trasforma tutti i parametri (armonici e melodici) in un tessuto uniforme più emozionale che complesso, più immaginativo che razionale. Si ha l'impressione che tutto cambi anche se nulla si muove: le modulazioni sono frequenti ed originali ma inserite in un contesto ritmico-melodico che le rende simili a se stesse. L'ossessività del pizzicato del violoncello scandisce il tempo in modo contraddittorio: da una parte ce ne da la coscienza segnando i tempi delle battute, dall'altra lo ferma rendendolo immutabile. La viola, utilizzata sovente nel registro grave, contribuisce in modo fondamentale alla creazione del colore strumentale dell'intero movimento, una zona nera in un quadro scuro. Il secondo tema, in do maggiore, crea una sezione senza dubbio contrastante che non serve però ad alleggerire il clima dell'intero movimento, semmai a rendere più netti i contrasti della tavolozza espressiva.

Il terzo movimento si pone come una sorta di momento di respiro tra le profondità del secondo e l'impressionante energia dell'ultimo. Diviene così di grande pertinenza l'aggettivo Grazioso apposto al Minuetto, elegante nel tema, nel movimento polifonico e nella conduzione armonica. Il Trio si fa invece più energico, con frequenti e veloci escursioni tra piano e forte, sforzati sui tempi deboli e rapide scale di viola e violino secondo.

Come spesso accade nella musica che fa largo uso della tecnica contrappuntistica, molti elementi che appaiono evidenti all'occhio sfuggono all'orecchio. È il caso dell'Allegro conclusivo che inizia come una fuga di cui Beethoven sfrutta il perfetto e consolidato meccanismo matematico (la successione delle entrate: viola, violino secondo, violoncello, violino primo) per dare l'effetto di un'inesorabile e "trionfale" macchina musicale che non si fermerà più per 429 battute. Gli studiosi hanno tentato di capire se nelle intenzioni dell'autore c'era un movimento in forma-sonata con un trattamento di fuga o viceversa; ovviamente la risposta non c'è perché ci troviamo di fronte ad una pagina pensata e costruita come qualcosa di nuovo che reinterpreta e reinventa forme ormai del passato.

Fabrizio Scipioni


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 20 Ottobre 1995, Tokyo String Quartett
html validator  css validator


Questo testo scritto da Terenzio Sacchi Lodispoto è di proprietà di © LA MUSICA FATTA IN CASA che ne autorizza l'uso, ed è stato prelevato sul sito htpp://www.flaminioonline.it